(Roma, 28 ottobre 2026). Con il 93% delle schede ordinarie, la Commissione assegna 53 seggi allo schieramento guidato da Netanyahu e 48 seggi a Gadi Eisenkot, mentre i partiti arabi ottengono 19 seggi, un massimo storico. Sebbene i risultati non siano definitivi, non si prevedono aggiornamenti dei dati nell’immediato
Gli israeliani si sono risvegliati nell’incertezza: poco più di dodici ore dalla chiusura dei seggi e con lo scrutinio ancora in corso, l’unico dato certo è che nessuno ha la maggioranza per formare un governo. Il Likud del premier Benjamin Netanyahu resta il primo partito, totalizzando insieme agli alleati 54 seggi, mentre il blocco del cambiamento guidato da Gadi Eisenkot nella notte ha perso via via il leggero vantaggio che gli exit poll gli davano, scendendo a 49. Chi continua a guadagnare terreno sono i partiti arabo-israeliani, la Lista Comune e Ra’am, che al momento sono dati rispettivamente a 11 e 6 seggi per un totale di 17.
Uno scenario che potrebbe ulteriormente cambiare una volta che saranno conteggiati anche i voti espressi tramite la ‘doppia busta’. Il sistema vale per i soldati, per i diplomatici all’estero e i loro familiari, i detenuti, il personale sanitario e le persone affette da patologie mediche, totalizzando secondo le stime della Commissione elettorale centrale (Cec) circa 600mila voti, un numero significativamente superiore rispetto alle ultime elezioni del 2022. Dato il numero consistente di riservisti in servizio e la loro provenienza da tutto lo spettro politico, l’esito è ancora più complesso da prevedere.
Il rafforzamento dei partiti arabi
Con i numeri attuali, l’exploit dei partiti arabi rende difficile per Eisenkot ignorarli, ma un loro possibile coinvolgimento – direttamente nell’esecutivo o come appoggio esterno – sembra improbabile, soprattutto per la Lista Comune, la più ‘pesante’ in termini di seggi ma la cui caratterizzazione politica e’ la piu’ lontana da buona parte dei partiti dell’opposizione, in primis dall’ex premier Naftali Bennett, fondatore della Nuova Destra prima di approdare di recente all’unione con Yair Lapid, e il ‘falco’ russofono Avigdor Liberman.
Voce isolata nel blocco è quella di Yair Golan, leader dei Democratici, che oggi ha nuovamente esortato a fare un accordo. « So contare », ha scritto su X. « Abbiamo l’opportunità di formare un governo del cambiamento in partnership con i cittadini arabi di Israele. Ora serve coraggio. Serve leadership. Serve smettere di avere paura e iniziare ad agire », ha sostenuto il leader di sinistra ed ex numero due dell’esercito israeliano, stigmatizzando la « divisione razzista di Netanyahu tra voti ebraici e voti arabi ».
Il rebus del post-voto e la reazione dei mercati
Ma se la strada del ricorso ai partiti arabi è impervia, le altre due opzioni non risultano molto più digeribili. Da una parte c’è l’ipotesi di un governo di unita’ nazionale che unisca Netanyahu ed Eisenkot, escludendo l’estrema destra. Questa prospettiva potrebbe far tirare un sospiro di sollievo al presidente Isaac Herzog e venire incontro alle preoccupazioni di alcuni alleati internazionali. Secondo Walla, lo stesso presidente Usa, Donald Trump, auspica che nel prossimo esecutivo non ci siano Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich perche’ la violenza dei coloni in Cisgiordania danneggia la sua visione per la regione, rendendone difficile la realizzazione.
Ma una simile soluzione risulterebbe indigesta soprattutto all’opposizione che non si fida del leader del Likud e che in caso di caduta di un simile esecutivo – scenario facilmente ipotizzabile vista la natura composita dell’alleanza – si troverebbe in grande difficolta’ con l’elettorato di riferimento dopo aver passato gli ultimi due anni a promettere, « Mai con Netanyahu ».
Per l’opposizione tuttavia non va molto meglio neanche con l’ipotesi di nuove elezioni, che sembrano una possibilita’ concreta al momento. Netanyahu, gia’ forte del risultato del Likud che resta di gran lunga il primo partito, potrebbe scommettere sulla delusione dell’elettorato arabo, che dopo essersi recato in massa a votare si vede chiudere la porta in faccia dall’opposizione, tanto da non ripetere l’alta affluenza alle urne. E d’altra parte, non e’ detto che gli israeliani sparsi per il mondo volino una seconda volta in patria per tornare a votare.
E mentre il mondo politico analizza molteplici scenari, l’incertezza si è già fatta sentire sui mercati che hanno reagito male. La Borsa di Tel Aviv ha registrato forti perdite, con il TA 125 che lascia sul terreno il 3%, il TA 35 il 2,5%, il TA 90 cede il 4,6% e il TA dei servizi assicurativi e finanziari segna -6,3%. Anche lo shekel è fortemente indebolito sul dollaro.
Trump rivendica il sostegno a Netanyahu : « Ha cambiato tutto »
A intervenire sull’esito delle elezioni è stato anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha rivendicato il ruolo del proprio endorsement a favore del premier israeliano.
« Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non a una vittoria per Netanyahu », ha scritto il presidente americano sul suo social Truth. Trump ha quindi concluso il messaggio parlando di sé in terza persona: « Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump, che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America ».
Herzog, fare di tutto per evitare nuove elezioni
« Dobbiamo fare di tutto, tanto più dopo la giornata di ieri, per evitare di dover ricorrere a ulteriori elezioni. Mi aspetto che chiunque arrivi qui » per le consultazioni post-voto « lo faccia con una mente aperta ». È il commento del presidente israeliano Isaac Herzog, alla luce della tornata elettorale che si è tenuta ieri nel Paese. Nessuno dei due blocchi principali ha la maggioranza mentre i partiti arabo-israeliani hanno registrato un exploit.
« Invitero’ i rappresentanti dei gruppi parlamentari a tenere consultazioni la prossima settimana in preparazione all’incarico di formare il prossimo governo. Chiedo a tutti coloro che vengono a incontrarmi di venire con la mente aperta ». Lo afferma il Presidente israeliano Isaac Herzog.
Di Cecilia Scaldaferri. (AGI)