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Hormuz, fine del blocco per le navi : la riapertura dello Stretto vale 600 miliardi di dollari

(Roma, 17 aprile 2026). L’annuncio di Teheran: stop all’ingorgo marittimo fino a che durerà il cessate il fuoco tra Israele e Libano. Qui transita ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto del pianeta

Un sì che può valere 600 miliardi di dollari e durerà, per ora, dieci giorni. L’annuncio dato oggi dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il periodo restante del cessate il fuoco tra Libano e Israele è un segnale fortissimo di distensione. Festeggiano i mercati, con i prezzi del petrolio in brusco calo, ma anche la diplomazia. “L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è del tutto aperto e pronto per il pieno passaggio. Grazie!”, scrive sui suoi social Donald Trump. Ma subito aggiunge che il blocco navale resterà in vigore fino a quando non si sarà raggiunto un accordo tra Usa e Iran.

Acque basse, non più di sessanta metri di profondità, sponde quasi a portata di mano: da un lato Iran, dall’altro Oman e gli Emirati. Attraverso questo corridoio di meno di quaranta chilometri nel punto più stretto transita ogni giorno circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto del pianeta — un flusso che nel 2025 ha toccato i venti milioni di barili al giorno, quasi 600 miliardi di dollari l’anno. Chi controlla Hormuz controlla il respiro energetico del mondo. E il risultato di questi due mesi di respiro sospeso è un enorme ingorgo marittimo che ha bloccato oltre mille navi nel Golfo Persico.

Quando era iniziato il doppio blocco

Dal 28 febbraio fine, data dell’attacco statunitense-israeliano all’Iran, Teheran aveva usato questa leva con precisione chirurgica, bloccando di fatto il passaggio alle navi commerciali e facendo schizzare i prezzi del greggio. La risposta americana era arrivata lunedì scorso con un blocco navale formale sulle esportazioni petrolifere iraniane, con l’obiettivo dichiarato di strangolare le entrate di Teheran e costringerla al tavolo negoziale. Il blocco Usa ha funzionato, almeno sulla carta. Secondo i dati della società di monitoraggio marittimo Kpler, nessuna petroliera iraniana carica di greggio ha lasciato il Golfo attraverso lo Stretto dopo il 10 aprile. Poi, mercoledì, il primo segnale di movimento: tre tanker iraniani — Deep Sea, Sonia I e Diona — sono diventati i primi carichi a passare dallo Stretto dall’entrata in vigore del blocco americano, trasportando complessivamente cinque milioni di barili di greggio caricati sull’isola di Kherg, il principale terminal petrolifero iraniano nel Golfo Persico.

Il frutto della diplomazia

Il collegamento con la tregua libanese è esplicito: la riapertura è un gesto di de-escalation sincronizzato con i dieci giorni di cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore a mezzanotte. Sul fronte diplomatico, Starmer e Macron nel pomeriggio hanno presieduto una riunione virtuale di circa quaranta Paesi, con l’obiettivo di istituire una missione multilaterale per ripristinare la sicurezza della navigazione nello Stretto. A Istanbul, il presidente turco Erdogan all’Antalya Diplomacy Forum ha detto che mantenere Hormuz aperto deve essere una priorità assoluta.

La riapertura resta però agganciata a un calendario strettissimo: la tregua Iran-Usa scade il 22 aprile. Oltre quella data, senza un accordo — i negoziati in Pakistan si sono arenati il weekend scorso, ma le diplomazie sono sempre al lavoro con la mediazione di Islamabad — lo Stretto potrebbe tornare a chiudersi. E con esso, di nuovo, il mercato energetico globale, che adesso già festeggia.

Di Francesco Manacorda. (La Repubblica)

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