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Donald Trump «implora» l’Iran mentre attacca gli amici : rapporti distrutti con Italia e Israele

(Roma, 22 giugno 2026). In pochi giorni Donald Trump e, in parte, anche il suo vice JD Vance sono riusciti a distruggere le migliori relazioni nel mondo occidentale che erano rimaste loro: quelle con Italia e Israele. La motivazione è semplice: purtroppo non si trattava di amicizia, come speravamo, ma dell’idea nella testa di Trump che i due alleati principali e apparentemente più vicini a lui, sia politicamente sia personalmente, Giorgia Meloni e Benjamin Netanyahu, fossero dei suoi « fan », come ha detto lui stesso, o che facessero sempre e comunque quello che voleva lui. Assurdo pensare che due guerrieri possano ubbidire a qualcuno. Avrà pensato: Giorgia non ha concesso le basi aeree e quindi non è più un’amica; Bibi non ha evitato di rispondere agli attacchi di Hezbollah come ordinato, quindi boicotta il mio deal, e io lo scarico. Insultato anche lui come Meloni, o forse peggio: « dobbiamo tenere Bibi sano di mente »; poi l’ipotesi di fargli perdere le elezioni grazie all’influenza che avrebbe nel Paese e infine l’attacco di Vance, il quale ha detto che « Israele farebbe bene a tenersi caro Trump », perché ha già tutto il mondo contro.

Mentre il premier israeliano non risponde al presidente Usa e continua le sue operazioni militari in Libano, il giornale della famiglia Adelson, Israel Hayom, accusa Trump di aver siglato con gli iraniani un « accordo di resa », un « fallimento », una « perdita di bussola morale », un tradimento di Israele e un grave errore che mette a rischio la sicurezza globale. Un dato rilevante, poiché Adelson è una supporter di Bibi, ma soprattutto di Trump, che ha finanziato con oltre 100 milioni di dollari nell’ultima campagna elettorale presidenziale, divenendo la seconda donatrice dopo Musk — il quale tace. C’è un altro illustre americano che tace in questo marasma: il buon vecchio repubblicano Marco Rubio, evidentemente in sofferenza, essendo chiamato a tenere insieme l’establishment del partito con l’amministrazione e a ricucire tutte le relazioni internazionali che il suo capo boicotta. Mentre Vance vuole soddisfare i MAGA, Rubio vuole tenere insieme il vecchio partito con i trumpiani, quel partito che anche al vertice si dice molto critico rispetto al memorandum con Teheran. Rubio è la speranza per il dopo Trump e si tiene in equilibrio. Oggi sarebbe l’unico in grado di portare avanti una transizione intelligente, riportando al centro la bussola occidentale.

Meloni ha fatto bene a rispondere per le rime al bullo di Washington, ma anche a dire ai ministri di partecipare all’anniversario dell’indipendenza Usa del 4 luglio, ribadendo così che la nostra amicizia con gli Stati Uniti è inscalfibile e va oltre The Donald. Questa è la strada, perché insieme l’Occidente può sopravvivere alle sfide che i suoi nemici gli presentano, Iran e Cina in testa, i quali oggi, insieme a Vladimir Putin, sghignazzano per queste sceneggiate. Non aspettiamoci che ci sia del miele prossimamente, quando la Turchia filo-Hamas di Erdogan — che Trump adora — ospiterà ad Ankara il vertice Nato il 7 luglio. Mentre in Svizzera sono iniziati i colloqui per implementare il memorandum d’intesa tra Usa e Iran, quel non-accordo che esiste solo sulla carta al momento, proseguono i colloqui mentre l’Iran ha ufficialmente chiuso lo Stretto di Hormuz, che però, a quanto pare, è rimasto aperto al traffico, mentre Hezbollah e Israele continuano a combattersi in Libano. L’Iran continua a usare il Libano e Hormuz come strumenti di ricatto nei confronti degli Usa e per scaricare le colpe di ogni tensione su Israele. Poi nel pomeriggio di ieri Trump tuona contro gli Ayatollah: « fermate Hezbollah e non toccate Hormuz o non avrete più un paese ». Ecco che l’impantanamento continua, ormai con cambi di linea repentini nel corso di ogni giornata, con Trump che parla persino bene del regime di Teheran poco prima di minacciarlo, come a implorare un accordo da sbandierare in patria.

Di Alessandro Bertoldi. (Il Tempo)

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