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Vladimir Putin e la Parata : il 9 maggio più cupo di sempre e la conferma che la guerra continua

(Roma, 09 maggio 2026). In un’atmosfera plumbea, Putin ha paragonato la Germania nazista alla Nato per confermare che la guerra deve continuare

Sarebbe un eufemismo definire “in tono minore” la Parata che, sulla Piazza Rossa deserta di folla e disertata della componente militare più spettacolare, quella dei mezzi corazzati, si è svolta per celebrare l’81° anniversario della vittoria sul nazismo e, insieme, l’85° dell’invasione nazi-fascista dell’Unione Sovietica. Come ho già scritto in queste pagine (per esempio qui e qui) l’anniversario è arrivato in quello che è, da quando è partita l’invasione dell’Ucraina, il primo momento di vera difficoltà per la Russia (Pil giù, spese su, quadro internazionale sempre più complicato) e per il suo leader, Vladimir Putin, in netto calo nell’approvazione dei russi. In più, i vari provvedimenti che vengono discussi per mettere definitivamente sotto controllo la Rete e gli strumenti per usufruirne testimoniano della ribellione silenziosa di una parte della popolazione, soprattutto quella under 40, che rifiuta le versioni di comodo e l’indottrinamento proposto dai media tradizionali (radio, Tv e giornali) e, non potendo esprimersi in altro modo, certifica l’autonomia di giudizio cercando di attingere a fonti di informazione alternative.

Sono i maturi e gli anziani, oggi, la vera base del consenso di Putin. Ed è a loro che il presidente si soprattutto rivolto nel suo discorso sulla Piazza Rossa, tutto fondato sull’analogia tra l’attacco nazista all’Unione Sovietica (ha più di una volta sottolineato che la Germania hitleriana raccolse molte altre forze in Europa) e il pericolo costituito per la Russia odierna dall’Ucraina appoggiata da tutta la Nato. Il sottinteso è chiaro: i nostri padri e i nostri nonni lottarono allora per impedire lo smembramento dell’Urss e “il saccheggio delle sue enormi risorse naturali”, noi oggi rileviamo la loro bandiera per impedire che protagonisti diversi raggiungano l’obiettivo mancato da Hitler e i suoi. Un discorso cupo, concepito più per preparare i russi a un prolungamento della guerra che a una prossima vittoria.

Ma i conti con la Russia non sono certo chiusi

Chi scrive ha assistito più o meno direttamente a questa parata fin dagli anni Novanta. Da quelle subito successive al crollo dell’Urss, quando il sentimento era di speranza in un futuro di pace e il 9 maggio era soprattutto una bella giornata di sole tra gelati e palloncini, via via fino alla sfiducia totale nell’Occidente, alla rinascita di un sentimento di orgoglio nazionale sempre più spinto e alla potenza militare riscoperta non più come eventuale necessità ma come tratto indispensabile della Russia contemporanea. Dunque a colpire di questa parata 2026 non è stata l’assenza di questo o quell’elemento (o, per dire, la scarna lista degli ospiti d’onore) ma, al contrario, la presenza di una cappa opprimente e inedita, questa volta sì di stampo sovietico, a partire dall’immagine funerea del ministro della Difesa Andrej Belousov, ritto sulla berlina di rappresentanza targata 001, un civile vestito di nero a ricordare agli uomini in divisa che a comandare, oggi come un tempo, è il Cremlino. Ai tempi dell’Urss il partito, oggi la verticale del potere putiniana.

Di tutto questo l’Occidente si compiace, fino a lasciar correre la fantasia. Tutto fa brodo, soprattutto per tenere sotto controllo un’opinione pubblica che ovunque, appena trova uno spiraglio, dimostra il proprio scetticismo in modo anche disperato e selvaggio, dalla Gran Bretagna dei trionfi di Nigel Farage alla Germania di AfD primo partito. Perché per il resto è chiaro che i conti con la Russia sono ben lungi dall’esser chiusi. Solo tre giorni fa Jurij Ushakov, assistente di Putin per la politica estera, ha dichiarato che la Russia non vede lo scopo di proseguire il negoziato con Usa e Ucraina, che potrà semmai riprendere quando gli ucraini avranno abbandonato quel circa 20% della regione di Donetsk che ancora controllano e che impedisce ai russi di impadronirsi dell’intero Donbass. A meno che non arrivi il famoso golpe orchestrato da Sergej Shoigu, come da ennesimo rapporto segreto ovviamente arrivato alla stampa, dunque, la guerra continua. E continuerà non solo a mettere in difficoltà la Russia, ma anche a devastare l’Ucraina. Dove il presidente Zelensky, peraltro, appoggiato dall’Unione Europea, mostra la stessa scarsissima voglia di arrivare alla pace.

Di Fulvio Scaglione. (Inside Over)

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