L'actualité du Proche et Moyen-Orient et Afrique du Nord

Un elicottero russo Mi-24P Hind abbattuto nel Mali : l’avanzata della guerriglia e gli alleati Francia e Ucraina

(Roma, 13 luglio 2026). I successi ottenuti dai ribelli potrebbero prefigurare il fallimento della strategia di penetrazione perseguita da Mosca nel continente

Nelle ultime settimane i Tuareg e le formazioni jihadiste del Mali hanno condotto una serie di attacchi coordinati contro le posizioni sostenute dalle forze armate della giunta militare guidata dal generale Assimi Goïta a Bamako e dall’Africa Corps inviato dalla Federazione Russa, ottenendo successi in tutto il territorio e abbattendo un elicottero da attacco Mi-24P “Hind” operato dall’Africa Corps in un’azione di guerriglia di rilevante portata – per le capacità dimostrate – che ricorda le spiazzanti vittorie ottenute dai mujaheddin in Afghanistan.

L’ondata di attacchi sferrati dalle formazioni ribelli – che a quanto pare hanno anche catturato attrezzature militari appartenenti sia alla giunta che alle forze paramilitari russe – riguarda una grande parte del Mali, comprese aree a Est della capitale Bamako, assaltando un convoglio che trasportava oltre 200 combattenti russi e più di 100 soldati maliani. Le informazioni, riportate con zelo dalle fonti ucraine che potrebbero fiancheggiare queste formazioni di miliziani in una campagna di guerriglia che ricorda molto le guerre parallele delle guerre mondiali, da Lawrence d’Arabia in poi, mostrano come Mosca, dopo aver perso posizioni rilevanti in Siria, rischi di perdere terreno anche terreno nel Mali data l’incapacità di fronteggiare i jihadisti maliani e i gruppi indipendentisti che si sono uniti per rovesciare la giunta militare.

Stando a quanto riportato da fonti dirette dell’agenzia Reuters, il gruppo affiliato ad Al Qaeda Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), il ramo saheliano di Al-Qaeda, e il gruppo ribelle guidato dai Tuareg, il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), hanno sferrato attacchi contro posizioni dell’esercito in tutto il Mali a partire dalla fine di aprile, mettendo nel mirino l’aeroporto della capitale Bamako, figure apicali della giunta militare e colpendo ovunque si presenti la possibilità. L’Africa Corps russo sta supportando l’esercito del Mali nella lotta contro le insurrezioni dal 2012. Per anni, i jihadisti del JNIM e i combattenti indipendentisti del FLA hanno nutrito un “odio mortale l’uno per l’altro“, riporta Le Monde, ma a quanto pare hanno “messo da parte le loro divergenze per affrontare il nemico comune: la giunta militare al potere a Bamako“. A dimostrazione di questo fatto vi sono i successi ottenuti sul campo, che hanno visto tra gli ultimi obiettivi il convoglio diretto verso la città settentrionale di Anefis, dove i combattimenti persistono da una settimana, e l’abbattimento di un elicottero d’attacco con lanciarazzi spalleggiabili che dimostrano una “capacità” elevata nel fronteggiare la spedizione russa che, almeno sulla carta, dovrebbe essere meglio addestrata e meglio armata.

Negli ultimi due mesi e mezzo dell’ampia offensiva congiunta, la nuova formazione ribelle ha conquistato Kidal, nel Nord del Mali, e ucciso il generale Sadio Camara, ministro della Difesa e numero due del regime militare, sferrando attacchi simultanei contro posizioni nel Nord, nel Centro e nel Sud del Paese, comprese le linee di collegamento che portano alla città di Anéfis, a circa 120 chilometri a Sud di Kidal, dove gli ausiliari russi si sono trincerati in un accampamento militare. Secondo gli analisti che studiano i movimenti sul campo, la perdita di una città come Anéfis rappresenterebbe un “duro colpo per la giunta di Goïta“, essendo l’ultima grande base maliana nella regione di Kidal – una roccaforte dei ribelli tuareg – e un “checkpoint strategico sulla strada per Gao“. Secondo Reuters, sono stati segnalati attacchi coordinati in diverse città del Mali, tra cui Gao, Anefis, Aguelhok, Sévaré e Kéniéroba.

Le imboscate tese dai ribelli tuareg e dai qaedisti e l’abbattimento di un elicottero d’attacco corazzato “Hind” in dotazione ai governativi dimostrano le capacità maturate da queste formazioni, che vengono immortalate nei video diffusi sui social con un discreto numero di mitragliatrici medie PKM (abbreviazione di Mitragliatrice Kalašnikov Modernizzata) di fabbricazione russa, ma che dispongono anche di lanciarazzi spalleggiabili, forse armi catturate in precedenza durante l’assalto di altri convogli paramilitari russi appartenenti al Corpo d’Armata Africa russo, spesso riportato Afrika Corps, che ha sostituito il Gruppo Wagner come principale forza militare russa a supporto della giunta militare al potere in Mali dal ritiro delle truppe francesi.

Secondo gli osservatori militari, tuttavia, il filmato dell’abbattimento dell’Hind suggerisce l’impiego di un cannone antiaereo ZU-23 da 23 mm montato su un pick-up. La perdita dell’elicottero segue diversi incidenti precedenti che hanno coinvolto velivoli russi in Mali. Ad aprile, i ribelli hanno affermato di aver abbattuto un elicottero da trasporto Mi-8 gestito dalla Russia vicino a Gao e di aver catturato un Mi-24P dell’Aeronautica militare maliana, originariamente fornito dalla Russia. A giugno, un altro attacco ha preso di mira elicotteri Mi-24 presso la base aerea di Mopti.

Le dinamiche dell’azione hanno dimostrato un elevato livello di sofisticatezza dell’attacco. Infatti, le milizie tuareg hanno teso inizialmente un’imboscata al nutrito convoglio delle FAMa e dell’Africa Corps, impegnato in una duplice attività di rafforzamento degli avamposti governativi e di conquista di villaggi nella turbolenta regione di Kidal, roccaforte delle milizie tuareg maliane. Secondo le informazioni disponibili, i guerriglieri impegnati nell’attacco erano circa un migliaio, pesantemente armati e coadiuvati da droni. Oltre alle vittime, l’assalto è costato alle truppe governative e all’Africa Corps la perdita di decine di mezzi, inclusi due elicotteri.

I continui successi ottenuti dai ribelli contro le formazioni paramilitari russe indicano il progressivo indebolimento dell’Africa Corps e potrebbero prefigurare il fallimento della strategia di penetrazione economica, politica e militare perseguita da Mosca nel continente. Di particolare interesse è stata la pubblicazione, da parte del Kyiv Post, di una fotografia che ritraeva miliziani tuareg insieme a uomini armati stranieri intenti a esibire una bandiera ucraina. Nello stesso articolo, il quotidiano riportava anche dichiarazioni del GUR, il Direttorato principale dell’intelligence del Ministero della Difesa ucraino, relative al sostegno fornito ai combattenti tuareg. Non si tratta di un episodio isolato. Già dal settembre 2023, infatti, unità delle Forze Speciali ucraine operavano in Sudan, dove sono state impegnate in azioni di disturbo e contrasto del gruppo Wagner. La presenza di un distaccamento di forze speciali e membri dell’intelligence di Kiev in Africa conferma sia la dimensione globale del confronto con la Russia, ormai esteso ben oltre il teatro dell’Europa orientale, sia le capacità del GUR di condurre operazioni in un ambiente distante e complesso come quello africano, che ricalca le strategie di “supporto della guerriglia” per colpire gli interessi di un avversario al fine di disimpegnare risorse da quello che è considerato il fronte principale, contrastare i suoi piani o semplicemente ingaggiare le sue forze per produrre un effetto psicologico.

È tuttavia plausibile ipotizzare che lo sviluppo di tali capacità, così come le attività condotte in Sudan e in Mali, sia stato agevolato dal supporto di servizi d’intelligence e Ministeri della Difesa di Paesi terzi. Verosimilmente, entità con una consolidata esperienza operativa nel Sahel e nell’Africa orientale, come la Francia, estremamente vicina alla causa ucraina, potrebbero aver giocato in ruolo importante in questo scenario. In questo contesto, è ragionevole attendersi un incremento delle attività ibride e non convenzionali contro gli interessi russi nel continente, con l’obiettivo di eroderne l’influenza e aumentarne i costi di permanenza.

Il Cremlino, infatti, ha mostrato crescenti difficoltà nel sostenere efficacemente i governi africani nella lotta contro insorgenza e terrorismo, esponendo al contempo le proprie forze a elevati livelli di attrito. Per tale ragione, il modello di penetrazione russa fondato sul sostegno militare e politico alle giunte locali in cambio dell’accesso a concessioni minerarie, inizia ad evidenziare i suoi limiti e le criticità che altre vecchie potenze coloniali hanno già riscontrato, abbandonando il campo.

Di Davide Bartoccini. (Inside Over)

Recevez notre newsletter et les alertes de Mena News


À lire sur le même thème