(Roma, 30 marzo 2026). Quanto a lungo può ancora continuare a colpire l’Iran nel quadro della Terza guerra del Golfo? La Repubblica Islamica ha incassato duri colpi dall’offensiva israelo-americana, ma dopo oltre un mese di guerra un dato strutturale emerge: Teheran ha ancora missili e droni con cui colpire Israele, le basi statunitensi nel Golfo e l’infrastruttura economica e securitaria della regione dell’Asia Sud-Occidentale.
Nei primi giorni del conflitto iniziato il 28 febbraio scorso, si sprecavano gli annunci. Israele e Usa in poco tempo, senza conferme visive per gli analisti Osint, dichiaravano di aver obliterato l’80% dei lanciatori iraniani e si sprecavano le previsioni sul fatto che la resistenza di Teheran e la sua capacità di esercitare deterrenza e risposta potesse durare al massimo una settimana e mezza.
L’Iran ha ancora molti missili
Evidentemente, non è andata cosi. I lanci di missili e droni non sono stati numerosi come i primi tre giorni di guerra ma si sono fatti gradualmente più mirati, più decentralizzati nella scelta degli obiettivi e, soprattutto, più incisivi dato che dopo la saturazione dei primi giorni Teheran ha mirato a sfruttare l’esaurimento graduale delle riserve di artiglieria e apparati balistici antiaerei dei nemici e degli Stati della regione. L’analista militare Rosemary Kelanic ha ben riassunto la traiettoria iraniana: da passo da fondista, la Repubblica Islamica ha preso a muoversi con ritmo da maratoneta. In prospettiva, questo ridimensiona l’idea di un pronto esaurimento dei vettori balistici della Repubblica Islamica per effetto dei raid.
I dati sul confronto dei lanci di droni e missili balistici dal giorno zero della guerra e per tutte le prime quattro settimane mostrano che sui missili balistici l’Iran non ha assolutamente esaurito le scorte, mentre i droni conoscono dei picchi ma si mantengono su una media mobile alta attorno ai 100 lanci al giorno.
Elaborazione di InsideOver sui lanci di droni e missili da parte dell’Iran dall’inizio del conflitto.
“Esistono stime attendibili secondo cui gli iraniani possiedono un arsenale di 1.000-1.500 missili balistici, oltre a missili da crociera e droni, nonché una riserva di lanciatori-trasportatori e carburante per le loro munizioni a propellente liquido”, ha detto Lynette Nusbacher, ex consulente per l’intelligence del governo britannico, al Financial Times, che non dà per sconfitta la capacità di proiezione di Teheran sottolineando che “alcuni dei missili più moderni dell’Iran sono a propellente solido, il che li rende più rapidi da lanciare e più affidabili. Questo potrebbe già rendere ogni attacco iraniano potenzialmente più letale”. Un dato da sottolineare se si pensa alla prospettiva che gli Usa possano mirare a risolvere il problema militare con un’azione cinetica e di forza in prossimità del territorio controllato da Teheran sul continente.
Anche l’assalto di terra affronterebbe i missili iraniani
In particolare, l’ipotesi di uno sbarco potrebbe riguardare la strategica Isola di Kharg, epicentro del petrolio iraniano che Trump ha detto possa essere “presa facilmente” dagli Usa, ove Washington e Tel Aviv hanno già colpito le infrastrutture militari. Attorno allo Stretto di Hormuz, inoltre, Teheran controlla l’Isola di Lark che ne rappresenta un’architrave di accesso. Vi è poi Abu Musa, isola più rilevante dell’arcipelago delle Tunb (Abu Musa, Bani Forur, Forur, Sirri, Grande e Piccola Tunb) da cui si potrebbe creare una bolla d’interdizione per favorire il passaggio delle navi da Hormuz. Tutte queste opzioni, però, vedono pendere la Spada di Damocle di un’eventuale trappola missilistica e dronistica iraniana. Teheran potrebbe bersagliare attivamente gli asset navali e le truppe Usa che provassero un’azione del genere, il cui compimento senza una garanzia dell’obliterazione delle difese della Repubblica Islamica sarebbe quantomeno azzardato.
Come ha detto il politologo Vali Nasr, “più a lungo dura questa guerra, più l’Iran acquisisce influenza e più i calcoli strategici di Israele e degli Stati Uniti sembrano fallire”. Per Teheran l’arma balistica è la garanzia della “lunga durata” della guerra e della possibilità di infliggere danni sostanziali agli avversari, alzando il prezzo del conflitto e rendendo un territorio inesplorato il futuro della guerra. Un problema strategico per chi riteneva possibile un rapido collasso delle capacità combattenti della Repubblica Islamica.
Di Andrea Muratore. (Inside Over)