(Roma, 27 aprile 2026). Quattro anni dopo, Yair Lapid e Nafatli Bennett tornano assieme e lanciano la sfida al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni previste per il prossimo autunno. Lapid, leader dell’opposizione e del partito centrista nazionalista Yesh Atid, e…
Quattro anni dopo, Yair Lapid e Nafatli Bennett tornano assieme e lanciano la sfida al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in vista delle elezioni previste per il prossimo autunno. Lapid, leader dell’opposizione e del partito centrista nazionalista Yesh Atid, e Bennett, capo della coalizione di destra Yamina, hanno deciso di unire le forze per creare Insieme, una nuova coalizione che andrà oltre la cooperazione politica post-elettorale che tra il 2021 e il 2022 interruppe brevemente l’egemonia di Netanyhau e dei conservatori del Likud sulla politica israeliana, costruendo una frastagliata coalizione in cui i due oppositori di punta del primo ministro si alternarono alla carica di premier.
Torna l’asse Lapid-Bennett
Il quadro politico è nettamente cambiato rispetto al marzo 2021, quando dopo la quarta elezione politica in due anni Lapid e Bennett unirono le forze per creare una piattaforma di governo comune volta a governare a livello di sistema le tentazioni radicali di Benjamin Netanyahu, l’aspettativa di un’alleanza del Likud con le formazioni etno-nazionaliste e del sionismo religioso intransigente in nome di una permanenza al potere finalizzata a sostenere la riforma della giustizia desiderata dal capo del governo per sgusciare dalla mole di processi nei suoi confronti.
Entrambi i leader, che nei precedenti governi Netanyahu avevano ricoperto incarichi ministeriali (Istruzione, Economia e Difesa per Bennett, le Finanze per Lapid), seppero guidare (Bennett da giugno a luglio 2022, Lapid fino al dicembre di quell’anno) una coalizione in cui all’interno le destre moderate e anche partiti più conservatori come Focolare Ebraico convivevano con i Laburisti, la sinistra radicale di Meretz e perfino la Lista Araba Unita, per la prima volta nella storia rappresentata al governo.
Gli scenari di una coalizione che ritorna
Tutto questo si consolidò soprattutto sotto la guida del nazionalista Bennett, secondo cui Netanyahu e le sue politiche rischiavano di spaccare Israele. Come scrivemmo in occasione della fine del suo governo, Bennett con Lapid prese come dati di fatto alcuni risultati conseguiti da Netanyahu nei dodici anni di governo, soprattutto sul piano internazionale (il consolidamento della posizione di Tel Aviv nel Mediterraneo, l’apertura dei canali diplomatici con i Paesi arabi, la proiezione in Africa, il consolidamento della sicurezza interna) per cercare di salvare l’unità nazionale. Questo passava sia per un contenimento delle pulsioni identitarie e nativiste sia per un ruolo da pontieri nella regione, come dimostrato dall’apertura diplomatica alla Turchia e dalla mediazione sul conflitto russo-ucraino.
Un discorso nazionalista
La coalizione cadde quando un deputato di Yamina si sfilò dalla maggioranza per il rifiuto di osservare la Pasqua ebraica negli ospedali d’Israele nel 2022. Le nuove elezioni anticipate aprirono la strada al governo più a destra della storia di Israele, con l’asse tra Netanyahu e figure come Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Ora, il campo da gioco è completamente mutato. La coalizione Bennett-Lapid, che il primo guiderà, sfida Netanyahu da una prospettiva nazionale e patriottica ma accetta molti dei problemi che l’esperienza del 2021-2022 mirava a evitare. “Bennett ha inoltre insistito sul fatto di essere un sionista liberale di destra che si affiderà esclusivamente a partiti sionisti per la sua coalizione, lasciando intendere che non collaborerà più con partiti arabi, e che tutti gli israeliani, anche coloro che non lo voteranno, si sentiranno sostenuti dal governo”, nota il Times of Israel.
Questo riflette una torsione nazionalista e identitaria della società israeliana, e anche una scala di priorità netta. Un esempio su tutti? Bennett e Lapid hanno sostenuto gli attacchi israeliani all’Iran nel giugno 2025 e nel febbraio-aprile 2026 e la critica a Netanyahu si è mossa soprattutto nell’accusa di poca risolutezza, mentre il secondo è giunto a definire “un disastro diplomatico” il fatto che il premier abbia incassato il cessate il fuoco mediato da Donald Trump con Teheran senza toccare palla. Sulla tregua a Gaza, poi, Bennett, critico degli Accordi di Oslo del 1993 che aprirono alla distensione israelo-palestinese, ha parimenti criticato Netanyahu. L’obiettivo è cambiare cavallo a Tel Aviv. Ma in un certo senso Netanyahu e gli anni di guerra hanno cambiato per sempre Israele. E anche i suoi primi oppositori ora parlano secondo il suo registro.
Di Andrea Muratore. (Inside Over)