(Roma, 14 aprile 2026). Israele è in guerra con tutto il Libano dicendo di combattere solo Hezbollah, il Partito di Dio alza la posta nello scontro e la mediazione tra Tel Aviv e Beirut operata dagli Stati Uniti inizia oggi in un contesto paradossale, con alle spalle una guerra di oltre un mese che ha provocato oltre 2.000 morti.
Israele è in guerra con tutto il Libano dicendo di combattere solo Hezbollah, il Partito di Dio alza la posta nello scontro e la mediazione tra Tel Aviv e Beirut operata dagli Stati Uniti inizia oggi in un contesto paradossale, con alle spalle una guerra di oltre un mese che ha provocato oltre 2mila morti.
Libano-Israele, Rubio ospita i negoziati
Libano e Israele sono formalmente in guerra dal 1948, dall’indipendenza dello Stato Ebraico, e non hanno mai raggiunto una mediazione anche a causa delle continue invasioni israeliane del Paese dei Cedri (1982, 2006, 2024, 2026 in particolare) e della presenza di movimenti militanti come Hezbollah, dunque è a suo modo politicamente rilevante che Marco Rubio, Segretario di Stato dell’amministrazione Usa di Donald Trump, ospiti oggi nella capitale statunitense Yechiel Leiter, ambasciatore israeliano nel Paese, e Nada Hamadeh, sua omologa per il Libano.
Si tratta del primo incontro dal 1983 tra funzionari israeliani e libanesi a così alto livello. L’obiettivo di breve termine è sanare le criticità nell’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024, quello di lungo capire se c’è spazio per concretizzare la proposta di Francia e Arabia Saudita per un negoziato formale volto al riconoscimento bilaterale e alla formalizzazione di piene relazioni diplomatiche.
Cosa c’è in ballo
I nodi sul terreno sono molti: per Israele, la guerra in Libano è diversa da quella condotta contro l’Iran, ora in pausa dopo il cessate il fuoco, mentre Hezbollah, che è scesa in campo per vendicare l’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, e Teheran vedono il tutto come un conflitto unico.
Il governo di Beirut del premier Nawaf Salam e del presidente Joseph Aoun contestano a Israele l’aggressività contro il Paese dei Cedri, l’invasione e la distruzione di villaggi nel Sud,l’occupazione ormai di fatto formalizzata di una zona cuscinetto vicina al Nord dello Stato Ebraico e l’estensione delle operazioni militari all’intero Paese, con raid amplissimi contro la capitale Beirut. L’operazione “Oscurità Eterna” dell’8 aprile ha dato l’idea della vastità dell’azione militare israeliana, che quel giorno è arrivata a colpire a tappeto Beirut con munizioni pesanti e attacchi su larga scala che hanno prodotto oltre 200 morti in un giorno. Questo, però, non vuol dire che il governo libanese non abbia anche ampie rimostranze verso Hezbollah. Nota il Washington Institute che la guerra del 2024 ha mostrato ampie criticità nei rapporti tra il Partito di Dio e le sue milizie da un lato e lo Stato libanese dall’altro:
Sebbene ci sia stato un tempo in cui i governi libanesi consideravano Hezbollah la “resistenza nazionale” contro l’occupazione israeliana, quei tempi sono passati. La maggior parte dei libanesi – comprese ampie maggioranze di cristiani e sunniti e una minoranza crescente di sciiti – considera Hezbollah il braccio intrusivo dell’ingerenza iraniana.
Il cessate il fuoco e la sfida dell’unità del Libano
Formalmente, il cessate il fuoco del 2024 avrebbe dovuto aprire al graduale disarmo di Hezbollah da parte delle Forze armate libanesi (Laf), che però non si è concretizzato. Da un lato, Beirut non intende morire per il Partito di Dio in una fase critica di confronto tra Israele e Usa e l’Iran suo protettore. Dall’altro, però, l’assalto israeliano certamente non aiuta la noramlizzazione del Paese dei Cedri. Il Washington Institute ricorda che le autorità di Beirut “desiderano un cessate il fuoco per dare validità alla loro richiesta di colloqui diretti e alleviare l’enorme emergenza umanitaria rappresentata dagli oltre un milione di sfollati nelle ultime settimane”.
L’Orient sottolinea che Beirut non vuole fare del Paese un terreno di guerra per procura tra Israele e Iran e che “il Libano ha adottato una serie di misure di sicurezza presso l’aeroporto internazionale Rafik Hariri di Beirut e ai valichi di frontiera terrestri e marittimi per prevenire il contrabbando di armi e i flussi finanziari illeciti” diretti a Hezbollah. Dopo aver in passato avallato iniziative favorevoli all’unità nazionale, come durante la visita di Papa Leone XIV a novembre, questa volta Naim Qassem, segretario generale di Hezbollah, ha invitato Salam e Aoun a disertare e boicottare il negoziato, nella consapevolezza che per la sua organizzazione, sostanzialmente, lo stato di conflittualità appare più governabile di uno di pace dove toccherebbe scegliere tra le proprie posizioni politiche e il Paese.
Il Libano al bivio tra Israele e Hezbollah
Youssef Rajji, ministro degli Esteri del Libano, parlando con InsideOver è stato netto, affermando che “a Hezbollah interessa solo il bene dell’Iran”. Parimenti, Israele e il governo di Benjamin Netanyahu, a lungo obnubilati dalla retorica della guerra infinita, spesso non hanno colto questa evidenza, alimentando quello stesso conflitto che genera instabilità e incertezza alle porte di casa dello Stato Ebraico. Aoun, ricevendo il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, ha nella giornata di ieri ricordato che un cessate il fuoco “non può essere unilaterale”. Beirut deve difendere la sua sovranità dall’assalto israeliano e dall’intrusione di Hezbollah.
In quest’ottica, Paesi come l’Italia hanno un ruolo potenzialmente spendibile come provider di assistenza umanitaria e appoggio politico. In un negoziato in salita, il Libano ha poche carte da giocare, una fra tutti quella legata al rischio stabilità in caso di collasso del Paese. Attori come l’Italia, che puntellano la missione internazionale Unifil, possono emergere come mediatori ulteriori per convincere Tel Aviv a non accelerare sui raid contro il Libano e dare a Beirut capitale politico da spendere, spingendo inoltre gli Usa a non pensare al cessate il fuoco libanese come a un espediente tattico per sostenere la fase di negoziato con l’Iran. L’equilibrio è precario e il martoriato Libano necessità di prevedibilità e sicurezza. Israele e Hezbollah saranno disposte a concedergliele ? La trattativa e le sue conseguenze aiuteranno a capirlo.
Di Andrea Muratore. (Inside Over)