(Roma, 28 gennaio 2026). Il messaggio europeo a Teheran sarà improntato alla «fermezza». La crisi tra Stati Uniti e Iran, tornata a lambire l’orlo dell’escalation, costringe l’Europa a muoversi su un crinale stretto, tra la volontà di rafforzare la pressione sul regime degli ayatollah e la cautela dettata dai possibili costi politici e di sicurezza. Alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri, con un annuncio a sorpresa, Parigi ha scelto di rompere gli indugi, affiancando Berlino e Roma nel sostenere l’ipotesi di inserire il Corpo delle guardie della rivoluzione nella lista nera europea delle organizzazioni terroristiche.
Una svolta che avvicina sempre di più la prospettiva di un consenso tra i Ventisette, pur soggetto all’unanimità. Già pronte, invece, nuove sanzioni Ue contro Teheran: almeno una ventina di ulteriori nominativi – tra persone ed entità, incluse figure riconducibili all’apparato militare-ideologico del regime – saranno colpiti da misure restrittive per il coinvolgimento nella repressione delle proteste interne sfociata nel sangue e per il sostegno alla guerra russa in Ucraina.
«L’insostenibile soffocamento della rivolta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta», ha sottolineato su X il ministro francese degli Esteri Jean-Noel Barrot, anticipando i provvedimenti che i ministri Ue adotteranno a Bruxelles: dal divieto di ingresso nel territorio europeo al congelamento dei beni.
Ma il passaggio politicamente più rilevante è la presa di posizione sui pasdaran, che segna un’inversione di tendenza per Parigi, finora tra le capitali più caute per i timori legati alla sicurezza dei propri cittadini detenuti in Iran e alla fragilità dei canali diplomatici.
Un cambio di passo che potrebbe ora trascinare anche altri scettici, a partire da Spagna e Belgio, verso un via libera che resta comunque considerata una decisione «altamente sensibile e politica».
La spinta principale arriva dalla Germania
A imprimere la spinta principale resta la Germania, impegnata da settimane a tessere una convergenza europea. Su quella linea si è collocata apertamente anche l’Italia: nei giorni scorsi, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto pubblicamente la designazione dei pasdaran, provocando l’immediata reazione di Teheran con la convocazione dell’ambasciatrice italiana e l’accusa di «dichiarazioni irresponsabili».
A Bruxelles la discussione resta «fluida», osservano fonti diplomatiche, ma il baricentro appare ormai in deciso movimento. I pasdaran – ricordano i più cauti – sono già colpiti da sanzioni Ue, seppur «con effetti forse limitati». L’eventuale salto verso la lista nera antiterrorismo avrebbe soprattutto un «valore simbolico», ma rappresenta una scelta carica di implicazioni.
«Etichettare un apparato statale come terrorista non è un atto ordinario che si possa compiere alla leggera», ha avvertito un alto diplomatico. Qualsiasi decisione, è il messaggio che filtra anche da fonti francesi, dovrà essere «efficace» e politicamente sostenibile.
Sul piano giuridico, l’appiglio è già stato individuato: una sentenza del 2023 della Corte d’appello di Duesseldorf, che ha accertato il mandato di un ente statale iraniano per un tentato attentato incendiario contro una sinagoga a Bochum.