(Roma, 25 ottobre 2026). Disagi al traffico merci lungo il confine turco, mentre cresce la pressione Usa per “l’isolamento assoluto”. E il fronte diplomatico è in stallo da mesi
La chiusura delle frontiere e le interruzioni al transito che coinvolgono Pakistan, Iraq e Turchia stanno alimentando il timore che le restanti rotte commerciali dell’Iran possano subire ulteriori limitazioni. Ciò aggrava l’impatto delle restrizioni marittime e aeree imposte dagli Stati Uniti.
Sebbene Washington non abbia dichiarato un blocco terrestre nei confronti dell’Iran, la chiusura dei valichi con il Pakistan e l’Iraq, unita ai persistenti disagi al traffico merci lungo il confine turco, ha destato preoccupazione a Teheran. Aumenta dunque la pressione economica sul regime degli ayatollah.
La Marina statunitense sta già bloccando i porti iraniani da mesi, in risposta alle azioni di Teheran nello Stretto di Hormuz. Ciò ha azzerato le esportazioni di petrolio e ha causato gravi interruzioni nell’importazione di beni, inclusi i generi alimentari. Anche se il blocco esclude i beni di natura umanitaria, molti operatori del settore marittimo temono di essere fermati. Le riserve di petrolio di cui l’Iran disponeva al di fuori del blocco statunitense, e che per mesi ha potuto continuare a vendere ad acquirenti in Cina, sono ormai esaurite. L’economia iraniana è stata messa in ginocchio dalla guerra e dall’isolamento.
Le famiglie iraniane hanno perso il 90% del proprio potere d’acquisto. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 128%, costringendo molte famiglie ad acquistare carne a credito. Il valore del rial iraniano è sceso a un nuovo minimo, attestandosi a 2.740.000 unità per dollaro. La situazione è grave. I valichi di terra iraniani sono infatti diventati sempre più importanti a seguito del blocco navale. Ma quali tra questi sono stati chiusi ?
L’Iraq ha chiuso quello di Sheeb, mentre il Pakistan ha bloccato i camion provenienti dall’Iran presso due punti di passaggio chiave: Gabd e Taftan. Anche le severe sanzioni contro le compagnie aeree hanno aggravato la situazione. In più la pressione militare da parte del presidente Trump, il cui obiettivo è spingere l’Iran a concedere aperture sul proprio programma nucleare, è un altro elemento centrale. Il fronte diplomatico è in stallo da mesi, e gli Stati Uniti stanno puntando a una «campagna di isolamento assoluto» contro il regime, ha spiegato il Segretario del Tesoro Scott Bessent. Al 29 settembre, 17.000 camion attendevano ai confini dell’Iran con Turchia, Afghanistan e Azerbaigian, con ritardi che raggiungevano spesso i 20 giorni.
L’autista Abdul Ghani, 28 anni, ha affermato che gli autotrasportatori stanno affrontando “estreme difficoltà”. “Non abbiamo acqua potabile né strutture adeguate per il cibo o altri beni di prima necessità”, ha detto. Un altro autista, Azeem Khan, 32 anni, ha affermato che tutti stanno soffrendo, in particolare i commercianti e i lavoratori del Balochistan. “Le perdite aumentano di giorno in giorno”, ha aggiunto. Miad Maleki, ex funzionario del Dipartimento del Tesoro esperto in sanzioni, ha osservato: «Le restrizioni marittime hanno già spinto i flussi commerciali verso rotte terrestri estremamente limitate e costose, ciò rende le restanti arterie economiche dell’Iran più lente, più onerose e meno affidabili.
Inoltre aggravano la congestione, fanno lievitare i costi di trasporto e ritardano l’arrivo di materie prime e beni essenziali, comprimendo la produzione e, aspetto ancora più rilevante, il gettito fiscale». “Se questa situazione dovesse persistere, l’Iran chiuderà certamente il confine dal suo lato”, ha affermato invece un parlamentare iraniano Fadahossein Maleki. “Non ci saremmo mai aspettati nulla del genere dai nostri amici pakistani, né ci aspettavamo che si lasciassero influenzare dalle pressioni americane”, ha infine tuonato. Mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che Washington manterrà «una pressione economica straordinaria» volta a tagliare i finanziamenti agli alleati regionali di Teheran e alla sua produzione militare. L’Iran ha reagito finora con cautela nei confronti del Pakistan, paese che sta svolgendo un ruolo di mediazione tra la Repubblica islamica e Washington. Queste interruzioni hanno spinto però alcuni sostenitori del governo più intransigenti a chiedere ritorsioni contro i paesi vicini, comprese restrizioni alle esportazioni di energia elettrica e al transito di internet verso l’Iraq.
Di Chiara Clausi. (Il Giornale)