(Roma, 14 settembre 2026). Droni di Mosca sul convoglio Kiev-Varsavia. A bordo pure Boris Johnson, l’ex capo della Cia Petraeus e il consigliere per la sicurezza italiano Saggio. L’allarme della Polonia : «Vladimir Putin attacca l’Occidente»
La guerra, quando decide di allargarsi, non sempre arriva con i carri armati. A volte prende un treno. E aspetta che a bordo ci sia qualcuno abbastanza importante da rendere l’allarme una notizia internazionale. Questa volta sul convoglio c’erano Boris Johnson, alcuni consiglieri europei per la sicurezza, diplomatici, tra i quali anche il consigliere della sicurezza nazionale italiano Fabrizio Saggio, parlamentari e accademici. Tornavano da Kiev verso la Polonia dopo una conferenza sulla sicurezza quando, intorno alle cinque del mattino, il treno è stato fermato per un allarme droni, nell’area tra Yahodyn e Dorohusk. «Abbiamo ricevuto solo un avviso di evacuazione ma potuto proseguire poco dopo», racconta Saggio. Ma il convoglio successivo è stato colpito da un drone russo, a ridosso del confine. Nel frattempo, l’ex direttore della Cia David Petraeus, forse il vero obiettivo, viaggiava su un altro treno che si trovava nella stessa stazione al momento dell’attacco. Il confine polacco è ormai una geografia mentale più che una linea sulla carta.
A Yahodyn, nella regione di Volyn, un drone ha distrutto una stazione di servizio sulla frontiera polacca. Parecchi camion hanno preso fuoco, due conducenti sono rimasti feriti. A 2 km dal confine, un altro drone ha colpito la locomotiva di un treno passeggeri. Il valico è stato temporaneamente chiuso. Il ministro degli Esteri polacco Sikorski, ieri a Kiev a colloquio con l’omologo Sybiha, non ha dubbi:«Si tratta di un’escalation, l’aggressione russa si spinge verso l’occidente». Di fronte a questo scenario, secondo Sikorski, è necessario «raddoppiare gli sforzi». Il premier Tusk ha convocato una riunione d’urgenza del Consiglio dei ministri, col timore che «nelle prossime settimane i raid potrebbero colpire la Polonia». Mosca sostiene che gli obiettivi siano infrastrutture ferroviarie utilizzate per il trasporto di materiali militari europei. Kiev risponde che Putin sta bussando alle porte dell’Unione europea e della Nato. Varsavia, meno incline alle metafore, convoca i vertici della sicurezza. La rete ferroviaria ucraina è sotto attacco sistematico. Depositi, stazioni, locomotive, materiale rotabile. I ritardi diventano una misura paradossale della guerra: anche il tempo civile viene bombardato.
E mentre l’Europa guarda verso la frontiera, Donald Trump lancia il suo monito a Zelensky: smettere di colpire le scorte russe di gasolio, perché gli attacchi stanno provocando scarsità. Una frase tecnica, quasi da consiglio di amministrazione petrolifero, pronunciata mentre intorno al conflitto si moltiplicano incendi e traiettorie. Il carburante è la grammatica stessa di questa guerra. L’Ucraina rivendica nella notte gli attacchi contro le raffinerie di Slavyansk, nel Krasnodar, e Taneco, in Tatarstan. La Russia accusa Kiev di aver colpito camion che trasportavano gasolio destinato alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, provocando due morti tra i militari russi. Intanto, a Odessa il bilancio è di 2 morti e 24 feriti. Mosca intensifica gli attacchi contro le infrastrutture portuali, bloccando il traffico nel Mar Nero e mettendo a rischio la sicurezza alimentare globale. Un grande magazzino farmaceutico di Kiev, viene colpito per il secondo giorno consecutivo. A Oleshky (Kherson), 3 civili deceduti e altri intrappolati senza cibo e medicine. E in Lituania si alzano gli allarmi, si fermano i voli a Vilnius, decollano i caccia Nato. Poi si scopre che era solo uno stormo di uccelli. I piumati sono innocenti, i droni no. Zelensky parla di 2.100 uav russi lanciati in una settimana, 1.700 bombe guidate e 78 missili. Ieri ha sanzionato la sua ex portavoce Yulia Mendel, accusata di diffondere propaganda di Mosca.
Di Luigi Guelpa. (Il Giornale)