(Roma, 15 aprile 2026). La mediazione di Rubio : «Opportunità per la pace». Ma Tsahal bombarda ancora il paese dei Cedri
Israele ha continuato a bombardare il Libano anche ieri, durante i pur eccezionali colloqui diretti fra i rappresentanti dei due Paesi che, di norma, non hanno relazioni diplomatiche e non sedevano allo stesso tavolo dal 1993. Un meeting cui erano invitati l’ambasciatore israeliano negli Usa Yechiel Leiter e quella libanese Nada Hamadeh Moawad, organizzato a Washington per volontà americana (di fatto imposto da Trump a Netanyahu), e mediato dal segretario di Stato Marco Rubio, che a inizio lavori ha subito messo le mani avanti. Parlando di «opportunità storica», ha infatti affermato : «Questo è un work in progress. La complessità della situazione non si risolverà in poche ore».
In effetti gli incontri preparatori avevano sollevato diversi dubbi. Dopo alcune telefonate fra i due diplomatici, il governo libanese aveva annunciato su X che ci si sarebbe concentrati su cessate il fuoco e definizione di una data per iniziare i negoziati concreti, quelli per fermare gli attacchi israeliani al Libano meridionale, roccaforte di Hezbollah (con buona pace del fatto che questi non partecipano alle trattative). Sempre via social, Leiter aveva invece sostenuto che Israele non avrebbe discusso di cessate il fuoco senza il disarmo di Hezbollah. Eventualità aborrita dai miliziani che in patria già flettono i muscoli, con manifestazioni contro il governo, considerato «traditore» perché discute con «l’invasore». Sottolineando che non si sentiranno vincolati alle decisioni.
Ieri, invece, le cose sembrano essere andate meglio del previsto. Al termine del meeting, Leiter ha detto in ebraico ai reporter del suo Paese: «Siamo uniti nel voler liberare il Libano da Hezbollah». Concetto sviluppato nella dichiarazione congiunta, pubblicata poco dopo, in cui si annuncia «l’avvio di negoziati diretti in data e luogo da stabilire». Una nota che riporta pure la richiesta israeliana di porre fine all’influenza iraniana sul vicino, e l’affermazione libanese della propria sovranità territoriale, violata dagli attacchi di Israele a Hezbollah. Con gli Stati Uniti a mandare un messaggio diretto pure a Teheran: «Qualsiasi accordo per cessare le ostilità deve essere raggiunto con la mediazione degli Stati Uniti, e non attraverso canali separati». Un modo per dire che il Libano non rientra nelle soluzioni della guerra iraniana.
La via della pace, resta però un percorso a ostacoli. I diplomatici hanno infatti discusso sul «come garantire la sicurezza a lungo termine del confine settentrionale di Israele e come sostenere il governo libanese nell’impegno per riappropriarsi della piena sovranità sul territorio», ha svelato un funzionario americano al sempre ben informato Axios.
Ma questo evidenzia quanto il Libano rischi l’implosione. Se Beirut dovesse tentare di imporre il cessate il fuoco con la forza a Hezbollah, potrebbero esserci scontri armati tra esercito regolare e miliziani. Restano da valutare pure le reali intenzioni di Israele. Diversi analisti dicono infatti che l’apertura ai negoziati è un’astuzia di Netanyahu: la trattativa gli permette di guadagnare tempo senza fermare i combattimenti in Libano, mostrando allo stesso tempo buona volontà nei confronti del volere di Trump.
Di Anna Lombardi. (La Repubblica)