(Roma, 19 settembre 2026). In attesa che ad Ankara e a Islamabad mettano in moto la « NATO islamica », l’Iran attraverso i suoi proxy sta sotterrando l’Arabia Saudita
Erano i primi giorni d’agosto quando ci allarmavamo per la nascita di quella che abbiamo definito la “NATO Islamica”, quella alleanza cioè tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia che nasce principalmente come alleanza difensiva e che prevede una sorta di Art.5 secondo il quale l’aggressione a uno di questi stati è un’aggressione a tutti i componenti dell’alleanza.
Bene, a giudicare da quello che sta avvenendo tra Arabia Saudita e Iran (che opera attraverso gli Houthi dello Yemen e Hezbollah in Iraq) questa alleanza non funziona. Sono ormai giorni che l’Arabia Saudita è sotto attacco iraniano, ma della tanto propagandata difesa collettiva legata al “patto della Mecca” non se ne vede nemmeno l’ombra, tanto che il Principe Mohammed bin Salman continua a implorare invano un intervento americano. Come mai? I motivi sembrano essere diversi, per lo più burocratici:
Manca la ratifica parlamentare
Il trattato difensivo non è ancora giuridicamente esecutivo. Sia in Turchia che in Pakistan, l’accordo deve essere approvato e ratificato dai rispettivi Parlamenti prima che i governi possano inviare legalmente contingenti militari o impegnarsi in combattimento. I dettagli operativi e i meccanismi di consultazione reciproca sono tuttora in fase di definizione
Nessuna richiesta ufficiale da Riad
Funzionari governativi di Ankara e Islamabad hanno confermato che l’Arabia Saudita non ha ancora presentato una richiesta formale per il dispiegamento di truppe da combattimento sul proprio territorio o nello Yemen.
Il fattore Iran e rischio escalation
Gli Houthi sono storicamente sostenuti da Teheran. Un intervento militare diretto di Turchia e Pakistan rischierebbe di trascinare i due Paesi in una guerra aperta contro l’Iran.
- Il Pakistan condivide una lunga e delicata frontiera con l’Iran e intende mantenere un profilo basso per evitare tensioni dirette o ripercussioni interne alla propria stabilità
- La Turchia, essendo un membro chiave della NATO, deve valutare con estrema cautela le implicazioni geopolitiche del far parte contemporaneamente di due diversi sistemi di difesa collettiva.
Mancanza di interoperabilità militare
L’alleanza della Mecca è nata da pochissimo tempo. Sebbene gli eserciti delle tre nazioni abbiano collaborato in passato su base bilaterale, non esistono ancora piani di difesa congiunti, strutture di comando trilateralizzate o esercitazioni comuni necessarie per rendere operative le forze armate sotto un unico coordinamento in un teatro di guerra complesso come quello yemenita o del Mar Rosso.
Nel mentre che ad Ankara e a Islamabad decidono cosa fare, l’Iran (tramite proxy) ha bombardato l’oleodotto saudita denominato Est-Ovest, il quale bypassava lo Stretto di Hormuz, ha preso il controllo (tramite Houthi) dello Stretto di Bab el-Mandeb, sempre tramite proxy ha bombardato la Mecca e questa mattina ha probabilmente attaccato addirittura la capitale Riad.
Naturalmente ci sarebbe da augurarsi anche un intervento americano, anche viste le responsabilità di Trump, ma il Presidente sciocco pensa prima di tutto a zittire la stampa americana critica nei suoi confronti, dimenticando che gli Stati Uniti non sono la Russia (anche se a Trump piacerebbe) e che il Primo Emendamento della Costituzione americana tutela la libertà di stampa. Di aiutare l’alleato arabo non se ne parla.
Di Franco Londei. (RightsReporter.org)