(Roma, 27 maggio 2026). Le autorità hanno inoltre trovato materiali utilizzati per la produzione di sarin (un gas nervino collegato agli attacchi di Ghuta e Hama)
Le autorità siriane hanno scoperto residuati collegati al programma di armi chimiche del regime dell’ex presidente Bashar al Assad, tra cui munizioni simili a quelle impiegate negli attacchi chimici a Ghuta Est (nel 2013) e Hama (nel 2017). Lo ha riferito la Missione permanente della Siria presso l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw), citata dall’agenzia di stampa statale siriana “Sana”, secondo cui le operazioni di ricerca e indagine hanno portato all’individuazione di siti collegati al programma. In particolare, squadre di esperti siriani specializzati in materiali pericolosi hanno rinvenuto munizioni lanciate dall’aria e munizioni terra-terra simili a quelle utilizzate negli attacchi compiuti dall’ex regime, deposto l’8 dicembre 2024. Le autorità hanno inoltre trovato materiali utilizzati per la produzione di sarin (un gas nervino collegato agli attacchi di Ghuta e Hama) insieme a impianti di miscelazione e stoccaggio e altre sostanze chimiche ancora in fase di analisi.
Secondo la Missione permanente della Siria, sono state trovate in particolare 54 bombe aeronautiche simili a quelle usate nell’attacco del 2017 nell’area di Latamneh, nel governatorato di Hama, e 25 munizioni terra-terra analoghe a quelle impiegate nell’attacco del 2013 a Ghuta Est, in cui sono morte centinaia di persone. Le autorità siriane hanno inoltre annunciato l’arresto di 18 persone sospettate di essere collegate al programma di armi chimiche dell’ex regime. Tra le persone arrestate figurerebbero alti ufficiali militari e ufficiali dell’unità di sicurezza responsabile del programma chimico, alcuni dei quali soggetti a sanzioni europee, britanniche o statunitensi. L’ex regime era stato ripetutamente accusato da organizzazioni internazionali e governi occidentali di aver utilizzato armi chimiche durante la guerra civile siriana, accuse che Damasco aveva sempre respinto prima della caduta di Assad.
“Tutti i materiali, le munizioni e le attrezzature sono stati trasferiti in depositi chimici dedicati, previa verifica da parte del segretariato tecnico dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, in preparazione alla loro distruzione, in modo da garantire la prevenzione di qualsiasi rischio per i civili, l’ambiente o la sicurezza nazionale, regionale e globale”, ha affermato la Missione permanente in una dichiarazione. Il comunicato aggiunge che i progressi sono stati raggiunti durante la missione del segretariato tecnico dell’Opcw questo mese in Siria, grazie agli “sforzi nazionali” per la raccolta e l’analisi delle informazioni e la pianificazione dell’accesso ai siti, in cooperazione tecnica e consultiva con i membri della task force Breath of Freedom e altri Stati membri dell’Opcw. La Siria ha firmato la Convenzione sulle armi chimiche nel 2013 e ha dichiarato di possedere un arsenale di 1.300 tonnellate. Tuttavia, l’uso proibito di questo tipo di munizioni è continuato e le dimensioni del programma e dell’arsenale rimasti non sono ancora chiare. A marzo scorso, la Siria ha lanciato alle Nazioni Unite la Breath of Freedom, un’iniziativa internazionale guidata da Damasco e sostenuta dagli Stati Uniti, con lo scopo di eliminare, in modo sicuro e verificabile, le scorte e i siti rimanenti del programma di armi chimiche dell’ex regime.
“Dalla liberazione della Siria (dopo la caduta del vecchio regime) i team nazionali hanno facilitato le visite delle squadre di ispezione dell’Opcw a 32 siti sospetti e hanno presentato rapporti di valutazione riguardanti altri 14 siti. Questi sforzi hanno contribuito a stabilire le priorità”, si legge nel comunicato. Il testo prosegue ricordando che, nel 2025, la Siria ha istituito un gruppo di lavoro nazionale interministeriale che ha emesso mandati di arresto nei confronti di individui coinvolti nell’uso e nella produzione di armi chimiche durante la guerra civile. Il gruppo di lavoro è composto da rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri e degli espatriati, della Difesa, dell’Interno, delle Emergenze e della gestione delle catastrofi, della Sanità, della Giustizia e dell’Autorità nazionale per la giustizia di transizione. Damasco “ribadisce che questi sforzi sono intrapresi nel quadro del suo impegno a eliminare l’eredità delle armi chimiche, a garantire la responsabilità di coloro che ne hanno fatto uso contro i siriani e a prevenire il ripetersi di tali crimini, in modo da rafforzare la sicurezza e la stabilità nazionale, regionale e globale, e a testimonianza del suo impegno a rispettare i propri obblighi internazionali”, sottolinea il comunicato.
Queste dichiarazioni arrivano dopo un rapporto pubblicato ieri dall’Opcw, nel quale si afferma che le sue squadre hanno visitato diversi siti ad “alta priorità” nel nord e nel centro della Siria, rinvenendo “decine di munizioni chimiche non dichiarate”, tra cui bombe aeronautiche e missili, oltre ad attrezzature e materiali collegati alla produzione di armi tossiche. Le ispezioni condotte in tre siti hanno inoltre rivelato la presenza di attrezzature per il miscelamento e lo stoccaggio di armi chimiche, insieme a una sostanza già collegata da indagini internazionali alla produzione di sarin da parte delle forze del regime precedente. L’Opcw ha rivelato inoltre stime secondo cui esisterebbero oltre 100 siti potenzialmente collegati al programma di armi chimiche in Siria, scoperti dopo il crollo del regime di Assad. Si ritiene che tali siti comprendano impianti di ricerca, produzione e stoccaggio, legati all’uso di armi chimiche come il sarin e il cloro, impiegati contro l’opposizione e i civili durante gli oltre dieci anni di guerra civile. Secondo quanto emerso da un’inchiesta dell’emittente panaraba satellitare di proprietà qatariota “Al Jazeera”, gli ordini di utilizzare le armi chimiche arrivavano direttamente da Bashar al Assad.