L'actualité du Proche et Moyen-Orient et Afrique du Nord

Asse Kuwait-Pakistan sulla Difesa, il peso di Islamabad nel Golfo cresce

(Roma, 27 luglio 2026). Mostrare un maggior impegno nel Golfo può rafforzare la posizione politica del Pakistan ma potrebbe danneggiare il suo ruolo di mediatore

Nel pieno delle riprese tensioni nel Golfo e mentre molto spesso le risposte iraniane ai raid americani sulle infrastrutture della Repubblica Islamica lo coinvolgono, il Kuwait ha emblematicamente deciso di ratificare, tre anni dopo la firma, l’accordo di mutua cooperazione sulla Difesa con il Pakistan che attendeva di essere ufficializzato da tre anni.

Kuwait-Pakistan, rapporti sempre più forti

“L’accordo, pubblicato nella gazzetta ufficiale del Kuwait, Kuwait Alyawm, conferisce validità legale a un accordo quadro firmato dal Kuwait e dal Pakistan nel giugno 2023, riguardante l’addestramento militare, le competenze in materia di difesa, la cooperazione in materia di intelligence e lo scambio tecnologico”, nota Middle East Online, che spiega come a Kuwait City la potenza centroasiatica sia vista oggi come un provider importante di garanzie di sicurezza.

Formalmente, l’intesa stipulata è meramente tecnica e riguarda dossier operativi e pratici molto concreti sulla cooperazione securitaria. Ma dopo tre anni dalla firma del memorandum bilaterale nel giugno 2023 la ratifica del Kuwait in questa fase storica si inserisce in un contesto in cui una cooperazione più ampia sta venendo negoziata. La Reuters ha pubblicato un’analisi esclusiva la scorsa settimana, sottolineando come il Kuwait e il Pakistan starebbero promuovendo negoziati per ampliare l’intesa fino a coinvolgere il possibile schieramento di truppe e difesa antiaerea di Islamabad nel piccolo emirato del Golfo da un lato e investimenti massicci del Kuwait nel comparto energetico pakistano, ivi comprese accordi prioritari per la fornitura petrolifera, dall’altra. Non si sa se, come e quando queste discussioni si concretizzeranno, ma il messaggio politico è chiaro e entra pienamente nel quadro strategico del conflitto nel Golfo, ponendo anche lo stesso Pakistan in una posizione più dinamica e esposta al tempo stesso.

Un patto stile saudita ? Non ancora

Il Kuwait, che ancora vive con l’incubo storico dell’invasione irachena nel 1990 che aprì la strada alla prima Guerra del Golfo, si sente vulnerabile nonostante la presenza di asset militari statunitensi sul suo territorio e il Financial Times di recente l’ha definito “il bersaglio più facile” per l’Iran nella rappresaglia contro l’assalto condotto dai suoi avversari, sottolineando come con 1.318 tra droni e missili il Paese sia secondo solo agli Emirati Arabi Uniti per colpi subiti dal 28 febbraio a oggi.

Rivolgersi al Pakistan significherebbe l’avanzato stato di critica della garanzia securitaria americana a cui sono giunti molti Paesi del Golfo, del resto già palese quando gli Stati arabi si sono rivolti all’Ucraina per sviluppare moderne capacità militari antidrone, e amplierebbe la rete di partenariati di Islamabad, che nel 2025 ha firmato un accordo-chiave con l’Arabia Saudita, lo Strategic Mutual Defence Agreement, che ha creato un paradigma di sicurezza collettiva capace, per molti esperti, di avanzare fino a Riad l’ombrello atomico pakistano e ha portato allo schieramento di circa 8mila truppe e di sistema di difesa aerei nel Paese custode dei Luoghi Santi dell’Islam durante la Terza guerra del Golfo.

Il difficile scenario del Pakistan

L’analista Annas Mallick, esperto di questioni pakistane, ricorda che l’accordo ratificato dal Kuwait è molto distante da questo paradigma, ma il sentiero politico che inaugura va osservato. E mostra quanto Islamabad sia ambiziosa nella sua strategia regionale e come oltre a cercare spazi d’influenza il Paese-mediatore dei negoziati per porre fine alla Terza guerra del Golfo intenda mandare messaggi a tutti i belligeranti, Iran compreso. Il Pakistan, infatti, sta vedendo cambiare notevolmente il quadro securitario che il memorandum, poi naufragato, di Islamabad per il cessate il fuoco aveva provato a costruire: stabilizzazione del conflitto, distensione tra Iran e Golfo, spazi di mediazione al Pakistan tra Washington e Teheran, ritorno delle forniture ordinate di energia via Hormuz.

Ora il ritorno degli scontri sta portando con sé fatti nuovi, come il risveglio delle milizie Houthi in Yemen in funzione anti-saudita che, come ricorda Arab News, mette in apprensione Islamabad in quanto potenzialmente lesivo di ogni sforzo diplomatico. Mostrarsi aperto a un maggior impegno nel Golfo potrebbe rafforzare la posizione politica del Pakistan come garante della sicurezza collettiva ma sicuramente dovrebbe essere ponderato in relazione al ruolo di mediatore. Islamabad vuole aprire al dialogo tra Teheran e i Paesi rivali ma anche evitare che un prosieguo delle tensioni attuali finisca, come scrive Responsible Statecraft, per trascinarla vicina all’ingresso nel conflitto se Riad attivasse il patto di sicurezza collettivo. Il Kuwait sembra fidarsi della possibilità che la garanzia di sicurezza del Paese guidato da Shehbaz Sharif sia credibile e potenzialmente duratura. Il Pakistan dovrà essere in grado di dimostrare che blindare il sostegno militare al Golfo non pregiudichi alcuno sforzo da parte di un Paese-ponte trovatosi, passo dopo passo, al centro del suo mondo e in una posizione difficile al tempo stesso.

Di Andrea Muratore. (Inside Over)

Recevez notre newsletter et les alertes de Mena News


À lire sur le même thème