(Roma, 13 aprile 2026). A gennaio si sarebbe svolto un incontro tra l’allora ambasciatore a Washington della Santa Sede, il cardinale Chritophe Pierre, e il sottosegretario alla Difesa, Elbridge Colby. Il giallo sulla lite
Lo scontro tra Donald Trump e Leone XIV, esploso oggi senza controllo, non è arrivato del tutto inaspettato. Malumori e borbottii oltre Atlantico si sono accumulati per mesi dopo una serie di messaggi lanciati da Papa Prevost a commento di varie iniziative di politica interna e estera intraprese dalla superpotenza. “La guerra è tornata di moda” e “ciò minaccia gravemente lo stato di diritto che è il fondamento di ogni pacifica convivenza civile”, aveva detto il Pontefice il 9 gennaio nel corso di un incontro con il corpo diplomatico in Vaticano. Il Papa che viene dal Midwest non aveva incluso nelle sue parole riferimenti espliciti al presidente degli Stati Uniti ma in molti avevano pensato a varie mosse del tycoon in quel giorni oggetto di una forte copertura mediatica: l’esercizio della forza in Venezuela, le minacce nei confronti della Danimarca e l’aumento della pressione sul regime iraniano.
Un primo tuono anticipatore della tempesta andata in scena oggi si sarebbe registrato il 22 gennaio durante un incontro al Pentagono tra il cardinale Christophe Pierre, l’allora ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti (da pochi giorni il nuovo nunzio apostolico a Washington è l’arcivescovo milanese Gabriele Caccia), e il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby. Il meeting, riportato per primo ad inizio aprile da Mattia Ferraresi su Free Press e poi ripreso e commentato su vari media Usa, è stato definito al Washington Post da un alto funzionario anonimo del Vaticano come “inusuale” e “tutt’altro che una passeggiata”. Non è oltretutto consuetudine che un esponente ecclesiastico faccia visita al dipartimento della Difesa, ribattezzato, dettaglio non da poco, “della Guerra”, invece del dipartimento di Stato o della Casa Bianca.
Secondo quanto riferito ai media Usa, i funzionari del Pentagono e del Vaticano avrebbero discusso delle proprie diverse opinioni sugli eventi più attuali, presumibilmente, tra i vari dossier, Venezuela e le azioni di contrasto all’immigrazione illegale gestite dall’Ice. Sul livello di tensione raggiunto nel corso dell’incontro ci sarebbero versioni discordanti. L’insider della Santa Sede consultato dal Washington Post ha dichiarato che si è trattato di “un dialogo franco e diretto su questioni in cui la distanza tra il Vaticano e gli Stati Uniti è evidente e chiara”. Un’altra fonte del quotidiano americano ha riferito che gli uomini del Pentagono, partendo dal discorso del Papa al corpo diplomatico, “hanno tentato di giustificare la (loro) attività militare” e hanno cercato di presentare la forza americana come “una via legittima verso la pace”. Un ragionamento che avrebbe fatto emergere “visioni contrastanti sul ruolo e sugli scopi della guerra” da entrambe le parti.
Più accesa appare invece la ricostruzione del confronto pubblicata da Free Press, secondo cui Colby avrebbe avvertito il cardinale Pierre che l’esercito statunitense ha “il potere di fare ciò che vuole e che la Chiesa farebbe meglio a schierarsi dalla sua parte”. Un funzionario Usa avrebbe persino paventato la minaccia del “Papato di Avignone”, un riferimento al periodo del XIV secolo durante il quale il re francese dominava il papato.
Il Pentagono ha respinto la ricostruzione fornita da Free Press definendola “gravemente falsa e distorta” sottolineando che Colby ha avuto un incontro “sostanziale, rispettoso e professionale” con Pierre. Il dipartimento della Difesa ha precisato che nel corso del “cordiale incontro, sono stati discussi diversi argomenti, tra cui questioni di moralità nella politica estera, la logica della Strategia di Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, l’Europa, l’Africa, l’America Latina e altri temi”. “Il cardinale Pierre”, ha dichiarato inoltre il Pentagono, “ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa ed entrambe le parti si sono dette fiduciose di poter proseguire un dialogo aperto e rispettoso”.
Anche la Nunziatura Apostolica non ha alimentato le indiscrezioni e ha fatto sapere di essere “grata” per le opportunità di incontrare i funzionari Usa “per discutere di aree di interesse comune”. Il direttore della Sala Stampa ha poi chiarito venerdì scorso che “la versione dei fatti diffusa da alcuni organi di stampa (…) non corrisponde affatto alla verità”. Parole che sono apparse come un tentativo di abbassare la tensione tra Washington e il Vaticano. Evidentemente vano, come reso chiaro oggi dall’irruzione sulla scena del ciclone Trump.
Di Valerio Chiapparino. (Il Giornale)