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Iran, i costi da capogiro dell’Operazione Epic Fury : spesi tra i 25 e 35 miliardi di dollari

(Roma, 19 aprile 2026). L’Operazione Epic Fury è tra le campagne militari più costose in breve tempo: spesi fino a 25-35 miliardi dopo sei settimane

La perdita del drone di sorveglianza MQ-4C Triton, dal valore stimato tra i 235 e 250 milioni di dollari, confermato lo scorso 14 aprile dal Comando per la Sicurezza Navale USA, è solo uno dei molti grattacapi per il Pentagono. Lo scorso mese il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DoD) aveva riferito al Congresso che i primi sei giorni di guerra sarebbero costati 11,3 miliardi di dollari. Un dato che supera le precedenti stime avanzate dal Center for Strategic and International Studies riferite alle prime 100 ore del conflitto.

Fino ad oggi il DoD ha diffuso poche informazioni dettagliate sulle operazioni in corso, in controtendenza rispetto a precedenti campagne in Medio Oriente. Come rilevava un articolo apparso su Small Wars Journal, “a differenza delle fasi iniziali dei precedenti conflitti in Medio Oriente, in cui i costi venivano differiti attraverso il finanziamento del deficit e distribuiti su un lungo orizzonte temporale, l’impatto inflazionistico di questo conflitto è immediato e politicamente rilevante”.

Le schede informative giornaliere del DOD indicano i mezzi impiegati nell’operazione Epic Fury e il numero approssimativo di obiettivi colpiti, ma offrono un livello di dettaglio limitato. Interpolando questi dati con le dichiarazioni del Pentagono il CSIS suddivide i costi dell’Operation Epic Fury in tre principali categorie: le operazioni e supporto, le munizioni utilizzate e le perdite, ovvero i costi per sostituire mezzi e risorse distrutti o danneggiati.

Attraverso le stime del Congressional Budget Office, relative ai costi operativi e di supporto delle singole unità, e una metodologia già adottata dall’Ufficio di gestione e bilancio durante le guerre in Iraq e Afghanistan, il CSIS aveva stimato per le sole prime 100 ore di campagna circa 3,7 miliardi di dollari.

I costi stimati dal CSIS erano dominati da quelli per le munizioni offensive per circa 1,5 miliardi di dollari, seguiti da quelli per le operazioni aeree di 125 milioni, operazioni navali di 64 milioni e operazioni terrestri di 7 milioni. Non meno lusinghiero è il dato relativo al consumo degli intercettori per la difesa aerea, stimato attorno a 1,7 miliardi. Ma a distanza di 12 giorni dall’inizio dell’Operazione il conto, per Washington, è ancora più salato.

Sale il bollettino dei costi USA

Secondo le stime del CSIS, la somma di tutte le principali voci di spesa della campagna militare al giorno 12 dell’Operazione è infatti pari al valore di 16,5 miliardi di dollari, e fortemente sbilanciato verso una componente specifica: le munizioni. In particolare, la parte dominante del costo è costituita dall’impiego e dalla sostituzione di armamenti come missili da crociera, bombe guidate, sistemi balistici tattici e soprattutto intercettori antimissile (Patriot e THAAD), che da soli portano la spesa complessiva a oltre 11 miliardi di dollari.

Le spese restanti sono riferite in varia misura ai danni stimati per le perdite di mezzi e infrastrutture danneggiate, e a costi operativi complessivi (aria, mare e terra). La dinamica temporale dei costi dell’operazione rimane “front-loaded”, ovvero sbilanciata verso l’inizio del conflitto, invece di essere distribuita in modo uniforme nel tempo.

Nonostante la diminuzione dei costi di mantenimento dell’Operation Fury rispetto ai giorni iniziali, il budget consumato dal Pentagono rimane significativo.  Secondo quanto riportato da Marine Insight, gli Stati Uniti starebbero spendendo circa 10.300 dollari al secondo per questa guerra, con una quota principale destinata al consumo di munizioni pari a circa 320 milioni di dollari al giorno. Seguono le missioni aeree, che costano circa 245 milioni di dollari al giorno, e le operazioni navali, che aggiungono ulteriori 155 milioni di dollari ogni 24 ore.

Valori che non catturano comunque il picco iniziale di spesa ad alta intensità, per le prime 100 ore di conflitto, che supererebbe di oltre il 20% queste stime indicate da Marine Insight.

Più recentemente l’American Enterprise Institute (AEI), organizzazione di ricerca e analisi politica con sede a Washington, indica una stima molto più ampia e aggiornata nel tempo rispetto ai numeri del CSIS delle prime 100 ore o dei primi 12 giorni. Con la conclusione della sesta settimana dell’Operazione e l’ingresso in un periodo di cessate il fuoco di due settimane, il costo incrementale finora sostenuto sarebbe stimato tra i 25 e i 35 miliardi di dollari.

Dati che potrebbero indurre la Casa Bianca a riconsiderare il costo delle proprie leve coercitive, quindi riproporre periodicamente un tavolo diplomatico come possibile strategia di uscita.

Di Davide Ragnolini. (Inside Over)

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