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La Siria firma un patto di difesa con l’Arabia Saudita colpita dagli Houthi : i termini restano segreti

(Roma, 05 novembre 2026). Al Sharaa e bin Salman hanno firmato a Riad un accordo fra i ministeri della Difesa, dai termini non divulgati, e 403,6 milioni di dollari di prestiti sauditi alla Siria, mentre gli Houthi colpiscono il regno.

Che cosa prevede l’accordo di difesa che la Siria ha firmato mercoledì con l’Arabia Saudita? Il presidente siriano Ahmed al Sharaa e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman hanno assistito a Riad alla firma di un pacchetto di intese che comprende una cooperazione fra i due ministeri della Difesa e 403,6 milioni di dollari di prestiti agevolati per la ricostruzione siriana. Il ministero degli Esteri di Damasco ha definito il patto militare il «più rilevante» del pacchetto, ma non ne ha divulgato i termini.

La firma arriva mentre gli Houthi dello Yemen, alleati dell’Iran, continuano a colpire il regno con missili e droni, ricorda Reuters riprendendo la Spa, l’agenzia di Stato saudita. È la seconda visita di al Sharaa a Riad in meno di un mese: il 6 ottobre i due si erano visti per parlare di ricostruzione, questa volta sul tavolo c’è anche la sicurezza. Lo scambio si legge nei numeri: Damasco porta a casa i capitali di cui ha bisogno, Riad si assicura un alleato in più mentre i suoi aeroporti e i suoi impianti petroliferi finiscono sotto il tiro houthi.

La prima domanda riguarda i soldati. In ottobre il sito americano Axios aveva scritto, citando tre funzionari statunitensi, che Riad aveva chiesto a Damasco di inviare forze in Arabia Saudita o in Yemen. Il consigliere per i media della presidenza siriana, Ahmad Zaidan, l’8 ottobre aveva liquidato la notizia come «una menzogna», e il ministero della Difesa siriano aveva assicurato che «attualmente non c’è alcun movimento di forze siriane verso lo Yemen». Lo stesso Zaidan, però, aveva scritto su X che «la sicurezza del Regno dell’Arabia Saudita, e la sicurezza del Golfo, è inseparabile dalla sicurezza della Siria».

La seconda domanda è se la Siria entrerà nel patto della Mecca, l’accordo di mutua difesa firmato in agosto da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan: un attacco a uno dei tre è considerato un attacco a tutti, sul modello della Nato. Sabato 31 ottobre, al Manama Dialogue, la conferenza sulla sicurezza organizzata in Bahrein dall’Istituto internazionale di studi strategici di Londra, il ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani ha detto che «sono in corso discussioni per valutare l’ingresso della Siria nell’alleanza della Mecca».

Quel patto è già stato attivato una volta. Il 5 ottobre i ministri della Difesa e degli Esteri dei tre Paesi, riuniti d’urgenza a Riad, hanno deciso «misure di deterrenza collettiva» e dispiegamenti rapidi nel regno, ha annunciato il ministro della Difesa saudita Khalid bin Salman. Né Ankara né Islamabad hanno però annunciato attacchi contro gli Houthi.

I sei prestiti

La terza domanda è quanto pesi il denaro. Il Fondo saudita per lo sviluppo ha firmato sei accordi con il ministero delle Finanze siriano: 100 milioni andranno a ricostruire e attrezzare gli ospedali danneggiati, 105 alla protezione civile. Altri 90 milioni servono a rimettere in funzione la centrale termica di Aleppo e 60 a riparare le case. Il resto va alle reti dell’acqua potabile di Damasco e Idlib, 30 milioni, e alla digitalizzazione dei servizi finanziari. Firmati anche tre memorandum su industria, agricoltura e ambiente.

Riad è il principale sostenitore del governo di al Sharaa, salito al potere dopo la caduta di Bashar al Assad nel dicembre 2024. Il mese scorso un diplomatico siriano aveva precisato che ogni cooperazione militare con il regno «avverrebbe esclusivamente attraverso canali ufficiali e nel quadro degli accordi bilaterali fra i nostri due Paesi fratelli». L’intesa firmata mercoledì è, per l’appunto, un accordo bilaterale, e Damasco non ha spiegato se preveda addestramento, forniture o personale.

La composizione della delegazione dice la portata del viaggio. Con il presidente c’erano, oltre ad al Shaibani, il ministro della Difesa Murhaf Abu Qasra, quello delle Finanze, quello dell’Industria e il capo dell’intelligence generale, secondo la Sana, agenzia di Stato siriana. Nella nota finale i due leader hanno chiesto una de-escalation e la «cessazione immediata di tutte le azioni che minacciano la sicurezza della navigazione marittima» nel Mar Rosso, a Bab al Mandeb e nello Stretto di Hormuz, ha fatto sapere il ministero degli Esteri siriano.

In ottobre Damasco aveva già condannato gli attacchi houthi su due aeroporti sauditi, tre morti e 36 feriti, come una violazione del diritto internazionale. Da Teheran e dagli Houthi non è arrivata finora alcuna reazione pubblica all’accordo di mercoledì.

(Notizie Geopolitiche.net)

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