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Mar Rosso: le prime esercitazioni militari tra Israele, Emirati e Bahrein

(Roma, 16 novembre 2021). Israele ha condotto esercitazioni militari congiunte, della durata di cinque giorni, con due dei Paesi con cui ha normalizzato le relazioni lo scorso anno, Emirati Arabi Uniti (UAE) e Bahrein. Le operazioni hanno visto altresì la partecipazione della Quinta Flotta degli Stati Uniti, attraverso la USS Portland.

Come evidenziato da più fonti, tra cui l’emittente panaraba al-Jazeera, è la prima volta che i tre Paesi mediorientali hanno condotto attività di tal tipo dalla firma dei cosiddetti accordi di Abramo, ufficialmente siglati, alla Casa Bianca, il 15 settembre 2020. La missione navale multilaterale ha avuto inizio il 10 novembre e, secondo quanto riferito dal comando centrale delle forze navali statunitensi, ha incluso tattiche relative a imbarco, ricerca e sequestro, con l’obiettivo di migliorare le capacità di interoperabilità tra le squadre navali dei Paesi partecipanti.

“La collaborazione marittima aiuta a salvaguardare la libertà di navigazione e il libero flusso degli scambi, che sono essenziali per la sicurezza e la stabilità della regione”, ha affermato il viceammiraglio Brad Cooper, comandante del comando centrale delle forze navali statunitensi. Non è stato specificato in quale punto del Mar Rosso si sarebbero svolte le attività. Ad ogni modo, si tratta di un’area di particolare rilevanza per il commercio marittimo internazionale, soprattutto di petrolio, e in cui non sono mancati episodi di tensione negli ultimi anni.

A tal proposito, le esercitazioni del 10-15 novembre si inseriscono nel quadro delle attività svolte per contrastare un nemico comune, l’Iran. “La presenza iraniana è qualcosa che dobbiamo respingere il più possibile dallo Stato di Israele, dal Mar Rosso, dalle aree che danneggiano la nostra libertà di navigazione. Per farlo, dobbiamo stringere collaborazioni più forti”, ha dichiarato un alto ufficiale della Marina israeliana, in condizioni di anonimato, affermando che l’obiettivo di Israele è estendere il raggio d’azione e le capacità di rilevare minacce, così come di vendicarsi, laddove necessario.

In realtà, anche Israele è stato spesso accusato di aver alimentato tensioni nella medesima regione. In tale quadro si colloca l’episodio del 6 aprile, quando un’imbarcazione militare battente bandiera iraniana, soprannominata Saviz, è stata attaccata da mine mentre si trovava nel Mar Rosso, al largo delle coste dello Yemen. Diverse fonti hanno puntato il dito contro Israele, il quale avrebbe confermato a Washington la propria responsabilità. A detta di fonti statunitensi, l’operazione israeliana avrebbe rappresentato una forma di vendetta per i precedenti attacchi contro navi di Israele da parte di Teheran. Tra gli altri episodi dell’ultimo anno vi è poi quello del 13 aprile, data in cui una nave mercantile di proprietà di una compagnia israeliana è stata colpita da un missile, mentre navigava nel Golfo di Oman, al largo di Fujeirah, governatorato degli Emirati Arabi Uniti.

Sin dalla firma degli accordi di Abramo, i legami di cooperazione instaurati da Israele, UAE e Bahrein si sono limitati alla sfera economica e diplomatica, senza toccare l’ambito militare. Tuttavia, alcuni eventi dell’ultimo mese hanno mostrato come i tre Paesi siano intenzionati a collaborare anche nell’ambito della difesa. A tal proposito, il capo dell’aeronautica militare degli Emirati Arabi Uniti (UAE), il maggiore generale Ibrahim Nasser Mohammed al-Alawi, si è recato, per la prima volta, in Israele, il 25 ottobre, nel quadro di una visita definita “storica”. Il generale, in particolare, è stato chiamato a supervisionare le esercitazioni organizzate da Israele, “Blue Flag”, definite le maggiori per le forze aeree coinvolte. Queste hanno avuto inizio a metà ottobre, per una durata complessiva di due settimane. Secondo quanto riferito ai giornalisti da Amir Lazar, capo delle operazioni dell’aeronautica israeliana, tali esercitazioni “non si concentravano sull’Iran”, ma funzionari dell’esercito hanno affermato che l’Iran rimane la principale minaccia strategica di Israele ed è al centro di gran parte della sua pianificazione militare.

Di Piera Laurenza. (Sicurezza Internazionale)

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