(Roma, 04 luglio 2026). L’Iran si è fermato per rendere omaggio al corpo dell’Ayatollah Ali Khamenei. Nella capitale sono iniziate le solenni esequie pubbliche della Guida Suprema della Repubblica islamica, uccisa nelle scorse settimane da Israele e Stati Uniti. Una cerimonia destinata a protrarsi per cinque giorni e che rappresenta non solo un momento di raccoglimento religioso, ma anche un passaggio politico cruciale per il Paese.
Fin dalle prime ore del mattino migliaia di persone hanno raggiunto la Grande Moschea di Teheran. Uomini, donne e giovani, quasi tutti vestiti di nero, hanno sfilato davanti al feretro dell’ayatollah portando bandiere rosse, simbolo del martirio nella tradizione sciita, e ritratti del leader scomparso. Durante la cerimonia si sono levati slogan contro Stati Uniti e Israele, con richieste di vendetta per la morte della Guida Suprema, in un clima fortemente carico di emozione e tensione politica.
Le autorità iraniane hanno predisposto un’imponente macchina organizzativa. Per l’intera giornata del corteo funebre è stato chiuso lo spazio aereo della capitale, mentre migliaia di uomini delle forze di sicurezza sono stati schierati lungo il percorso della processione. L’obiettivo è garantire il regolare svolgimento delle celebrazioni, ma anche offrire al mondo l’immagine di un Paese compatto attorno alle proprie istituzioni in uno dei momenti più delicati dalla nascita della Repubblica islamica.
Il programma delle esequie si concluderà il 9 luglio. Dopo Teheran, il feretro sarà accompagnato in alcuni dei luoghi più simbolici dello sciismo, con una tappa prevista anche in Iraq, prima della sepoltura definitiva a Mashhad, città natale di Khamenei e sede del santuario dell’Imam Reza, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti per i fedeli sciiti.
La morte di Ali Khamenei ha aperto una fase completamente nuova nella storia dell’Iran. Per oltre trentacinque anni l’ayatollah ha rappresentato il punto di riferimento assoluto del sistema politico e religioso del Paese, esercitando un’influenza determinante sulle scelte strategiche, militari e diplomatiche della Repubblica islamica. Per questo motivo il regime sta trasformando le esequie in una grande manifestazione di unità nazionale.
La partecipazione popolare, ampiamente promossa dalle autorità, assume un valore che va oltre il semplice omaggio al leader scomparso: è il segnale che Teheran intende inviare sia alla popolazione sia alla comunità internazionale, mostrando che il sistema di potere rimane saldo nonostante il durissimo colpo subito con la morte della sua massima autorità.
Le immagini diffuse dalla televisione di Stato mostrano piazze gremite, cortei ordinati e migliaia di persone raccolte in preghiera. Scene che il governo spera possano ricordare, almeno simbolicamente, le oceaniche manifestazioni che accompagnarono nel 1989 i funerali dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica.
Se il passato viene celebrato con grande solennità, è il futuro a catalizzare l’attenzione degli osservatori internazionali. Il nome al centro delle attenzioni è quello di Mojtaba Khamenei, figlio del leader scomparso e indicato come nuovo successore alla guida della Repubblica islamica.
La sua eventuale partecipazione pubblica alle esequie rappresenta uno dei temi più seguiti di questi giorni. Mojtaba non compare in pubblico dall’attacco che ha provocato la morte del padre e nel quale sarebbe rimasto ferito. Da allora sono stati diffusi soltanto messaggi scritti, mentre il massimo riserbo sulle sue condizioni di salute ha alimentato numerose ipotesi e speculazioni. Una sua apparizione durante i funerali avrebbe un forte valore simbolico: rappresenterebbe infatti il primo grande momento di legittimazione davanti alla popolazione iraniana e al mondo intero.
Al contrario, un’eventuale assenza continuerebbe ad alimentare interrogativi sulla sua situazione personale e sulla stabilità della nuova leadership. Le esequie si svolgono in un contesto regionale ancora estremamente fragile. Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti ha modificato profondamente gli equilibri del Medio Oriente, lasciando aperti numerosi fronti di tensione.
In questo scenario, il funerale di Ali Khamenei assume anche il valore di un messaggio rivolto all’esterno. Attraverso la grande partecipazione popolare e il richiamo all’unità nazionale, la leadership iraniana punta a dimostrare che il Paese è in grado di affrontare la transizione senza cedimenti istituzionali, continuando a esercitare un ruolo centrale nella regione.
Le prossime settimane saranno decisive per comprendere quale direzione prenderà la Repubblica islamica. La capacità del nuovo gruppo dirigente di consolidare il consenso interno, mantenere il controllo delle istituzioni e gestire le relazioni con gli attori internazionali determinerà il futuro dell’Iran in una delle fasi più delicate della sua storia recente.
Intanto Teheran accompagna il suo leader nell’ultimo viaggio. Un funerale che, oltre al valore religioso e simbolico, rappresenta il primo banco di prova della nuova stagione politica iraniana.
Di Ignazio Riccio. (Il Tempo)