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Ecco il metodo insolito con cui Mojtaba Khamenei avrebbe negoziato la tregua in segreto

(Roma, 08 aprile 2026). La nuova Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, avrebbe negoziato nell’ombra la tregua tra Iran e Stati Uniti, utilizzando appunti manoscritti trasmessi tramite intermediari.

Mentre Donald Trump minacciava pubblicamente l’Iran di una «distruzione totale», dietro le quinte sarebbe stato un altro a muovere i fili: Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema della Repubblica islamica, dopo la morte del padre Ali Khamenei.

Secondo un’inchiesta esclusiva del sito statunitense «Axios», Mojtaba avrebbe ordinato per la prima volta dall’inizio del conflitto ai suoi negoziatori di lavorare attivamente a un accordo con Stati Uniti e Israele.

Tre fonti indipendenti – tra cui un funzionario israeliano e un rappresentante regionale – lo hanno confermato alla testata.

Colpisce anche il metodo di comunicazione: per timore di attacchi mirati contro la leadership iraniana, avrebbe utilizzato principalmente appunti scritti a mano, fatti pervenire ai negoziatori tramite intermediari.

La ricostruzione di «Axios» smentisce inoltre quanto riportato il giorno precedente dal quotidiano britannico «The Times», secondo cui Khamenei si troverebbe in coma. Secondo il portale americano, questa informazione non corrisponde al vero.

Le fonti descrivono la mossa della Guida suprema come un punto di svolta nel conflitto: per la prima volta dall’inizio dell’escalation, la leadership iraniana avrebbe cercato attivamente una via d’uscita. «Senza il suo via libera non ci sarebbe stato alcun accordo», ha dichiarato una fonte regionale ad «Axios».

Tutte le decisioni cruciali prese lunedì e martedì sarebbero state adottate con il suo esplicito consenso. Altre due fonti parlano apertamente di «svolta».

Entrambe le parti si preparavano al peggio

L’avvicinamento a un accordo sarebbe stato favorito anche dalla spirale di escalation in cui erano entrambi i fronti. Sempre secondo «Axios», il Dipartimento della Difesa statunitense stava preparando una «massiccia campagna di bombardamenti contro le infrastrutture iraniane».

Un funzionario del Pentagono ha dichiarato: «Non avevamo idea di cosa sarebbe successo. Era una situazione folle».

Anche sul fronte iraniano si preparavano misure di ritorsione «di portata senza precedenti», e parte della popolazione civile avrebbe abbandonato le proprie abitazioni.

Un ruolo chiave nell’intesa lo avrebbe avuto anche la diplomazia: il Pakistan ha fatto da mediatore tra Washington e Teheran. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha scritto su X che entrambe le parti hanno accettato un cessate il fuoco immediato, esteso anche al Libano.

Per venerdì ha invitato delegazioni dei due Paesi a Islamabad, con l’obiettivo di negoziare un accordo duraturo.

Di Sven Ziegler. (Blue News)

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