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La «nave-spia» russa ha operato al largo della Sicilia ?

(Roma, 15.01.2023). Grandi manovre navali russe alla larga della Sicilia? L’analista militare Frederik van Lokeren, ex ufficiale della marina belga, ha identificato l’arrivo nel Mediterraneo della più moderna nave spia di Mosca, la “Yury Ivanov”.

Utilizzando tecniche di intelligence su fonti aperta, il militare belga ha identificato l’importante nave-spia di Mosca in mare nel Mediterraneo e, seguendo i tracciati di immagini satellitari e radio, ha dichiarato che la nave avrebbe preso posizione nel Mediterraneo entrando da Gibilterra, incrociando al largo della Sicilia, e poi raggiungendo la base navale di Tartus in Siria, perno strategico del Cremlino nel Mediterraneo.

La Ivanov, ricorda Repubblica, è un fiore all’occhiello della marina del Cremlino ed è operata dagli 007 di Mosca: “le sue dotazioni sono top secret e persino il nome – che ufficialmente evoca un ammiraglio – sembra un omaggio all’omonimo generale dei servizi segreti morto misteriosamente nel 2010. Pare che disponga di un sistema di intelligenza artificiale, in grado di coordinare la raccolta di dati sulle emissioni di radio e radar”. Inoltre “ha un centrale che dirige in maniera automatica il jamming – ossia il disturbo – degli apparati individuati”. Lungi dall’essere un mercantile sotto copertura o una nave molto piccola, è un colosso di quasi cento metri di lunghezza dotata di sistemi di autodifesa.

La Ivanov potrebbe aver operato azioni di intelligence navale per carpire segreti e informazioni alla base Usa di Sigonella. Inoltre, non dimentichiamolo, la Sicilia è uno dei pivot della strategia globale Usa come centro di comunicazione mondiale per la sua folta rete di cavi sottomarini che si dipanano dall’Atlantico all’Indo-Pacifico e hanno nella Trinacria. Analizzando il tema dei cavi sottomarini, è possibile indicare nella sorveglianza sulla rete a stelle e strisce una delle missioni della Ivanov. Come ha ricordato Paolo Mauri su queste colonne, infatti, il taglio dei cavi sottomarini potrebbe essere il primo atto di una guerra tra grandi potenze. E il Mediterraneo sarebbe scenario chiave per mosse del genere.

Van Lokeren è molto attento a monitorare gli spiegamenti navali russi nel Mar Mediterraneo. Secondo quanto ha scritto su Twitter, anche la fregata Admiral Gorshkov sarebbe pronta a essere dispiegata dopo essersi esercitata nel Mar Mediterraneo.

Appare chiaro che Mosca stia replicando una strategia di presenza navale a ridosso delle coste delle nazioni Nato a diversi mesi dalla corsa marittima che ha contraddistinto la primavera e l’inizio dell’estate, col fine di mettere in campo sia un’operazione di pressione strategica che di mostrare la sua capacità di proiezione al netto delle difficoltà sul campo in Ucraina.

L’ammiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte ha dichiarato a Formiche che “siamo ritornati a un assetto di Guerra fredda” in cui il Mediterraneo è terreno di scorribande e confronto diretto. “C’è la portaerei americana, ci sono le navi russe che seguono la portaerei e poi ci sono ancora altre navi russe che orbitano molto pericolosamente vicino al mare Adriatico”, nota Sanfelice. “Si tratta di uno scenario che ho vissuto quando ero un giovane ufficiale inseguendo navi e sommergibili russi: mi sembra di essere tornato indietro nel tempo di cinquant’anni”. Come la prima, anche la Guerra Fredda 2.0 bussa alle porte dell’Italia. E se in passato a essere coinvolti erano soprattutto i confini terrestri del Paese-frontiera della Nato, oggi è il Grande Mare a essere interessato dalla proiezione russa. Una sfida sistemica per la sicurezza nazionale che nella guerra-ombra delle marine e delle spie non può non mettere in allerta i nostri apparati securitari.

Di Andrea Muratore. (Il Giornale/Inside Over)

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