(Roma, 12 aprile 2026). Il fallimento dei colloqui conferma il deterioramento strutturale delle relazioni tra i due Paesi sebbene abbia rappresentato una pietra miliare dal lontano 1979
Il tanto atteso round di colloqui tra Iran e Stati Uniti si è concluso ancora una volta senza accordo, dopo circa 21 ore di negoziati tenuti in Pakistan. Le trattative si sono arenate su tre dossier chiave: il programma nucleare iraniano, il controllo strategico dello Stretto di Hormuz e il ruolo regionale di Teheran, in particolare attraverso i suoi alleati in Libano e del cosiddetto “Asse della Resistenza”.
Il fallimento riflette una frattura strutturale ormai consolidata: Washington e Teheran non condividono più nemmeno le condizioni minime per negoziare. Il vicepresidente americano JD Vance ha dichiarato che Teheran si è rifiutata di accettare le condizioni di Washington dopo 21 ore di colloqui a Islamabad. « La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo, e credo che questa sia una cattiva notizia per l’Iran molto più che per gli Stati Uniti d’America », ha detto ai giornalisti il capo della delegazione statunitense, poco prima di lasciare il Pakistan.
Il Ministero degli Esteri iraniano ha intanto dichiarato questa mattina che nessuno si aspettava che i colloqui con gli Stati Uniti si concludessero con un accordo in una sola sessione.
Il nodo inconciliabile del nucleare
Il principale punto di rottura resta il programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti hanno insistito su un “impegno verificabile e definitivo” che impedisca all’Iran di sviluppare capacità nucleari militari, includendo restrizioni su arricchimento dell’uranio, missili balistici e rete regionale di alleati.
Teheran, al contrario, ha respinto queste condizioni definendole “eccessive” e incompatibili con la propria sovranità strategica. Secondo fonti iraniane, Washington avrebbe tentato di imporre richieste considerate “massimaliste”, senza garantire un alleggerimento chiaro delle sanzioni economiche.
Tuttavia, su questo punto, Vance ha lasciato aperta la possibilità che si possa ancora raggiungere un accordo, affermando: « Ce ne andiamo da qui con una proposta molto semplice: un metodo di intesa che rappresenta la nostra offerta finale e migliore », aggiungendo: « Vedremo se gli iraniani l’accetteranno ».
Hormuz, la leva energetica
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili dell’intera crisi. Teheran ha collegato direttamente il tema nucleare alle condizioni sullo stretto, trasformando la questione in una leva negoziale parallela.
I colloqui si sono svolti mentre due cacciatorpediniere lanciamissili della Marina statunitense attraversavano lo Stretto, come riferito un funzionario statunitense, segnando il primo transito di navi da guerra americane dall’inizio della guerra con l’Iran sei settimane fa. Il funzionario, non è autorizzato a parlare pubblicamente, ha affermato che ciò rappresenterebbe l’inizio del processo di riapertura dello Stretto alla navigazione commerciale.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha poi sottolineato di aver avviato le procedure per la bonifica delle mine marine iraniane disseminate lungo tutto il corso d’acqua. « Oggi abbiamo avviato il processo per la creazione di un nuovo corridoio e presto condivideremo questa rotta sicura con l’industria marittima per favorire la libera circolazione delle merci », ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM.
Il fronte regionale
Il terzo grande nodo riguarda la proiezione regionale iraniana, in particolare nel Mediterraneo orientale e in Libano. Gli Stati Uniti e i loro alleati chiedono che l’Iran interrompa il sostegno ai gruppi armati alleati, tra cui Hezbollah in Libano, considerato un attore chiave nella deterrenza regionale contro Israele.
Teheran stenta ad ammorbidirsi su questo punto, facendo dei propri proxy una garanzia di sicurezza strategica nonché un elemento di equilibrio contro Israele e Usa.
Questo rende il negoziato ancora più complesso: il dossier libanese non è separabile da quello nucleare, perché rientra nella stessa architettura di sicurezza regionale.
L’Iran, nell’ambito del suo piano negoziale in 10 punti, ha chiesto la fine degli attacchi israeliani contro Hezbollah come parte integrante di qualsiasi accordo definitivo.
Di Francesca Salvatore. (Il Giornale)