(Roma, 02 ottobre 2026). È fondamentale capire la storia di ogni pilota e cosa può cambiare dopo la loro assunzione: come funzionano i controlli in Medio Oriente e i timori degli occidentali
Non è importante soltanto che i piloti siano adeguatamente addestrati per poter ottenere la licenza di volo. Dopo quanto avvenuto con il dirottamento del volo Dubai-Tel Aviv che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, due fonti del Corriere fanno sapere che molti Paesi europei cercano di capire come avviene quali sono le procedure di assunzione ma anche molto altro come, ad esempio, la presunta radicalizzazione di un comandante a un’ideologia.
Il “controllo dei precedenti”
In inglese si chiama “Background check”, traduzione letterale di “controllo dei precedenti”. Ma cosa significa? Si tratta di una revisione dettagliata della storia di una persona o di un’azienda per verificare fatti come istruzione, esperienza lavorativa e precedenti penali. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha detto molto chiaramente che il primo ufficiale omanita che ha accoltellato il comandante provando a far schiantare l’aereo “ha subìto un indottrinamento radicale islamista”.
Ma non è finita qui: a posteriori, alcuni funzionari di Gerusalemme hanno spiegato che “gli account social del copilota mostrano chiaramente che si era radicalizzato nell’ideologia jihadista: parla apertamente di uccidere ebrei”.
Una questione delicata
Ecco, adesso gli occidentali cercano di capire come sia possibile che quel pilota sia rimasto al suo posto così a lungo, nel senso di andare a fondo nel processo di quel che accade dopo che si è ottenuta la licenza. “La domanda per le autorità emiratine non è soltanto se il copilota avesse superato i controlli al momento dell’assunzione. È quanto quel giudizio di “idoneità” fosse aggiornato”, spiega il quotidiano.
Specialmente in Medio Oriente la questione è molto sensibile: si tratta di un’area geografica che assume anche personale internazionale. Anche se si è a conoscenza della Background check, gli occidentali non sanno nel dettaglio “chi controlli materialmente ogni pilota, quali informazioni vengano cercate e quanto spesso il controllo venga aggiornato”.
Cosa succede negli Emirati Arabi
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea spiega che il controllo sulla sicurezza della flotta di Flydubai è compito dell’Autorità Generale per l’Aviazione Civile degli Emirati Arabi Uniti. “Questo include la responsabilità di garantire che l’operatore soddisfi i requisiti applicabili riguardanti i propri equipaggi di volo e la loro idoneità al volo”. Da questo punto di vista, la piramide vede la General Civil Aviation Authority, autorità dell’aviazione civile, e poi via via altre strutture che dovrebbero occuparsi di analisi e recepire informazioni riguardanti la sicurezza.
Non è noto, però, se e quale banca dati venga consultata, qual è l’arco di tempo che viene preso in esame e nemmeno se le informazioni che provengono da altri Paesi sono messe a disposizione delle autorità emiratine. Ultimo, ma non per importanza, non si conosce nemmeno l’arco di tempo nel quale avvengono i controlli sui piloti.
“Quasi tutti i grandi operatori aerei stranieri impongono ‘background check’ ai piloti prima di assumerli, con la cooperazione di enti di investigazione statuali e non”, dichiara al Corriere Fabio Flenda, che da oltre 30 anni lavora nel settore che riguarda la sicurezza del volo e numerose altre voci. “Questo processo diventa più difficile, soprattutto nei Paesi arabi, quando ci si trova di fronte a un ipotetico pilota islamista che non ha mai commesso reati, violenze o violazioni, né ha mai dato segnali di estremismo. Anche i profili social vengono esaminati”, prosegue.
Di Alessandro Ferro. (Il Giornale)