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Russia in rivolta, in 28mila fuggono e prendono la cittadinanza in Israele. Tra di loro artisti e star

(Roma, Parigi, 21 novembre 2022). Secondo Npr «alcuni dei più grandi talenti artistici russi sono immigrati in Israele trovando un posto sicuro dove ricostruire la loro carriera»

Uno dei primi ad andarsene dalla Russia, subito dopo l’aggressione dell’Ucraina ordinata da Vladimir Putin, era stato un comico che in Italia era diventato molto popolare negli ultimi due anni, Ivan Urgant, autore e presentatore, tra l’altro, di due edizioni di un programma di fine anno che in modo esilarante faceva il verso alla tv del nostro Paese. Urgant, insieme alla famiglia, dopo un post critico sulla guerra, se ne è andato, inizialmente in Israele.

LA GRANDE FUGA

Ma a Tel Aviv sono in realtà migliaia i russi fuggiti: si calcola, secondo un servizio di Npr, la radio pubblica americana, che siano 28.000 coloro che hanno chiesto la cittadinanza a Israele. Tra di loro moltissimi intellettuali, artisti, talenti, ballerini, scrittori, stelle della musica pop, che hanno scelto di lasciare la Russia da quando Putin ha chiesto al suo esercito di attaccare l’Ucraina. Secondo Npr «alcuni dei più grandi talenti artistici russi sono immigrati in Israele quest’anno, trovando un posto sicuro dove ricostruire la loro carriera e dare voce alla loro coscienza sulla guerra del loro paese in Ucraina».

Viene citato l’artista Victor Melamed, i cui ritratti sono apparsi sulla rivista New Yorker: «Restare dietro la cortina di ferro è stato incredibilmente spaventoso – ha spiegato – voglio essere una persona del mondo». Altri artisti sono fuggiti invece in Turchia, Kazakistan e Georgia. Chi ha almeno un nonno ebreo, però, può ottenere facilmente la cittadinanza di Israele, per questo in molti hanno scelto Tel Aviv.

LE TESTIMONIANZE

La rivista Rolling Stones ha pubblicato la testimonianza di un importante regista russo, Aleksandr Molochnikov, che invece è riuscito a trasferirsi negli Stati Uniti. Racconta: «Meno di un anno fa ero regista e sceneggiatore di successo a Mosca. Ora passo le mie notti insonni a New York City, cercando di trovare i biglietti aerei per i miei amici per fuggire dalla Russia prima che vengano mandati in prima linea o arrestati. Stavo per iniziare a girare un film quando il Cremlino ha iniziato a bombardare le città ucraine. Decine di attori e una troupe cinematografica stavano aspettando che iniziassi le riprese. Molti dei miei amici erano già fuggiti dal paese quella settimana. Mi chiamavano ogni cinque minuti, chiedendomi perché ero ancora in Russia. Con l’escalation della violenza in Ucraina, lo stato ha represso gli artisti russi e chiunque avesse parlato contro la guerra».

Ancora: «I parlamentari hanno tenuto una riunione e hanno deciso che diversi personaggi pubblici, incluso me, dovessero essere sospesi dal lavoro in Russia, a meno che non avessimo espresso un chiaro sostegno per « l’operazione speciale ». Più di un funzionario ha suggerito di mandarmi in prima linea nel Donbass. La pressione su artisti, comici e soprattutto registi è stata spietata in Russia. Di conseguenza, una dozzina dei più celebri registi teatrali che lavoravano a Mosca prima della guerra hanno lasciato il paese. Un tempo questi uomini e queste donne avevano reso la nostra città una delle capitali teatrali più straordinarie d’Europa. Ora, qualsiasi esibizione deve essere attenta per non offendere i sentimenti del Cremlino». In sintesi: chi può, tra intellettuali, registi, scrittori, artisti in genere che non vogliono sottomettersi alla censura di Putin, fugge.

Di Mauro Evangelisti. (Il Mattino)

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