(Roma, 02 settembre 2026). Dopo che la Germania ha formalmente accusato la Russia di essere la responsabile del drone inesploso rinvenuto lo scorso mese accanto a un aereo cargo Antonov, nell’aeroporto di Lipsia. sono stati individuati due sospettati. Il primo, il cui Dna è stato rinvenuto dagli investigatori, sarebbe un cittadino bielorusso che possiede anche passaporto russo ed è già noto per reati compiuti nei paesi baltici. Le autorità di Berlino ne hanno ricostruito gli spostamenti e il suo ingresso in area Schengen sarebbe avvenuto utilizzando un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile.
Al riguardo, l’Italia ha fatto sapere che verificherà le circostanze. Lo ha riferito il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine della ministeriale Ue in formato Gymnich a Wicklow, dopo le indiscrezioni riportate dai media tedeschi: « Faremo tutti i controlli necessari, verificheremo se questo è così ». Il capo della Farnesina ha poi sottolineato che per il rilascio dei visti esiste una procedura e che, in assenza di specifici alert sulla persona interessata e in presenza dei requisiti previsti, il visto viene concesso.
Il secondo sospettato, a quanto risulta in possesso di passaporto lettone e russo, avrebbe invece svolto il ruolo di responsabile della logistica e istruttore dell’operazione. Secondo i media tedeschi, sarebbe entrato in Germania alla fine di luglio attraverso l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo, per poi raggiungere la Sassonia con un’auto a noleggio. Due giorni prima del fallito attacco avrebbe lasciato nuovamente il Paese in aereo.
Gli investigatori, a quanto si apprende, hanno trovato elementi biologici dei soggetti in questione su un drone, all’interno di una lattina contenente esplosivo e su un’antenna fissata a un albero nelle vicinanze dello scalo. Le tracce avrebbero prodotto riscontri in banche dati europee, tra cui in Lituania e Finlandia, e sarebbero state integrate con informazioni dei servizi di intelligence. Al momento, però, i sospettati si troverebbero attualmente in Russia e quindi non sarebbe possibile fermarli.
In questo quadro, Mosca ha respinto ogni responsabilità per il fallito attacco definendo le accuse una « provocazione messa insieme frettolosamente ».