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Incendio nel principale centro aerospaziale russo

(Roma, 21 maggio 2022). Nuovo incendio in una delle più importanti strutture dedicate alla sicurezza e ai programmi aerospaziali di Mosca

Un incendio ha interessato per diverse ore un settore dell’area aeroportuale della località Zhukovsky, a sud di Mosca. Non si tratta di un’area secondaria, sia a livello di sicurezza che sotto il profilo industriale: al suo interno è infatti situato il principale centro aerospaziale russo. Una struttura delicata quindi, lì dove hanno origine alcuni dei progetti più importanti del programma spaziale russo, un ramo a cui la presidenza Putin tiene particolarmente. Le fiamme, hanno riportato i media russi, sarebbero state già domate e non risulterebbero feriti. Ma i danni potrebbero essere stati importanti.

L’incendio al centro aerospaziale

Tutto è partito nella prima mattinata moscovita, quando gli abitanti della zona hanno notato una colonna di fumo molto denso risalire dall’area di Zhukovsky. Poi le sirene dei mezzi dei Vigili del Fuoco e della polizia hanno fatto intuire la pericolosità del problema.

Così come spiegato da una fonte russa all’agenzia Interfax, le fiamme sarebbero partite da una sottostazione di trasformazione elettrica. “Una sottostazione di trasformazione è in fiamme nell’area di 30 chilometri quadrati al numero 1 di via Zhukovsky”, si legge nelle dichiarazioni rilasciate dalla fonte all’agenzia Interfax.

La stessa fonte poco dopo ha sottolineato che l’incendio è stato domato e che nessuno dei residenti della zona o degli impiegati del centro aerospaziale è rimasto ferito. Tuttavia l’area sarebbe stata chiusa anche agli stessi addetti, con notevoli ripercussioni sul lavoro portato avanti all’interno della struttura.

È bene ricordare che al momento nel centro aerospaziale di Zhukovsky si stanno sviluppando alcuni dei progetti più importanti voluti da Mosca in questo strategico settore. A partire da quelli relativi al vettore Energia e allo Space Shuttle Buran. Due punti chiave per il rilancio dei programmi aerospaziali del Cremlino.

Gli incendi sospetti in Russia

Quanto accaduto all’interno del centro di Zhukovsky è soltanto l’ultimo di una serie di episodi del genere che hanno coinvolto, dall’inizio delle operazioni militari in Ucraina, delicate strutture per l’industria aerospaziale russa e non solo. Il 21 aprile ad esempio, le fiamme hanno rischiato di divorare a Tver, 150 chilometri a nord-ovest di Mosca, la sede dell’Istituto centrale di ricerca delle forze di difesa aerospaziali della città.

Un’altra struttura delicata quindi, considerata come una vera e propria Cape Canaveral russa. Anche in quel caso ufficialmente non ci sono stati feriti, ma la vicenda ha destato non poca preoccupazione visto che all’interno dell’impianto vengono sviluppati anche i sistemi di lancio e difesa missilistica. Il 23 aprile, le fiamme sono invece divampate nel polo aerospaziale di Korolyov.

Nei giorni successivi un incendio di vasta portata ha coinvolto il più grande impianto chimico di solventi russo, situato nella città di Kineshma, a 400 kilometri da Mosca. Il primo maggio è stata la volta dello stabilimento di Perm dove si produce la polvere da sparo anche per i sistemi lanciamissili Grad e Smerch, avvolto anche in quel caso dalle fiamme.

Più di recente, il 4 maggio un altro incendio ha interessato la zona industriale di Nizhni Novgorod, una delle più grandi della Russia occidentale. Le fiamme si sono sviluppate in un deposito di solventi.

Cosa sta succedendo ?

La particolarità di questi incendi è che coinvolgono per l’appunto strutture delicate. Anche uno solo di questi episodi in tempi di pace risulterebbe anomalo. Tutti gli impianti dove si sono sviluppate le fiamme dovrebbero possedere elevati standard di garanzia e di sicurezza.

Il fatto che gli incendi hanno in comune il fatto di essersi verificati dopo l’inizio della guerra, ha fatto ipotizzare cyberattacchi da parte ucraina. Sabotaggi cioè operati grazie alla manomissione operata da esperti hacker. Mosca però ha sempre smentito. Per i servizi di sicurezza russi, Kiev non sarebbe coinvolta in attacchi di questo genere.

L’altra ipotesi riguarda la possibilità di “semplici” incidenti, causati però indirettamente dallo sforzo bellico in atto. La guerra in Ucraina cioè starebbe distrando mezzi e fondi normalmente destinati alla manutenzione delle opere e delle strutture più delicate. In entrambi i casi comunque per la Russia si tratterebbe di un problema che sta iniziando a diventare molto grave.

Di Mauro Indelicato. (Il Giornale)

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