(Roma, 30 settembre 2026). “Se non possiamo vendere greggio, nessuno lo farà”. I Guardiani della Rivoluzione scrivono agli americani : Trump bugiardo
«Non è vero. Non ho offerto loro nulla», ha scritto ieri Donald Trump sul social Truth. Così il presidente statunitense ha dichiarato di non aver concesso niente all’Iran per porre fine alla guerra, smentendo le notizie diffuse dai media basate su dichiarazioni di funzionari americani che lo descrivevano disposto ad allentare le sanzioni e a sbloccare fondi congelati in cambio di passi «concreti» sul programma nucleare iraniano. Il tutto mentre il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi aspettava una risposta ufficiale dagli Stati Uniti alla proposta della Repubblica islamica sull’apertura di Hormuz. «Nego fermamente che l’Iran abbia alcuna flessibilità» rispetto all’accordo sul nucleare, ha precisato Araghchi, e «al momento l’unica questione sul tavolo è lo stretto di Hormuz». Il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tornato a minacciare di colpire le infrastrutture del Medioriente: «Se non possiamo vendere petrolio, nessun altro lo farà». E i Guardiani della Rivoluzione, i pasdaran, hanno persino annunciato di aver scritto una lettera al popolo americano, in cui spiegano di non essere terroristi e invocano il diritto degli statunitensi a conoscere la verità sulla guerra, perché Trump, dicono, «è un grande bugiardo».
Lunedì, funzionari di Washington e Teheran hanno colloquiato separatamente con dei mediatori in un nuovo tentativo di porre fine al conflitto, in corso da sette mesi. La notizia è stata confermata da entrambi i Paesi. Domenica, l’Iran ha ribadito che solo la diplomazia può risolvere il conflitto e riaprire Hormuz, ma solo se le condizioni iraniane saranno soddisfatte. Trump ha però pure posto dei vincoli. Ha indicato la sua volontà di impedire a Teheran di dotarsi di una bomba nucleare come uno degli obiettivi chiave della guerra, insieme alla cessazione della sua capacità di attaccare i vicini e alla creazione delle condizioni affinché gli iraniani possano rovesciare la propria leadership. Il presidente Masoud Pezeshkian ha affermato: «L’Iran non cerca la guerra, ma si difenderà da pressioni, minacce e attacchi». «Vogliono concludere un accordo per aprire immediatamente Hormuz perché stanno subendo una sconfitta pesantissima», aveva invece ribadito Trump dopo la proposta iraniana di tregua di sette giorni. Questa è la convinzione del presidente americano
Tuttavia, la recente ripresa dell’attività diplomatica è stata in parte stimolata proprio dalle pressioni economiche. I funzionari iraniani hanno espresso il timore di disordini sociali, reprimendo senza pietà ogni accenno di dissenso. La vita si fa sempre più dura per i cittadini incapaci di permettersi beni di prima necessità o l’affitto, mentre il blocco statunitense taglia l’ancora di salvezza del Paese: le esportazioni di petrolio. Ieri il greggio è salito per la seconda seduta consecutiva. Le preoccupazioni riguardo alle forniture dal Medioriente hanno prevalso sui segnali di ripresa delle esportazioni di petrolio dalla regione.
Di Chiara Clausi. (Il Giornale)