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Iran : scontro fra conservatori per la carica di presidente del Parlamento

(Roma-12 maggio 2020). La corsa è più affollata del previsto. Il favorito resta l’ex sindaco di Teheran Mohammad BagherQalibaf, considerato «vicino» all’ayatollah Khamenei.

Che cosa si muove a Teheran, a due mesi e mezzo dalle elezioni politiche, quando manca un anno per le presidenziali? In queste giornate i dubbi sono su chi sarà il successore del «pragmatico» Ali Larijani come portavoce del majlis, il Parlamento di Teheran. La carica è molto ambita, perché viene considerata un passaggio verso possibili incarichi più importanti. Lo stesso Larijani, che dopo 11 anni di incarico e due mandati non poteva essere riconfermato, starebbe pensando di candidarsi alle presidenziali, tanto che ha rinunciato a correre per un «normale» seggio al Parlamento.

Ma in realtà il «salto» dal Parlamento alla presidenza nella storia della Repubblica islamica è riuscito solo ad Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. E Larijani – che sta recuperando come diversi altri esponenti politici dopo essere stato contagiato dal coronavirus – non ha affermato pubblicamente una volontà di correre per la poltrona oggi di Hassan Rohani. In più la sua posizione non è fortissima, visto che correrebbe come ex speaker, non più in carica.

Il majlis uscito dal voto di febbraio è ampiamente dominato dai conservatori, dopo che il Consiglio dei guardiani, rigorosamente fedele alla linea indicata dalla Guida suprema Ali Khamenei, ha falcidiato le candidature dei cosiddetti riformisti, escludendo 9000 nomi. Al momento dello spoglio, il nome che veniva considerato più «pesante» per la guida del Parlamento era quello di Mohammad Bagher Qalibaf, ex sindaco della capitale, reduce da alcuni sfortunati tentativi di candidarsi alla presidenza.

Ma nelle scorse settimane altri nomi sono venuti alla ribalta: si parla dell’ex ministro dell’Istruzione Hamidreza Hajibabaei, o dell’ex ministro della Cultura Mostafa Mirsalim, o del religioso Morteza Aghatehrani, leader della corrente ultraconservatrice Fronte della stabilità delle Rivoluzione islamica e in passato imam all’Istituto islamico di New York. Si tratta, scrivono gli analisti, di esponenti dell’ala «dura», che sarebbero però svantaggiati dall’aperto sostegno di Khamenei verso Qalibaf. Lo stesso vale per ex ministri di Ahmadinejad come Seyed Shamsedin Hosseini, a suo tempo responsabile dell’Economia, e Ali Nikzad, ex responsabile dei Trasporti.

Lo scontro, com’era prevedibile, è fra conservatori e ultrà. E nonostante abbia dovuto affrontare accuse di corruzione da parte dei «duri», Qalibaf gode di forte sostegno come ex comandante dell’Aeronautica dei Pasdaran, e prima ancora capo della polizia, ma soprattutto come esponente considerato vicino alla Guida suprema. A meno di sorprese, ancora una volta sarà il favore di Khamenei a fare la differenza. Ma le apparenti divisioni del fronte conservatore sembrano suggerire che anche le prossime presidenziali saranno elezioni combattute fino all’ultimo.

(di GIAMPAOLO CADALANU – La Repubblica)

(L’articolo)

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