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Tensione nei mari del Nord, nave russa allontanata dalle acque inglesi : cos’è successo

(Roma, 29 gennaio 2025). Cresce l’allerta di Londra sulle attività navali di Mosca: infrastrutture sottomarine sotto sorveglianza e stretta europea contro la flotta ombra russa

Una nave russa è stata costretta a lasciare le acque territoriali del Regno Unito dopo aver gettato l’ancora in prossimità di cavi transatlantici, un’infrastruttura critica e altamente sensibile che negli ultimi mesi sembra attirare un crescente interesse da parte di unità di superficie russe che continuano a transitare nei tratti di mare che custodiscono i cavi sottomarini.

Secondo quanto riferito dalle autorità britanniche, una nave cargo russa, la Sinegorsk, è stata costretta ad allontanarsi da un elicottero armato Wildcat della Royal Navy. L’episodio contribuisce ad alimentare la tensione già palpabile tra Mosca e Londra, proprio mentre il Regno Unito annuncia la ferma intenzione di dare « battaglia » alla cosiddetta Flotta ombra russa, in coordinamento con gli Stati Uniti e altri 12 Paesi europei.

La Sinegorsk sarebbe rimasta all’ancora per circa 14 ore nel Canale di Bristol, al largo di Minehead, nel Somerset, in un’area di mare in cui sono stati posati cavi sottomarini fondamentali per la trasmissione di dati. La presenza della nave russa, sospettata di poter essere diversa da un semplice cargo, ha reso « necessaria » la sorveglianza continua da parte di un aereo della Guardia Costiera, fino all’intervento di un elicottero Wildcat della Royal Navy che ha intimato alla nave di disancorare e lasciare quel preciso tratto di mare. Secondo quanto riportato dalle autorità inglesi, l’ultimo scalo noto della Sinegorsk risultava essere Arcangelo, un importante porto commerciale del nord della Russia che ospita anche una base navale militare. I due dati potrebbero non essere collegati.

Questo nuovo caso si inserisce in un quadro di crescente preoccupazione per le attività russe nei mari del Nord, dove passano i cavi sottomarini. Nel 2024 una nave spia, la Yantar, era stata intercettata al largo dell’Isola di Man, nel Mare d’Irlanda, proprio dove passano degli importanti collegamenti sottomarini. La stessa nave classe Project 22010, considerata una « piattaforma d’intelligence galleggiante » impiegata dal Gru, in grado di rilasciare e ricoverare mini-sottomarini, era stata intercettata da una fregata mentre era al confine marittimo delle acque territoriali a nord della Scozia lo scorso novembre.

La scorsa settimana, la Royal Navy ha comunicato di aver intercettato due navi russe in transito nella Manica, la nave da guerra Boikiy e la petroliera MT General Skobelev, con due pattugliatori britannici, supportati da un altro elicottero Wildcat, nell’ambito di un’operazione di due giorni condotta in coordinamento con gli alleati della Nato.

L’Alleanza Atlantica sta intensificando il monitoraggio delle unità navali di Mosca per impedire alla « Flotta ombra » di portare avanti le operazioni di contrabbando di petrolio per aggirare le sanzioni occidentali. Quattordici Paesi – Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Svezia e Regno Unito – hanno inviato una lettera congiunta all’Organizzazione Marittima Internazionale, affermando che d’ora in poi tutte le navi che « cambiano bandiera, disattivano i transponder o risultano prive della documentazione necessaria » saranno considerate navi senza Stato e potranno essere sequestrate. La scorsa settimana la Marina militare francese è intervenuta nel Mediterraneo prendendo il controllo di una petroliera partita da un porto russo e sospettata di appartenere alla Flotta ombra, spesso riportata anche come Flotta Fantasma.

Un team di forze speciali del Commando Hubert ha abbordato la nave con un nome incerto che batteva bandiera del Benin e avrebbe esposto una falsa bandiera delle Isole Comore.

Di Davide Bartoccini. (Il Giornale)

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