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Al G7 la pace Trump-Zelensky : «la guerra deve finire presto, sanzioni al petrolio di Putin»

(Roma, 17 giugno 2026). Il capo della Casa Bianca : «Impressionato dalla resistenza di Kiev». Gli europei in pressing chiedono di aumentare gli aiuti all’Ucraina

Dopo l’umiliazione nello Studio Ovale, Volodymyr Zelensky si riprende la scena davanti a Donald Trump nei saloni dell’Hôtel Royal di Evian, dove Marcel Proust scrisse alcune pagine della Recherche. Di tempo perduto, tra il presidente ucraino e quello americano, ce n’è stato molto. Tensioni, accuse, rotture clamorose, il gelo di Washington e quella frase rimasta come una ferita, «you don’t have the cards», non hai le carte in mano per giocarti la partita. Tradotto: sei un perdente.

Sul lago Lemano, forse, qualcosa comincia a cambiare. Zelensky entra al mattino nella stanza dove sono riuniti i leader del G7. Gli europei lo accolgono con abbracci e sorrisi. Trump invece non si alza, resta seduto al suo posto. Quando prende la parola, il presidente ucraino comincia mostrando al presidente americano le immagini dell’attacco russo contro la Cattedrale della Dormizione e il monastero delle Grotte di Kiev, il cuore spirituale dell’Ucraina. Trump guarda le foto delle rovine, esprime disapprovazione, si dice colpito. Zelensky insiste. Racconta come l’Ucraina sia riuscita a riequilibrare il rapporto di forza sul campo, anche portando i droni fino in territorio russo. Gli alleati europei, che nell’ultimo anno e mezzo si sono progressivamente sostituiti agli Stati Uniti negli aiuti militari, danno man forte nella discussione per mostrare a Trump che la guerra non è più quella che lui immaginava. Kiev non è in ginocchio. Mosca non sta vincendo. E la resistenza ucraina, nonostante le perdite e la fatica, ha dimostrato una straordinaria resilienza.

Uscendo da un’ora e mezza di riunione, Trump ha un altro tono. Accenna a complimenti per Zelensky e per i successi della resistenza ucraina. Parole non scontate, se si ricorda l’intimazione a piegarsi a Mosca pronunciata nello Studio Ovale. Ora il presidente americano ammette: «La Russia prende molti colpi, il mese scorso ha perso 35 mila soldati. Parlerò con Putin domenica». Poi aggiunge: «La Russia dovrebbe firmare un accordo con l’Ucraina», spiega a Evian.

Appena un anno fa, Trump aveva steso il tappeto rosso a Vladimir Putin nel vertice di Anchorage, riabilitandolo sulla scena internazionale. Il cancelliere Friedrich Merz dice ora di aver visto il leader Usa «molto cooperativo e attento all’ascolto» sull’Ucraina. «C’è motivo per un certo ottimismo», aggiunge. Palazzo Chigi parla di una nuova «compattezza» degli alleati nel sostegno a Kiev. «Il vento sta cambiando a favore dell’Ucraina. La stanchezza della Russia è ormai evidente. È il momento di raddoppiare il nostro sostegno», dice Ursula von der Leyen.

Zelensky ha ribadito a Evian che le priorità dell’Ucraina prevedono, tra le altre cose, l’aumento dei missili di difesa aerea, la preparazione di un pacchetto di sostegno per il prossimo inverno e il rafforzamento della pressione sulla Russia. «È importante sottolineare che gli Stati Uniti sono pronti a fornire un sostegno concreto in questi settori di lavoro» precisa il presidente ucraino uscendo dall’incontro. Al tavolo si è discusso anche di nuove sanzioni contro le esportazioni di petrolio russo. «Potremo farlo – sottolinea Trump – perché ora il petrolio scorre (riferimento alla riapertura di Hormuz, ndr). Abbiamo sospeso alcune sanzioni perché non volevamo penalizzare gli Stati Uniti, ma saremo presto in grado di reintrodurle».

Il pressing di Macron su Trump continuerà stasera nella cena di gala a Versailles. Il presidente francese accompagnerà l’ospite americano nel Salone degli Specchi per accarezzare il narcisismo del leader e provare a credere in un nuovo inizio delle relazioni transatlantiche. Il segretario di Stato Rubio ha ufficializzato qualche giorno fa che gli Usa hanno abbandonato le precedenti ipotesi negoziali, considerate troppo favorevoli a Mosca. A Parigi ricordano la formula cosiddetta “3+2”, vale a dire l’annessione dei due oblast del Donbass e della Crimea, più l’annessione parziale di Kherson e Zaporizhzhia. Una soluzione che gli europei hanno sempre respinto.

Resta da capire su quali altri parametri Washington sia pronta a imporre. Zelensky ha più volte proposto un incontro diretto con Putin al G7, ma un consigliere del Cremlino ha fatto sapere ieri che la questione non è stata sollevata durante una telefonata tra Trump e il leader russo. Come si è visto nel recente e fallimentare tentativo di approccio negoziale degli ambasciatori a Mosca del formato E3 (Francia, Regno Unito, Germania), Putin continua a voler trattare da sola con Washington, ignorando gli europei o relegandoli ai margini.

Di Anais Ginori. (La Repubblica)

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