(Roma, 08 settembre 2026). Si cerca di rallentare la guerra in inverno. Parigi : «Negoziati possibili»
L’agenda della pace segue il calendario delle elezioni. Conclusa la doppia visita a Mosca e a Kiev senza alcuna svolta reale nel negoziato, gli inviati di Donald Trump sono rientrati negli Stati Uniti con una generica disponibilità di Putin a riprendere incontri trilaterali russi-ucraini-americani, fermi dal febbraio scorso. «Solo però dopo il voto per la Duma previsto per il 18-20 settembre», riferisce una fonte accreditata dell’Eliseo che ha parlato con la stampa al termine dell’incontro di domenica in Ucraina, partecipato, oltre che da Steve Witkoff e Jared Kushner, dai consiglieri per la sicurezza di Francia, Germania e Gran Bretagna. Il cosiddetto formato E3.
Nonostante l’assenza di risultati concreti, Witkoff si dice comunque ottimista. «Sono stati compiuti passi sostanziali, soprattutto sui piani per ulteriori colloqui trilaterali, il presidente Trump sta lavorando per fermare le uccisioni e verso una pace duratura e stabile», scrive su X. Secondo un funzionario americano, Trump sta per chiamare Putin e poi sentirà Zelensky. Anche il Cremlino non esclude una telefonata tra i due presidenti.
Tutta l’ambiguità di questa fase, che precede un altro autunno complicato per gli ucraini (l’intelligence di Kiev sta raccogliendo segnali di una possibile offensiva russa, che prenderebbe di mira la capitale ucraina e Chernihiv), le spiega Zelensky, che ha rilasciato un’intervista al sito americano Axios. Ha confermato che gli Stati Uniti stanno sondando sia gli ucraini sia i russi per capire se sia possibile una de-escalation della guerra durante l’inverno. Non si fida dell’autocrate di Mosca, convinto com’è che la sua reale intenzione sia invece sfruttare i prossimi mesi per indebolire l’Ucraina sottoponendola ad attacchi sempre più duri con migliaia di droni-jet e coi missili, sfruttando quindi l’insufficienza delle difese aeree più volte denunciata dal leader ucraino. E tuttavia, osserva: «La mia sensazione è che Putin abbia bisogno di Trump, che non voglia deluderlo o farlo arrabbiare». A domanda se Putin possa offrire a Trump «una vittoria diplomatica» per favorirlo prima di un’altra tornata elettorale cruciale, ossia le midterm di novembre, Zelensky ha risposto di sì.
Non ha fornito dettagli su quali siano le proposte americane per la de-escalation, limitandosi a dire che si tratta di idee che riguardano l’energia, il grano, l’elettricità, il petrolio e il gas, «perché noi e la Russia abbiamo, su questo, interessi diversi». Una fonte a diretta conoscenza dei negoziati ha riferito al Kiev Independent che, nelle tre ore di incontro col presidente russo, Witkoff e Kushner hanno proposto una tregua sugli attacchi aerei alle infrastrutture energetiche, ma Putin l’ha rifiutata. «Putin spera di piegarci quest’inverno, non è disposto ad accettare nulla». Nella stessa sede, scrive la stampa ucraina, gli americani avrebbero ipotizzato la revoca delle sanzioni e un accordo sugli asset congelati russi, ma né il Cremlino né la Casa Bianca hanno confermato questa circostanza.
Nel frattempo, la tregua di tre giorni ai raid sulle capitali, dichiarata da Putin e Zelensky per consentire la visita dei due inviati di Trump, è conclusa. Già ieri, rilevano canali ucraini di monitoraggio, sono stati segnalati droni russi in volo verso Kiev. Un attacco ha provocato danni nella regione circostante, secondo l’amministrazione militare regionale: nel distretto di Brovary sono stati danneggiati un’abitazione privata e un’automobile, mentre nel distretto di Boryspil sono stati colpiti un magazzino e un’azienda. Non sono state segnalate vittime.
Di Fabio Tonacci. (La Repubblica)