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Francia nel caos, Macron condanna le violenze : «chi devasta e saccheggia sarà punito»

(Roma, 18 ottobre 2026). Dopo gli scontri che hanno travolto le principali città francesi, l’eliseo promette fermezza

La Francia fa i conti con le conseguenze di una delle giornate di protesta più violente degli ultimi anni. Dopo gli scontri, gli incendi e i saccheggi che ieri hanno investito numerose città del Paese, il presidente Emmanuel Macron ha condannato duramente le devastazioni, assicurando che i responsabili saranno perseguiti e puniti. Il capo dell’Eliseo ha ribadito la necessità di distinguere le rivendicazioni pacifiche dei manifestanti dalle azioni di quanti hanno preso di mira negozi, edifici pubblici e simboli delle istituzioni repubblicane.

“Questa sera proviamo tutti rabbia e vergogna”, ha tuonato il presidente francese, rivolgendosi alla nazione. “Nulla giustifica la violenza”, ha aggiunto. E annuncia: “I prefetti di Francia potranno prendere delle decisioni per proteggere le nostre città“, compresa quella di vietare alcune manifestazioni”.

Per Macron la “giustizia dev’essere esemplare”, “chi ha distrutto deve pagare e risarcire” e ha anticipato di aver già chiesto che quanto accaduto non si ripeta. Il presidente non nega che la rabbia legittima vada ascoltata ma ha ribadito che i vertici dello Stato saranno “intransigenti coi violenti”, al punto che saranno anche stabiliti dei divieti di assembramenti laddove sarà necessario.

Secondo il bilancio aggiornato diffuso dal ministero dell’Interno francese, le persone fermate sono almeno 1.800, mentre oltre 500 poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Le manifestazioni contro il e le difficoltà del sistema scolastico hanno coinvolto 550mila persone secondo le autorità, 800mila secondo gli organizzatori. A Parigi, Marsiglia, Bordeaux e Lione, gruppi di facinorosi hanno dato vita a violenti scontri con le forze dell’ordine, incendiando automobili e saccheggiando esercizi commerciali. A Limoges, le fiamme hanno devastato gran parte dello storico municipio ottocentesco.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha attribuito le violenze a migliaia di individui appartenenti all’ultrasinistra radicale, ai quali si sarebbero successivamente uniti gruppi dediti ai saccheggi. Ma la gestione della sicurezza è finita già al centro di crescenti critiche. Diversi amministratori locali hanno denunciato l’insufficienza delle risorse impiegate dalle forze dell’ordine, mentre l’ex presidente François Hollande ha parlato di un apparato di sicurezza sopraffatto dalla portata degli scontri.

Non si tratta più solo di ordine pubblico. Dietro le violenze si apre una crisi politica che rischia di accompagnare Macron fino alla conclusione del suo mandato. La mobilitazione ha finito per mettere a nudo le difficoltà di un esecutivo incapace di intercettare una protesta sempre più frammentata. Il problema, per l’Eliseo, non riguarda esclusivamente la gravità delle devastazioni, ma anche l’imprevedibilità di una mobilitazione che ha trovato nei social network un potente strumento di aggregazione, sfuggendo ai tradizionali canali di organizzazione sindacale e politica.

Sul piano politico, il primo ministro Sébastien Lecornu ha scelto una linea di contrapposizione particolarmente netta. Il capo del governo ha invitato le forze politiche a scegliere da che parte stare, tra la Repubblica e i responsabili delle devastazioni, prendendo di mira soprattutto La France insoumise, il movimento guidato da Jean-Luc Mélenchon.

Di Francesca Salvatore. (Il Giornale)

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