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Pakistan, la provincia al confine afghano sfida Islamabad : polizia e burocrazia non obbediscano più al governatore

(Roma, 08 ottobre 2026). Il capo del governo del Khyber Pakhtunkhwa, del partito di Imran Khan, ordina a polizia e burocrazia di ignorare gli ordini «illegali» del governatore nominato dal centro, che risponde evocando il commissariamento della provincia più colpita dal terrorismo.

Mercoledì 7 ottobre, presiedendo il gabinetto provinciale, Sohail Afridi, capo del governo del Khyber Pakhtunkhwa, la provincia pakistana al confine con l’Afghanistan, ha ordinato ai due funzionari che tengono in piedi lo Stato nella provincia — il capo della burocrazia Shahab Ali Shah e il capo della polizia Zulfiqar Hameed — di non eseguire disposizioni «incostituzionali o illegali». Il destinatario implicito è il governatore Faisal Karim Kundi, nominato da Islamabad, che il giorno prima aveva convocato gli stessi due uomini per una riunione sulla sicurezza.

La posta è il controllo della polizia e la risposta al terrorismo nella provincia più colpita del Paese. Afridi, 37 anni, è del Pakistan Tehreek-e-Insaf, il partito dell’ex primo ministro Imran Khan, in carcere; Kundi è del Partito popolare pakistano, che a Islamabad sostiene il governo di Shehbaz Sharif. Dalla riunione Afridi è uscito con due richieste: una legge dell’Assemblea provinciale per rimuovere il governatore e il rifiuto di qualsiasi nuova operazione militare nella provincia.

«Un primo ministro e un chief minister si mandano a casa con una mozione di sfiducia. Se non c’è una legge, l’Assemblea legifererà e nessuno potrà far deragliare la democrazia», ha detto, secondo Dawn, il principale quotidiano in inglese del Pakistan. Le riunioni convocate da Kundi sono «un attacco alla Costituzione e alla democrazia», ha aggiunto, accusando il Partito popolare di voler creare «un altro Pakistan orientale», il Bangladesh che si staccò nel 1971. L’avvocato generale della provincia ha fornito al gabinetto la base giuridica: in base all’articolo 131 della Costituzione il governatore può chiedere informazioni al capo del governo, non convocare da sé i suoi funzionari.

Sul terrorismo Afridi ha ripetuto che la pace si può ottenere «in 100 giorni» senza l’esercito. In 22 anni, ha detto, riferisce il Business Recorder, la provincia ha visto 22 grandi operazioni militari, migliaia di raid e 80.000 morti, senza pace. Dal 2004 le operazioni sarebbero state «imposte» da Islamabad, e i 21 miliardi di rupie spesi dalla provincia per gli sfollati non sono mai stati rimborsati. La sua alternativa è rafforzare polizia, antiterrorismo provinciale e intelligence locale.

Il governatore e il commissariamento

Kundi non ha fatto marcia indietro. Martedì, aprendo la riunione contestata, aveva detto che la provincia «non può permettersi compiacenza» davanti a terrorismo e criminalità e che l’attività politica, cioè la marcia del partito di Afridi, non deve andare a scapito della sicurezza. Ha poi evocato lo strumento più pesante: il commissariamento della provincia, il «governor’s rule», e lo stato d’emergenza, da imporre «per salvare il Khyber Pakhtunkhwa». Il suo ufficio sostiene che il governatore ha esercitato il diritto costituzionale di essere informato, non poteri esecutivi.

Il governo federale aveva già chiuso la porta. Dopo il fallimento del negoziato con l’opposizione, il 4 ottobre, il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar aveva scritto su X che la narrazione del partito di Khan sul terrorismo «è a favore dei terroristi», accusando il governo provinciale di disertare i comitati di sicurezza e di non attuare il piano nazionale antiterrorismo. Il segretario generale del partito, Salman Akram Raja, ha risposto che la tolleranza verso il terrorismo è «zero», ma che le operazioni «devono avere il sostegno della popolazione locale».

Dietro lo scontro istituzionale c’è il peggior anno di violenza dal 2013. Il 30 luglio i talebani pakistani hanno assaltato con droni carichi di esplosivo un posto di polizia a Hangu, uccidendo 11 agenti; il 18 settembre l’attacco al complesso della polizia di Kohat è durato 22 ore e ha lasciato almeno 31 morti. Nel solo mese di luglio il Paese ha contato oltre 600 morti legati al terrorismo. Da due anni Islamabad promuove una campagna chiamata Azm-e-Istehkam, che il partito di Khan e le forze della provincia osteggiano per timore di una nuova offensiva e di nuovi sfollati; il centro nega che preveda operazioni su larga scala.

Nel pomeriggio Afridi ha lasciato Peshawar per Bara, la sua città nel distretto tribale di Khyber, dove si è unito ai militanti del partito in marcia verso il capoluogo. Da un camion ha promesso che nessuna nuova operazione militare toccherà la provincia e ha rinviato a Swabi, prossima tappa, l’annuncio della sua strategia. Ha anche ordinato un’inchiesta sugli spari contro militanti del partito nell’Alto Waziristan meridionale. In questa partita la polizia provinciale è il punto: chi la comanda decide se l’esercito torna a operare nel Khyber Pakhtunkhwa.

Afridi è in carica da quasi un anno. Il suo predecessore Ali Amin Gandapur si dimise nell’ottobre 2025 su ordine di Khan, e Kundi rifiutò di accettare le dimissioni finché l’Alta corte di Peshawar non gli ordinò di far giurare il successore. «Sono un soldato di Imran», ha detto mercoledì.

(Notizie Geopolitiche.net)

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