(Roma, 19 gennaio 2026). L’organizzazione già ribattezzata Trump United Nations potrebbe nascere a Devos in questi giorni
Potrebbe nascere in Svizzera, a Davos, tra tre giorni. Non è davvero certo ma quantomeno è ciò che desidera Trump: un tavolo con i leader mondiali lì riuniti, per il tradizionale Forum economico annuale, pronti ad apporre la firma che suggelli l’avvio del Consiglio di pace per Gaza. In una giornata chiave anche perché nella capitale d’Europa, a Bruxelles, si svolgerà il Consiglio europeo straordinario sulla Groenlandia.
L’organizzazione
Al momento però la partenza, di quello che alcuni hanno già ribattezzato come il Trump United Nations, appare accidentata anche perché per farvi parte il presidente degli Stati Uniti, ideatore e organizzatore nonché capo a vita, chiederebbe ai sessanta Paesi a cui si è rivolto un miliardo di dollari ciascuno.
Un’organizzazione dunque tipo Onu ma privata e a numero chiuso, chiamata a gestire la fase due dell’accordo di Gaza e perché no anche tutto il resto: dall’Ucraina al Venezuela fino all’esteso orizzonte trumpiano. Il progetto di “statuto” infatti non menziona esplicitamente il territorio palestinese – del resto non sono previsti rappresentanti palestinesi – e gli assegna un obiettivo più ampio, alquanto ambizioso: contribuire alla risoluzione dei conflitti armati nel mondo.
Le posizioni di Russia e Israele
Riamessa tra i grandi del mondo, Mosca riponde con un deciso sì, idem l’alleata Bielorussia, così come l’Argentina di Xavier Milei. Anche Ursula von der Leyen ha ricevuto l’invito, mentre Israele, e forse questo Trump non se lo aspettava, muove qualche critica. Nel comitato esecutivo, organo subordinato al Consiglio di pace, sono infatti indicati Turchia e Qatar, due Paesi, specifica Netanyahu, che non metteranno piede a Gaza con i loro soldati.
Gli altri paesi
Il primo ministro canadese si dice invece pronto ad accettare l’invito ma non a pagare, per ottenere un seggio permanente, soldi che comunque, afferma, ancora non gli sono stati chiesti. E che a quanto pare gestirebbe Trump. Altro elemento di grande incertezza.
Aldiquà dell’oceano, in Europa, al giubilo dell’ungherese Orbán, onorato dalla richiesta, si è subito contrapposto il no di Emmanuel Macron. L’iniziativa, avrebbe detto l’inquilino dell’Eliseo, suscita interrogativi importanti, in particolare in merito al rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, e supera lo stretto quadro di Gaza. E sulla stessa linea si attesta il britannico Keir Starmer.
Per l’Italia, dopo una prima reazione favorevole di Giorgia Meloni, è intervenuto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, secondo il quale discuterà col premier di un’eventuale adesione.
Di Adriana Bellini. (TG LA7)