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L’Algeria blinda i suoi idrocarburi nel Sahel : gli effetti su l’Italia e l’Europa

(Roma, 30 ottobre 2026). L’Italia e i partner Ue sono chiamati a monitorare gli equilibri di un quadrante dinamico, che disegna la mappa delle influenze in Africa.

Il 25 ottobre 2026, il Consiglio della Nazione algerino ha approvato l’invio di un contingente dell’Esercito Nazionale Popolare in Niger. La misura punta a tutelare le installazioni petrolifere gestite dal colosso statale Sonatrach e dalla controllata SIPEX, con un focus prioritario sul blocco esplorativo di Kafra. Il passaggio parlamentare non costituisce una dichiarazione di guerra o un’operazione d’attacco immediata, bensì un’autorizzazione preventiva prevista dall’articolo 91 della Costituzione algerina, emendata nel 2020. Tale norma richiede l’approvazione dei due terzi di ciascuna camera parlamentare prima che il Presidente possa autorizzare il dispiegamento delle truppe all’estero. Algeri sceglie quindi un approccio legale e istituzionale per proteggere i propri investimenti industriali e consolidare la presenza economica nel Sahel, riducendo i rischi legati all’instabilità politica e alle minacce asimmetriche nella regione.

Dalla tensione alla cooperazione

Il voto rappresenta il punto d’arrivo di una traiettoria diplomatica complessa. Dopo le tensioni della primavera 2025, innescate dall’abbattimento di un drone maliano vicino al confine algerino e dalle reticenze dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), l’Algeria ha riattivato un dialogo pragmatico con Niamey. Il vertice di febbraio 2026 tra il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune e il capo della giunta nigerina Abdourahamane Tiani ha sancito la riapertura dei canali politici ed economici.

Sul piano operativo, la cooperazione include già la cessione di elicotteri e, nell’agosto 2026, l’invio temporaneo di caccia Sukhoi Su-30 a Niamey per rafforzare la sicurezza dell’area aeroportuale dopo forti tensioni interne. L’integrazione economica si manifesta nella commercializzazione congiunta del greggio nigerino Meleck, nelle forniture di carburante Jet A1 dalla raffineria di Adrar alla società statale Sonidep, e nei progetti di riattivazione delle reti elettriche e di trasporto minerario.

Il polo di Kafra e il Gasdotto Transahariano

Al centro degli interessi algerini vi è il bacino di Kafra, situato nel Niger settentrionale al confine con l’Algeria. Non si tratta di un impianto già pienamente operativo, ma di una complessa fase di perforazione ed esplorazione guidata da Sonatrach e dalla società tecnica ENAFOR. Garantire la continuità delle operazioni in un’area isolata richiede una presenza logistica e di sicurezza costante, al riparo dalle incursioni di gruppi armati e bande criminali transfrontaliere. L’altro asset fondamentale è il Gasdotto Transahariano (TSGP), infrastruttura progettata per collegare i giacimenti della Nigeria e del Niger ai terminali di esportazione algerini sul Mediterraneo. Nonostante il progetto sia ancora lontano dal completamento e i cantieri procedano a fasi alterne, per Algeri il Niger rappresenta un corridoio logistico irrinunciabile per la propria proiezione energetica regionale.

Gli effetti su Italia e UE

La scelta di scendere sul campo saheliano comporta complessità geopolitiche rilevanti. Il Niger ha progressivamente interrotto i ponti con i tradizionali partner occidentali, a partire dalla Francia, e ha stretto legami di sicurezza con la Russia e la struttura Africa Corps. La presenza di truppe algerine sul territorio nigerino imporrà un coordinamento cauto per evitare sovrapposizioni o incidenti con gli altri attori esterni. Inoltre, il Niger continua ad affrontare attacchi jihadisti nelle regioni occidentali come Tillabéri. Tuttavia, la missione algerina appare configurata con un mandato circoscritto alla sorveglianza delle infrastrutture e dei corridoi industriali a Nord, evitando l’ingaggio diretto nelle operazioni anti-guerriglia. Un prolungamento involontario o il coinvolgimento delle truppe in scontri diretti rappresenterebbero il rischio principale per il contingente di Algeri.

Per l’Italia e l’Unione Europea, le decisioni prese ad Algeri hanno una rilevanza diretta. L’Algeria è diventata il primo fornitore di gas naturale per il mercato italiano attraverso il gasdotto Transmed, sostituendo la quota fondamentale precedentemente importata dalla Russia. La stabilità della dorsale energetica nordafricana e la sicurezza dei confini meridionali dell’Algeria sono requisiti essenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti nazionali. Un rafforzamento della presenza algerina nel Sahel garantisce una maggiore deterrenza contro l’instabilità nei punti di snodo strategici, proteggendo le future arterie di approvvigionamento gassiero. Allo stesso tempo, Roma e i partner europei sono chiamati a monitorare gli equilibri di un quadrante dinamico, dove la convergenza tra diplomazia energetica, presenza militare e sovranismo saheliano sta ridisegnando la mappa delle influenze nell’Africa occidentale.

Di Riccardo Renzi. (Inside Over)

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