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Chi gode per le piazze violente in Europa ?

(Roma, 01 novembre 2026). Ipotesi, considerazioni e interrogativi sulle piazze violente in Europa

Piuttosto che, oppure oltre che occuparsi o persino distrarsi con la politica interna – dalle divisioni nel campo largo dell’alternativa a quelle nel campo del centrodestra- sarebbe forse il caso di interrogarsi tutti, a sinistra e a destra, sulla improbabile, assai improbabile coincidenza casuale delle fiamme che devastano le piazze d’Europa, e non solo d’Italia. Piazze di paesi governati dalla destra o dalla sinistra, indifferentemente. Siamo a una Unione europea di piazza, più attiva di quella istituzionale creata dai trattati.

Perché così tante manifestazioni insieme, come insieme -non dimentichiamolo, per favore- i meno giovani fra di noi vissero la stagione degli anni di piombo, anch’essi non limitati all’Italia. Anche se solo in Italia si riuscì a sequestrare fra il sangue della scorta, tenere prigioniero per 55 giorni e infine uccidere il personaggio politico più centrale, più incisivo e peggio difeso: Aldo Moro.

Perché ?, ripeto. C’è, e dove, una regìa unica, della quale non si rendono conto quelli che vi si prestano nelle tenute e con i metodi dei più violenti, persino minorenni? E’ veramente tutto da addebitare questo disordine ai leader europei appena chiamati in causa da Putin per respingere i sospetti rapidamente addensatisi su di lui? O è, appunto, proprio al Cremlino la centrale di questa specie di guerra parallela o complementare a quella scatenata dallo stesso Putin contro l’Ucraina? Una guerra che la Russia non riesce a vincere con i mezzi militari, a causa degli aiuti giunti all’Ucraina dall’Occidente, e cerca di vincere invece destabilizzando l’Europa.

Siamo tuttavia sicuri -altra domanda indiscreta, diciamo così- che la destabilizzazione dell’Europa faccia comodo solo a Putin? E non anche, per esempio, agli Stati Uniti nella versione sempre più inquietante del presidente Donald Trump? Che diffida, a dir poco, degli europei e preferisce perseguire un rapporto privilegiato con Putin neppure tanto nascosto mediaticamente dopo quell’incontro di ferragosto dell’anno scorso in Alaska. Dove i militari americani inciamparono nei tappeti stesi per farvi passare sopra l’ospite.

Di Francesco Damato. (Start Magazine)

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