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Libia : ucciso il fedele del maresciallo Haftar, si allontana il sogno della riunificazione di Trump

(Roma, 11 agosto 2026). Fawzi al Mansouri, direttore dell’intelligence militare dell’Esercito nazionale libico, è morto in un attentato a bordo della sua automobile. Intanto a fuoco un importante serbatoio di benzina a Zawiya, area controllata dall’autorità di Tripoli ma in ostaggio delle milizie

Da mesi il maresciallo Khalifa Haftar, l’uomo forte di Bengasi, e i suoi figli (Saddam, il più piccolo, temuto e senza scrupoli, è l’erede designato del padre) cercano di convincere tutti (e soprattutto le potenze occidentali) che il proprio regime è l’unico che può assicurare un futuro al loro Paese. La prova? La stabilità assicurata all’80% del territorio libico che gli Haftar controllano, la Cirenaica (Est) e il Fezzan (Sud), a differenza dell’instabilità della Tripolitania, teoricamente governata da Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, il premier di Tripoli, ma sul terreno in preda a milizie in lotta tra di loro. Un eccidio eccellente, però, viene a incrinare il mito di questa supposta “pax degli Haftar”.

A morire è stato Fawzi al Mansouri, direttore dell’intelligence militare dell’Esercito nazionale libico (Enl), quello degli Haftar. Si tratta da sempre di un fedelissimo del maresciallo. Come indicato dall’Eln, l’uomo è esploso con la sua macchina “mentre stava lasciando la moschea di Sayyda Aisha, nella zona di al-Hawari, a Bengasi, dopo aver compiuto la sua preghiera della sera”. Immagini diffuse dai social network mostrano una vettura in fiamme lungo una strada secondaria del quartiere. L’attentato è avvenuto lunedì sera e Saddam Haftar, presente al funerale dell’uomo, ha assicurato che gli autori dell’attentato “non sfuggiranno alla punizione”.

Originario di Ajdabiya (nel nord-est del paese), Mansouri era a capo dell’intelligence militare dal 2024, ma aveva già svolto da anni, subito dopo la caduta di Mu’ammar Gheddafi, un ruolo cruciale accanto ad Haftar, in particolare fra il 2014 e il 2017, quando le truppe del maresciallo avevano combattuto per imporsi sui jihadisti, che controllavano l’Est della Libia. In seguito, il regime era riuscito ad assicurare nella Cirenaica quella “pax” di cui Mansouri era considerato uno degli autori. L’uomo è rimasto al fianco del maresciallo e dei figli quando hanno progressivamente esteso verso sud e sud-ovest il loro controllo sul territorio. E anche al momento dell’attacco a Tripoli, iniziato nel 2019, ma sfociato l’anno dopo in una sconfitta.

In questi mesi Massad Boulos, consigliere speciale di Donald Trump per il mondo arabo, sta imbastendo un piano di unificazione della Libia, dove gli Haftar giocherebbero il ruolo principale. Il progetto, al quale sembrano favorevoli i paesi europei e la Turchia, non fa l’unanimità: molto scettica appare l’Algeria, ma anche l’Egitto e probabilmente la Russia, fornitrice di armi a Bengasi. Il recente attentato potrebbe essere un tentativo di destabilizzazione in funzione anti piano Boulos. E non sarebbe l’unico tentativo di andare contro il monopolio del clan: domenica una base aerea degli Haftar nel Fezzan è stata attaccata dai guerriglieri della Camera delle operazioni per la liberazione del sud (Cols), un movimento creato nell’area da Mohamed Wardougou, dell’etnia tubu e che opera a cavallo della frontiera tra Libia e Niger.

Intanto un altro “strano” episodio si aggiunge allo scenario: lunedì sera un importante serbatoio di benzina ha preso fuoco a Zawiya, nell’ovest della Libia. Siamo in una città che rientra nell’area dell’autorità di Tripoli e del premier Dbeibeh, ma che in realtà è ostaggio delle milizie sul posto (che non hanno propriamente interesse affinché la riunificazione del paese si realizzi). Secondo la Noc, la compagnia nazionale libica del petrolio, l’attacco è stato perpetrato da sconosciuti. Altri blitz simili, mediante droni, erano stati effettuati in diversi siti a Zawiya nei giorni precedenti. Quanto al serbatoio di benzina, si trova all’interno della seconda più grande raffineria di tutta la Libia.

Di Leonardo Martinelli. (La Repubblica)

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