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F-16 al posto dei Patriot ? Ecco perché dare la caccia agli Iskander russi è così difficile

(Roma, 13 agosto 2026). L’ex ammiraglio Usa Mark Montgomery propone di sostituire i missili intercettori Patriot con caccia F-16 per colpire gli Iskander russi

Dalla difesa reattiva terrestre a quella proattiva aerea, l’Ucraina e gli alleati si interrogano su possibili alternative al sistema Patriot. Ma dietro la recente proposta del retroammiraglio USA Montgomery, non mancano le criticità. Come è ormai noto, la penuria di missili intercettori è la spinosa questione che sta preoccupando i decisori politici statunitensi, peraltro al centro di una polemica con presunti leakers del Pentagono. Con quattro quinti dell’inventario di THAAD consumato e circa metà dello stock di intercettori Patriot utilizzato durante le operazioni di combattimento in Medio Oriente, la situazione sembra ben distante dalle scorte “virtualmente illimitate” vantate dal presidente statunitense sui social lo scorso 2 marzo.

E non solo il teatro mediorientale: anche il conflitto russo-ucraino sta impensierendo i pianificatori militari. Mentre il CENTCOM lancia una campagna di crowdsourcing di idee per raccogliere proposte “creative e non convenzionali” al fine di esercitare pressione sull’Iran, la minaccia balistica russa non cessa di mettere alla prova le capacità di difesa aerea e missilistica occidentali e interrogare gli addetti ai lavori su soluzioni complementari alla tradizionale difesa antimissile.

Lo scorso 31 luglio l’ex retroammiraglio della Marina degli Stati Uniti Mark Montgomery, sul Washington Post, ha proposto di utilizzare i caccia F-16 per la neutralizzazione dei lanciatori Iskander. L’ipotesi è di rimpiazzare i missili intercettori dei sistemi Patriot con missili di tipo ERAM (Extended Range Attack Munition Missile), ovvero dei missili da crociera che utilizzano piattaforme di lancio aeree come i caccia F-16.

Assieme ai Mirage 2000 e ai MiG-29 ucraini, infatti, gli F-16 svolgono compiti di difesa aerea e sono impiegati anche per attacchi stand-off di precisione contro obiettivi tattici, logistici e industriali. Ma il piano proposto per sostituire i noti sistemi di difesa terra-aria con missili aria-superficie non è privo di ostacoli tattico-operativi e tecnici.

Come e perché è difficile “colpire l’arciere”

In primo luogo, la tattica di attaccare l’arciere (shoot the archer) per colpire i lanciatori richiede un paradigma operativo diverso dalla difesa anti-missile, ovvero una forma di interdizione pre-lancio (left-of-launch) che è supplementare ma non sostitutiva delle misure di difesa post-lancio (right-of-launch).

In secondo luogo, i missili ERAM sarebbero esportati con limitazioni d’impiego tali da rendere necessario un rapido aggiornamento software per la piena integrazione con gli F-16 ucraini, che richiederebbe – a detta di Montgomery – “poche settimane, non anni”. Una tempistica che solleva tuttavia interrogativi sulla natura e sulla portata dell’integrazione richiesta, soprattutto considerando che la piena capacità operativa non dipende esclusivamente dall’interfaccia software tra arma e piattaforma. Una simile integrazione potrebbe risolvere solo una parte della catena di ingaggio.

La cosiddetta kill-chain per sopprimere i lanciatori Iskander, infatti, è complessa perché sono piattaforme mobili e la capacità ISR-to-shooter di localizzare, identificare e ingaggiare un TEL mobile rapidamente non dipende da un singolo sistema d’arma. Un articolo apparso lo scorso 5 agosto sul media ucraino United24Media, intitolato “Why Russian Iskander Launchers Are Nearly Impossible to Catch”, rilevava come i lanciatori russi operino spesso a 140-150 km dal fronte e possano percorrere per ore strade forestali per evitare la localizzazione satellitare.

In quarto luogo, ci sono limiti intrinseci al sistema di intelligence, sorveglianza e riconoscimento (ISR) e alle operazioni svolte dai caccia. Secondo un recente articolo del RUSI, l’efficacia di tali operazioni contro bersagli sensibili al fattore tempo sarebbe stata finora limitata da processi di targeting e assegnazione delle missioni prevalentemente orientati alle esigenze delle forze terrestri.

E poi non vanno sottovalutate le contromisure del sistema di difesa aereo integrato russo (IADS). È stato suggerito che l’opzione F-16/ERAM consentirebbe “di ingaggiare obiettivi di alto valore, quali hub logistici, depositi di munizioni, basi aeree e centri di comando, senza dover penetrare nelle aree caratterizzate dalla maggiore concentrazione delle batterie missilistiche terra-aria russe”.

Ma, al netto delle difficoltà intrinseche all’operazione, le forze armate russe possono adottare misure passive, come l’impiego di esche, la dispersione logistica e l’occultamento, oltre a utilizzare salve coordinate, che forzerebbero la difesa ucraina a mantenere una sorveglianza persistente su un’enorme porzione del territorio russo interessato.

Insomma, le capacità contro TEL mobili suggerita da Montgomery non dipenderebbero esclusivamente dalla gittata e dall’integrazione dell’effettore – ovvero dal F-16/ERAM – ma dalla capacità dell’intera catena di ingaggio per individuare, localizzare, tracciare e ingaggiare il bersaglio entro una finestra temporale sufficientemente breve. Una sfida sempre più urgente per le difese ucraine.

Di Davide Ragnolini. (Inside Over)

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