(Roma, 09 luglio 2026). Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato la concessione della licenza a Kiev
Donald Trump dà il via libera all’Ucraina per produrre missili Patriot. Kiev da tempo chiede aiuti per le proprie difese aeree. Il semaforo verde americano con la cessione della licenza per la produzione di missili intercettori può essere una svolta? L’annuncio del presidente americano al vertice Nato di Ankara può aprire un nuovo capitolo nella guerra, data l’incapacità di Kiev a intercettare missili balistici, a fronte del successo crescente nel bloccare droni e missili da crociera. In realtà, l’apertura di Trump è ancora troppo vaga per poter essere considerata davvero un game changer.
La concessione della licenza, anzitutto, è accompagnata dal prevedibile ‘nyet’ all’invio all’Ucraina di missili intercettori dei magazzini Usa, in carenza come quelli degli alleati nel Golfo e in Europa. « Ne abbiamo, ma non così tanti. Anche noi ne abbiamo bisogno », ha constatato il presidente americano, nel momento in cui si stima che le riserve degli Stati Uniti non saranno ricostituite almeno fino al 2028, anche tenendo conto del recente aumento della produzione. La sconsolante sintesi strategica è che la Russia produce più missili balistici di quanto gli Stati Uniti riescano a produrre intercettori.
La promessa di Trump è vaga perché il presidente non ha precisato se Kiev sarà autorizzata a produrre i Pac-2 o i Pac-3, missili con capacità di gran lunga superiori. Lo stesso Trump ha poi ammesso di non aver ancora informato le compagnie produttrici (Lockheed Martin e Rtx Corporation, già Raytheon) della decisione annunciata ieri a Volodymir Zelensky. Non è poi chiara la disponibilità delle componenti cruciali per la produzione degli intercettori e i tempi dell’apertura di una intera catena di rifornimento di queste componenti all’Ucraina che dovrà poi aprire una fabbrica, ghiotto obiettivo per le forze di Mosca, che dovrà quindi essere protetta da batterie di Patriot da sottrarre altrove.
Incognita tempi e i costi
Negli ultimi due attacchi massicci delle forze di Mosca contro Kiev, nella notte fra l’1 e il 2 luglio, e in quella fra il 5 e il 6, le forze ucraine non sono riuscite a intercettare nessuno dei missili balistici lanciati. E Vladimir Putin ha intensificato gli attacchi missilistici contro l’Ucraina, con circa 100 missili al mese, con un andamento in aumento.
La Russia, secondo le stime ucraine, riesce a produrre fra i 60 e i 65 missili balistici Iskander, il principale missile balistico usato da Mosca, al mese. Prima che Kiev riesca a produrre i suoi intercettori, ci vorrà comunque tempo e Mosca potrà sfruttare l’intervallo di tempo per intensificare i raid missilistici.
Ogni missile intercettore per il sistema Patriot costa circa tre milioni di dollari. E fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti non ne producevano più di 60 al mese, 50 secondo gli analisti. Per loro, e per i Paesi alleati, in Europa e nel Golfo. Ad aumentare i dubbi sulla possibilità effettiva del trasferimento, il rischio oggettivo che i russi si approprino della tecnologia del sistema che gli Stati Uniti hanno autorizzato fino a ora a produrre solo Germania e Giappone. I subcontractor che riforniscono di componenti missilistiche, sistemi per il controllo dell’accensione e della spinta, come i carburanti solidi, i sistemi guida, i grandi produttori di missili sono sempre gli stessi, come ha concluso una ricerca del Center for Strategic and International Studies.
Aziende ucraine come Fire Pont, la produttrice di alcuni droni e dei missili da crociera Flamingo, ha anticipato un programma per la produzione di un sistema di difesa anti missile a costi ridotti e ha avviato negoziati con produttori europei per la forniture di componenti complesse, a partire da una intesa già sancita con la tedesca Hensoldt, per l’acquisizione di radar avanzati. Fire Point ha già iniziato a sfornare missili da usare una volta che saranno state acquisiti i sistemi guida.