(Roma, 17 aprile 2026). Alcune forze della destra radicale europea, dopo la sconfitta elettorale del premier ungherese Viktor Orban, stanno rivalutando il costo politico della vicinanza all’amministrazione statunitense
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump viene percepito sempre più come un fattore di rischio anche da parte di forze della destra radicale europea, che dopo la sconfitta elettorale del premier ungherese Viktor Orban stanno rivalutando il costo politico della vicinanza all’amministrazione statunitense. Secondo un alto funzionario del Rassemblement National interpellato dall’edizione europea di “Politico”, Marine Le Pen avrebbe detto ai suoi durante una riunione interna che occorre “mantenere le distanze”, mentre la stessa fonte ha sostenuto che “la vicinanza agli Stati Uniti nel contesto attuale non è stata ben accolta dagli elettori ungheresi”. Il riposizionamento sarebbe stato accelerato non solo dal voto in Ungheria, ma anche dalle conseguenze della guerra in Iran e dallo scontro tra Trump e Papa Leone XIV.
In Germania, esponenti di Alternativa per la Germania hanno espresso valutazioni simili: Torben Braga ha affermato che, “nello specifico contesto elettorale”, il legame con Trump non appare una strategia promettente, mentre Matthias Moosdorf ha definito un “peso insostenibile” per Orban la “ostentata dimostrazione di amicizia” con Washington, compreso il sostegno del vicepresidente James David Vance. Resta però, secondo il testo, l’eredità politica del premier ungherese, considerato da molte destre europee un modello per l’agenda populista, dal confronto con Bruxelles agli attacchi contro stato di diritto e sistema mediatico. Diversi esponenti nazionalisti ritengono infatti che la vittoria di Peter Magyar sia dipesa più dalla centralità di corruzione e problemi quotidiani che non da un rigetto della linea anti-Bruxelles. In questa lettura, la sconfitta di Orban non chiuderebbe la sfida alla Commissione europea, ma spingerebbe piuttosto le destre a cercare una leadership alternativa nel continente, con il Rassemblement National che guarda già alle presidenziali francesi del 2027.