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L’arsenale choc del baby terrorista arrestato a Salerno : è un italiano convertito all’islam

(Roma, 04 ottobre 2026). Lo studente universitario era finito nel radar dell’AISE per l’interesse verso armi, esplosivi e materiale dello Stato Islamico. In casa trovati manuali operativi, armi modificate, coltelli, un machete e simboli jihadisti

Ventuno anni, convertito all’Islam, studente universitario. Una vita apparentemente normale dietro la quale, secondo gli investigatori, si sarebbe sviluppato un percorso di radicalizzazione islamista finito sotto la lente dell’intelligence italiana. A far scattare l’allarme è stata una segnalazione dell’AISE, che aveva individuato un internauta particolarmente interessato alle armi, agli esplosivi, all’addestramento e alle pubblicazioni riconducibili allo Stato Islamico. Fino a un elemento ancora più preoccupante: secondo la Procura di Salerno, il giovane avrebbe manifestato anche l’intenzione di compiere azioni violente. E, secondo le informazioni in possesso de Il Giornale, quelle che possedevano erano armi a salve che il giovane aveva modificato: il ciclo funzionale era corretto e quindi le armi erano in grado di colpire. Il ventunenne, nato a Nocera Inferiore e residente a Cava de’ Tirreni, è iscritto al terzo anno di Scienze Politiche all’Università di Salerno e, nella serata del 2 ottobre, il personale della Digos di Salerno e della Direzione centrale della Polizia di prevenzione ha eseguito il decreto di perquisizione personale, locale e informatica disposto dalla Procura. Quanto rinvenuto ha portato all’arresto in flagranza del ragazzo per detenzione di materiale contenente istruzioni sulla preparazione o sull’utilizzo di congegni bellici micidiali con finalità di terrorismo e per detenzione di armi clandestine. Dentro i dispositivi sequestrati sono stati trovati molti documenti e manuali con istruzioni per la fabbricazione di ordigni esplosivi improvvisati e di miscele esplosive artigianali. Materiale che, scrive la Procura, attesterebbe anche la “piena adesione all’ideologia del radicalismo islamico” del giovane.

Non soltanto propaganda, dunque, secondo l’ipotesi investigativa, ma documentazione dal contenuto operativo che spiegava come realizzare esplosivi e ordigni. Ma nella disponibilità dello studente sono stati trovati due coltelli e un machete lungo circa cinquanta centimetri. Poi le armi: una Colt e un revolver, originariamente a salve, che da una prima analisi degli investigatori sarebbero risultate, appunto, dotate di “ciclo funzionale attivo”. Insieme alle pistole anche 107 munizioni a salve. Il ragazzo, peraltro, non era sconosciuto alle forze dell’ordine ed era noto per precedenti di polizia per truffa e porto illegale di armi. Ed è qui, infatti, che si cercherà di far luce: da chi si riforniva? Ora si cerca la rete in grado di mettere a disposizione a un ragazzo così giovane armi e materiale in grado di colpire proprio in Italia. Nella stanza del ventunenne è stata trovata una foto di Osama bin Laden e adesivi inneggianti alla jihad, oltre a elementi riconducibile allo Stato Islamico: come è iniziato il recente percorso di radicalizzazione? È un lupo solitario o era parte di una rete più estesa ?

È questo uno degli aspetti sui quali adesso si concentrano gli approfondimenti. Gli investigatori vogliono capire se quello del ventunenne sia stato un percorso individuale di radicalizzazione maturato prevalentemente sul web oppure se dietro le sue attività possano esserci rapporti con altri soggetti. Dopo la perquisizione e il sequestro del materiale, per il ventunenne si sono aperte le porte del carcere di Fuorni. Resta adesso da ricostruire fino in fondo il percorso che ha portato uno studente italiano di appena 21 anni, iscritto all’università, a finire prima nel radar dell’AISE e poi in un’inchiesta per terrorismo. E soprattutto stabilire dove finissero le ricerche sul web e dove, eventualmente, cominciasse la volontà di trasformare quelle istruzioni in qualcosa di concreto.

Di Giulia Sorrentino. (Il Giornale)

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