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L’organizzazione per la cooperazione islamica si riunirà il 12 novembre a Riad sul conflitto a Gaza

(Roma, 07.11.2023). L’Organizzazione per la cooperazione islamica (Oci) terrà una riunione straordinaria il prossimo 12 novembre, a Riad, in Arabia Saudita, per discutere della “brutale aggressione israeliana contro il popolo palestinese”. Secondo un comunicato stampa diramato ieri dall’Oci, la riunione è stata organizzata su richiesta del re dell’Arabia Saudita, Salman bin Abdulaziz al Saud. All’evento è atteso anche il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, per il quale si tratta della prima visita ufficiale in Arabia Saudita dopo l’accordo per la ripresa delle relazioni diplomatiche bilaterali fra Teheran e Riad, concluso lo scorso 10 marzo a Pechino con la mediazione cinese. Secondo il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, la riunione straordinaria organizzata dall’Organizzazione per la cooperazione islamica per il prossimo 12 novembre sarà cruciale per gli sforzi diplomatici tesi a stabilire un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

Lo scorso 4 novembre, durante il viaggio di ritorno dalla riunione dell’Organizzazione degli Stati turchi (Ost) di Astana, Erdogan aveva affermato di attribuire “grande importanza al vertice dell’Oci”, annunciando che sarebbe stato occasione per “esercitare pressioni per un cessate il fuoco”. “Naturalmente la posizione degli Stati membri dell’Oci è molto importante in questo frangente”, aveva aggiunto. Del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, Erdogan aveva dichiarato che “non è più qualcuno con cui possiamo parlare”. Il presidente turco aveva inoltre annunciato un incontro con il presidente iraniano Raisi a margine della riunione dell’Oci. L’obiettivo di Ankara, aveva precisato, è far sì che “i bambini palestinesi possano vivere in pace come gli altri bambini del mondo”. Negli ultimi giorni, il presidente turco Erdogan aveva dichiarato che è “dovere storico” della Turchia “salvare i palestinesi dall’oppressione israeliana” e “fermare il bagno di sangue nella Striscia di Gaza”. “Stiamo facendo e continueremo a fare più di quanto non sembri”, aveva aggiunto, assicurando che la Turchia “non avrebbe abbandonato i fratelli e le sorelle nella Stricia di Gaza”, anche perché è una sua “responsabilità storica denunciare i crimini di coloro che sostengono questo massacro immorale, spietato e riprovevole”.

L’Organizzazione per la cooperazione islamica, che comprende 57 Stati membri distribuiti su quattro continenti, lo scorso 4 novembre aveva condannato i bombardamenti israeliani su scuole, ospedali e luoghi di rifugio per gli sfollati nella Striscia di Gaza, come l’ospedale Al Quds e la scuola di Al Fakhoura, gestita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’impiego dei rifugiati palestinesi (Unrwa). Il 18 ottobre, inoltre, l’Oci aveva tenuto un’altra riunione straordinaria, presso la sua sede di Gedda, sempre su richiesta dell’Arabia Saudita, per discutere degli sviluppi del conflitto tra Israele e il movimento islamista palestinese Hamas. Nella dichiarazione conclusiva diffusa al termine della sessione, i 57 Paesi membri avevano condannato “le posizioni internazionali che esprimono sostegno all’aggressione brutale contro il popolo palestinese e concedono l’impunità a Israele, approfittando dei doppi standard che forniscono una copertura alla potenza occupante”. Nella stessa dichiarazione, inoltre, si condannava il bombardamento israeliano sull’ospedale Al Ahli di Gaza, che aveva provocato la morte di centinaia di persone.

(Nova News)

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