Il presidente siriano ad interim Ahmed al Sharaa si è recato oggi in visita ad Amman, la capitale della Giordania, dove ha incontrato il re Abdullah II. Si tratta del terzo viaggio all’estero, dopo le visite in Arabia Saudita e in Turchia, del nuovo capo dello Stato siriano, che ha assunto il potere in seguito alla caduta dell’ex presidente Bashar al Assad lo scorso 8 dicembre per mano di fazioni armate guidate dallo stesso Al Sharaa, noto all’epoca con il nome di battaglia Abu Mohammed al Jolani. Durante la visita, Al Sharaa era accompagnato dal ministro degli Esteri, Asaad al Shaibani, che a gennaio si era recato ad Amman, dove aveva incontrato l’omologo Ayman Safadi, al quale aveva espresso gratitudine per aver accolto i rifugiati siriani, ribadendo la volontà di costruire “relazioni bilaterali di qualità a tutti i livelli”.
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La visita odierna del presidente siriano si è conclusa in poche ore e, secondo la stampa giordana, le parti hanno concordato di collaborare per combattere il contrabbando di droga e armi lungo il loro confine comune. Negli ultimi anni, la Giordania ha intensificato la repressione del traffico di armi e droghe, in particolare del Captagon, uno stimolante simile all’anfetamina, lungo i suoi 375 chilometri di confine con la Siria.
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Il regime di Assad ha guadagnato miliardi di dollari dal contrabbando di Captagon, destinato principalmente ai Paesi del Golfo. Secondo gli esperti, il traffico di Captagon ha rappresentato una delle principali fonti di entrate per il regime di Assad, che ha sfruttato i profitti del narcotraffico per aggirare le sanzioni internazionali e mantenere il controllo su alcune aree del Paese durante il conflitto civile scoppiato nel 2011.
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Il re Abdullah II ha ribadito il sostegno della Giordania ai siriani “nella ricostruzione del loro Paese attraverso un processo che coinvolga tutti i settori del popolo, garantendo l’unità, la sicurezza e la stabilità della Siria”. Il sovrano ha accolto con favore i risultati della Conferenza di dialogo nazionale siriana di ieri, sottolineando che si tratta di un passo importante verso la ricostruzione della Siria e la realizzazione delle aspirazioni del suo popolo. Vale la pena ricordare che la Giordania, uno dei pochi Paesi arabi ad aver mantenuto la propria ambasciata a Damasco durante la guerra civile dal 2011, aveva già ospitato un vertice internazionale sulla Siria il 14 dicembre scorso, meno di una settimana dopo la caduta di Assad. Il re ha sottolineato l’importanza di “creare condizioni adeguate al ritorno volontario e sicuro dei rifugiati siriani”, la cui presenza in Giordania è stimata da un minimo di circa 600 mila persone a un massimo di 1,2 milioni.