(Roma, 24 aprile 2026). Il leader americano ha voluto tenere alla Casa Bianca l’incontro fra gli ambasciatori dei due Paesi. Auspicando presto un vertice fra il premier israeliano Netanyahu e il presidente Aoun
L’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Libano che stava per scadere domenica, è stato prorogato di altre tre settimane: lo ha annunciato il presidente americano Donald Trump, che ieri, a tre ore dall’inizio del secondo round di colloqui, ha voluto spostare alla Casa Bianca l’incontro, inizialmente previsto al Dipartimento di Stato, tra gli ambasciatori dei due Paesi, l’israeliano Yechiel Leiter e la libanese Nada Hamadeh Moawad. La proroga era molto importante per il governo libanese, ma anche per gli Stati Uniti: nella speranza, infatti, che favorisca gli sforzi per raggiungere il complicato accordo con l’Iran. Sebbene ufficialmente i due percorsi di pace siano separati, Teheran ha detto fin dall’inizio che i continui attacchi israeliani in Libano costituiscano una violazione della tregua sancita con gli Stati Uniti.
«L’incontro è andato molto bene! Gli Stati Uniti collaboreranno con il Libano per aiutarlo a proteggersi da Hezbollah. Il cessate il fuoco tra Israele e Libano sarà prorogato di tre settimane», ha scritto subito dopo Trump sul suo social, Truth. Aggiungendo di auspicare presto un incontro alla Casa Bianca fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente libanese Joseph Aoun. Dicendosi pure convinto che un accordo di pace duraturo fra i due vicini, possa essere raggiunto entro un anno. Una possibilità considerata però altamente improbabile dall’ambasciatrice libanese, almeno fin quando Israele occuperà il sud del Paese: la zona cuscinetto definita dall’esercito israeliano “linea gialla”, profonda circa 10 chilometri che Israele ha mantenuto dopo il cessate il fuoco e che equivale a circa il 6 per cento del territorio del Paese dei Cedri.
Ma il governo libanese è attendista anche per altri motivi. Intanto, perché spera che si raggiunga un accordo con l’Iran che porti gli ayatollah a interrompere – o quanto meno ridurre – il sostegno a Hezbollah: dando al Libano la possibilità di raggiungere un accordo di più ampia portata con Israele, il cui obiettivo principale resta il disarmo dei miliziani sciiti. Beirut teme anche che la spinta a ottenere progressi a tutti i costi in questa fase finisca per portare Hezbollah a intraprendere azioni ancor più violente: magari contro quei funzionari governativi favorevoli alla pace, che già hanno minacciato. Per questo il Libano chiede innanzi tutto una tempistica chiara per il ritiro dell’Idf: argomento cruciale per confutare i proclami del Partito di Dio che si dipinge come difensore del territorio nazionale. Allo stesso tempo, il governo sa anche che Israele non si ritirerà finché la minaccia di Hezbollah non sarà eliminata. Insomma, è una sorta di serpente che si morde la coda. Anche per questo, il Libano sta ora chiedendo all’Onu di estendere di un anno il mandato dei caschi blu in scadenza a fine 2026, secondo quanto deliberato l’anno scorso dalle Nazioni Unite a seguito delle pressioni di Israele e Stati Uniti. Il Consiglio di Sicurezza ha già chiesto una revisione di tutte le opzioni, e i risultati dovranno essere consegnati entro il 1° giugno.
La proroga del cessate il fuoco, di ieri, non ha però spento gli scontri sul campo. A colloqui in corso, Hezbollah ha lanciato alcuni razzi verso Israele, che sono stati intercettati e non hanno fatto danni, E poi, in un episodio separato, anche un missile contro un aereo dell’aeronautica israeliana, che i miliziani hanno sostenuto essere in risposta ad altre violazioni della tregua israeliana, in un reciproco scambio di accuse. L’Idf ha risposto con attacchi aerei: uccidendo tre persone. Due a Touline, nell’area di Marjaayoun e una terza a Kirbet Selem, nel distretto di Bint Jbail, roccaforte di Hezbollah, la stessa area dove inoltre l’esercito di Tel Aviv continua a condurre demolizioni di edifici e infrastrutture per impedire il ritorno degli sfollati.
Commentando gli incidenti, l’ambasciatore israeliano all’Onu, Danny Danon, ha detto che “Hezbollah sta facendo di tutto per far fallire i negoziati: Ricevono istruzioni in tal senso dall’Iran”. Mentre Trump, che giorni fa aveva “scioccato” Israele parlando di “divieto” a colpire, ha ammorbidito la sua posizione: « Israele deve difendersi se attaccato. Ma lo farà con cautela e in modo chirurgico ».
Dopo l’incontro alla Casa Bianca con gli ambasciatori, i giornalisti hanno chiesto a Trump se fosse preoccupato per la legge libanese che vieta qualsiasi contatto con Israele. Trump è apparso sorpreso e ha detto: « Dobbiamo cancellarla ». Chiedendo poi al Segretario di stato Marco Rubio di adoperarsi per abrogarla. Un’operazione politicamente complessa in Libano.
Di Anna Lombardi. (La Repubblica)