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Arriva Max : la super-app che il Cremlino usa per spiare i suoi cittadini

(Roma, 18 settembre 2026). Si tratta dell’alternativa «patriottica» russa a Telegram e WhatsApp, ma secondo una ricerca può trasformarsi in un potente strumento di sorveglianza. E le celebrità russe l’hanno già pubblicizzata in video e sketch comici

Su un gommone in mezzo al mare, uno dei più popolari rapper russi, Egor Kreed, prende il telefono e chiama un amico: «Bro, pensa, Max prende persino in mare».

Il rapper parla di Max, la nuova super-app sul modello della cinese WeChat – un’unica piattaforma che riunisce servizi diversi, dalla messaggistica ai pagamenti, fino all’accesso ai servizi pubblici. Si tratta dell’alternativa “patriottica” a Telegram e WhatsApp e ormai le celebrità russe la pubblicizzano come ha fatto il rapper, ma anche Valya Karnaval – cantante, attrice e influencer seguita da milioni di persone sui social – che in una story ne aveva esaltato la capacità di mantenere la connessione persino in ascensore. Alla campagna hanno partecipato anche la rapper e influencer Instasamka e il comico Denis Dorokhov.

Max, però, pare non essere una semplice applicazione: una ricerca condotta da un gruppo di informatici e citata dal Guardian ha individuato capacità che potrebbero trasformarla in un sofisticato e potentissimo strumento di sorveglianza. Non può leggere indiscriminatamente tutto ciò che si trova sul telefono, ma può accedere ai dati e alle attività svolte all’interno del proprio ecosistema di mini-app. Negli ultimi diciotto mesi decine di milioni di russi hanno installato Max e, secondo il Guardian, questa estate la piattaforma sarebbe diventata l’app di messaggistica più utilizzata nel Paese. La sua diffusione non è stata però spontanea: dipendenti pubblici, insegnanti e studenti hanno subito pressioni per trasferire sulla piattaforma parte delle proprie comunicazioni.

Da Mosca, ovviamente, nessun allarme, ma una forte spinta verso il suo utilizzo, mentre le autorità hanno progressivamente limitato l’uso dei servizi concorrenti. L’app è prodotta da VKontakte, la società russa di social media strettamente legata allo Stato, e secondo quanto riportato dal Guardian, Vladimir Putin avrebbe inoltre una partecipazione indiretta nella società che la controlla.

Come ha spiegato Roya Ensafi, professoressa associata di informatica presso l’Università del Michigan, in un’intervista al quotidiano inglese, l’applicazione può essere definita come una specie di «porta di accesso»: «Abbiamo studiato l’escalation del controllo di Internet da parte della Russia negli ultimi dieci anni. Ciò che Max offre è la tattica più ingegnosa e al tempo stesso più spaventosa utilizzata dai governi autoritari».

E la docente avverte sui rischi perché si tratta di «un modello di autoritarismo digitale che qualsiasi governo può seguire», ha aggiunto Ensafi dopo che il suo team è riuscito a scaricare la versione dell’app utilizzata in Russia. Il gruppo di lavoro ha infatti condotto una ricerca arrivando alle seguenti conclusioni: Max può acquisire schermate dei contenuti delle mini-app all’insaputa degli utenti, accedere alle informazioni memorizzate al loro interno, ai messaggi e ai pagamenti. E si arriva alla parte più inquietante: l’app può persino iniettare codici nelle mini-applicazioni, il che significherebbe – secondo quanto spiegato dai ricercatori – che il governo russo potrebbe usarla per lanciare attacchi informatici. Max non è invece in grado, per ora, di infiltrarsi direttamente in app esterne come Telegram e WhatsApp. Ma mentre Mosca limita l’utilizzo delle piattaforme concorrenti, una parte dei cittadini russi viene spinta verso l’alternativa nazionale.

«Il preside della scuola ci ha convocati lo scorso marzo e ci ha detto chiaramente: d’ora in poi, tutto avverrà tramite Max. Questo include le chat con i genitori, l’invio dei compiti e altre comunicazioni scolastiche», ha raccontato al Guardian un’insegnante di Mosca. «Non c’è una vera possibilità di dire di no». Anche uno studente di San Pietroburgo ha raccontato un’esperienza analoga: prima dell’inizio dell’anno accademico gli sarebbe stato comunicato che gli studenti sprovvisti di un codice Qr generato attraverso Max non avrebbero potuto accedere agli edifici dell’università o ai dormitori.

Eppure, ai vertici del sistema russo Max sembra non essere così utilizzata. Diverse personalità e uomini d’affari hanno raccontato al Guardian che le élite continuano ad accedere a Telegram e Signal per le comunicazioni quotidiane. Una fonte vicina al Cremlino ha spiegato di avere acquistato un secondo telefono esclusivamente per installarvi Max, il tutto per continuare a usare le sue applicazioni preferite sull’altro telefono: «È tutta una messinscena. Nessuno in politica lo usa davvero», ha detto. Solo pochi dei suoi canali pubblici hanno infatti raggiunto un pubblico paragonabile a quello dei maggiori canali Telegram. Neppure sul fronte dell’informazione Max è ancora riuscito a soppiantare la concorrenza.

Di Laura Foti. (La Stampa)

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