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L’Iran si riaccende per la morte di Amini. L’allarme dell’ONU

(Roma, 20 settembre 2022). L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani chiede un’indagine tempestiva e imparziale sulla tragica morte della giovane iraniana, al contempo invita le autorità di Teheran a “rispettare il diritto di esercitare pacificamente la libertà di espressione, riunione e associazione”. La posizione degli Usa e la proposta di Elon Musk

Aumenta la tensione in Iran per la tragica morte della giovane Mahsa Amini. Almeno quattro persone sono state uccise nella regione curda durante gli scontri tra le forze di sicurezza e le persone che protestavano per la morte della ventenne, deceduta dopo essere stata arrestata a Teheran con l’accusa di non avere indossato correttamente il velo, secondo agenti della “polizia morale” iraniana. Amini è morta dopo tre giorni in coma e molto probabilmente è stata vittima di torture.

L’ong curda Hengaw Organization for Human Rights sostiene che anche 75 persone sono rimaste ferite negli scontri in piazza con la polizia e altre 250 sono state arrestate.

A Teheran, le forze dell’ordine stanno facendo uso degli idranti per disperdere le manifestanti, ma anche lacrimogeni e pistole caricate con proiettili di gomma. Le donne scese in piazza cantano slogan contro la “polizia morale” e bruciano i propri veli. Nelle ultime ore le proteste sono aumentate anche nelle università del Paese.

Nella regione del Kurdistan e dell’Azerbaigian occidentali molti negozi e bazar sono rimasti chiusi in segno di protesta. Altre serrate si sono verificate a Sanandaj, Saqez, Baneh e Marivan nella provincia del Kurdistan, e nelle città settentrionali di Urmia, Bukan e Piranshahr nella provincia dell’Azerbaigian occidentale.

Le prime manifestazioni per condannare la morte di Amini sono iniziate venerdì sera, quando centinaia di persone si sono radunate fuori dall’ospedale di Kasra, dove è morta la ragazza. Sabato il corpo di Amini è stato portato al cimitero di Aichi nella città di Saqez, nella regione del Kurdistan iraniano. I funerali si sarebbero tenuti sabato mattina, ma le forze di sicurezza iraniane hanno costretto ad anticipare la cerimonia per evitare proteste, per cui non sono stati presenti amici e familiari della ragazza scomparsa.

Per Nada Al-Nashif, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, è molto preoccupante la risposta violenta delle forze di sicurezza contro le proteste per la morte di Amini. In un comunicato ufficiale, ha spiegato che “la tragica morte di Mahsa Amini e le accuse di tortura e maltrattamenti devono essere indagate in modo tempestivo, imparziale ed efficace da un’autorità competente indipendente, in modo da assicurare, in particolare alla sua famiglia, giustizia e verità”.

Al-Nashif ha condannato il ricorso non necessario o sproporzionato alla forza contro i manifestanti e ha invitato a “rispettare il diritto di esercitare pacificamente la libertà di espressione, riunione e associazione”. Ugualmente, ha chiesto alle autorità di “smettere di prendere di mira, maltrattare e detenere le donne che non rispettano le regole dell’hijab”, nonché “abrogare tutte le leggi e i regolamenti discriminatori che impongono l’hijab obbligatorio”.

Dagli Usa, invece, si è pronunciato il segretario di Stato americano, Antony Blinken, sostenendo che Amini “dovrebbe essere viva oggi. Invece, gli Stati Uniti e il popolo iraniano sono in lutto. Chiediamo al governo iraniano di mettere fine alla sistematica persecuzione delle donne e di consentire le manifestazioni pacifiche”.

Elon Musk, ceo di SpaceX, vuole anche dare un suo contributo e ha chiesto al governo americano un’esenzione dalle sanzioni contro l’Iran per offrire, tramite i suoi satelliti Starlink, i servizi di connessione internet al Paese.

Le proteste in Iran vengono lanciate con il tam-tam via social, per cui le autorità hanno cominciato a ostacolare l’accesso a Internet (il primo caso si è verificato nella città di Sanandaj). Musk aveva già fornito antenne e modem all’esercito ucraino per migliorare le capacità di comunicazione nella guerra contro la Russia.

Di Rossana Miranda. (Formiche)

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