(Roma, 17 gennaio 2026). Nei giorni scorsi, il National Security Archive degli Stati Uniti ha reso pubblici nuovi documenti declassificati, ottenuti tramite cause FOIA, che aggiungono un capitolo cruciale alla già esplosiva serie di documenti diffusi lo scorso dicembre. Si tratta di trascrizioni di conversazioni tra il leader russo Vladimir Putin e l’allora presidente Usa George W. Bush nel periodo post-11 settembre, che rivelano quanto l’espansione della Nato verso Est abbia accelerato il crollo di quel rapporto che Bush stesso, nei mesi immediatamente successivi agli attentati, aveva definito un’«alleanza». Come scrive il giornalista investigativo Matt Taibbi su Racket News: «I documenti declassificati mostrano che gli Stati Uniti hanno ripetutamente barattato la stabilità con l’espansione della Nato e con i contratti militari legati all’Alleanza».
L’avvertimento ignorato sull’Ucraina
Dopo l’11 settembre, Bush definì le relazioni con la Russia un’alleanza. Ma i documenti rivelano un rapido peggioramento delle relazioni, in gran parte causato dall’insistenza sull’allargamento Nato verso Est in Europa, come peraltro aveva ampiamente previsto – tra gli altri – lo stratega del “contenimento” verso l’Urss George Kennan alla fine degli anni Novanta. Taibbi cita direttamente una conversazione del 6 aprile 2008, quando Putin disse a Bush «Voglio dirlo ad alta voce: l’adesione alla NATO di un Paese come l’Ucraina creerà a lungo termine un campo di conflitto tra voi e noi. Un confronto a lungo termine». Bush rispose lodando la franchezza dell’interlocutore: «Una delle cose che ammiro di te è che non hai avuto paura di dirlo direttamente alla NATO. È molto ammirevole».
Ma la posizione americana non cambiò di un millimetro. Pochi giorni prima, al vertice di Bucarest, la NATO aveva ufficialmente accolto le «aspirazioni euro-atlantiche» di Ucraina e Georgia, aprendo una crepa che non si è più chiusa.
Sei minuti per decidere il destino del mondo
I documenti, ottenuti grazie a una vittoria legale dell’Archivio, includono discussioni sul pericolo di annientamento nucleare reciproco. Putin spiegò a Bush il tempo di volo di un missile: «Un lancio di missile da un sottomarino nel Nord Europa raggiungerà Mosca in soli sei minuti». Bush rispose: «Lo capisco». Poi Putin continuò, riferendosi al sistema automatico di risposta nucleare russo noto come «Mano Morta» (Perimeter): «Abbiamo stabilito un insieme di misure di risposta — non c’è niente di buono in questo. In pochi minuti tutta la nostra capacità di risposta nucleare sarà in cielo». Come osserva Taibbi, «quando Putin dice “non c’è niente di buono in questo!”, si riferisce proprio alla cosiddetta Mano Morta, il meccanismo che dovrebbe lanciare automaticamente tutti i missili nucleari russi se il comando percepisce un attacco nucleare in corso».
L’inizio della nuova corsa agli armamenti
Putin mise in guardia Bush anche sui piani americani di difesa missilistica, che secondo lui rompevano l’equilibrio della Mutua Distruzione Assicurata: «I militari sono venuti da me e mi hanno detto: “C’era l’equilibrio e la minaccia della Mutua Distruzione Assicurata. Ora gli americani costruiranno un ombrello di difesa missilistica e si sentiranno invincibili”. Cosa dovremmo fare? È più semplice e più economico creare un nuovo sistema d’attacco in grado di superare le vostre difese. E mi stanno già portando proposte che mi sembrano molto barbariche. Quando le leggo sono inorridito».
Taibbi sottolinea: «Putin disse a Bush che stavano costringendo la Russia a tenere il passo con una nuova corsa agli armamenti “barbarica”, una che aveva “orripilato” persino lui stesso».Quelle proposte “barbariche” di cui parlava Putin nel 2008 hanno preso forma concreta negli anni successivi: missili ipersonici come l’Oreshnik che oggi preoccupano l’intera Europa.
Le trascrizioni mostrano come gli Stati Uniti, pur riconoscendo la franchezza di Putin e la gravità di quei moniti – inclusi i rischi nucleari e la fine dell’equilibrio MAD – abbiano scelto di privilegiare l’allargamento dell’Alleanza e i relativi interessi militari, sacrificando la stabilità strategica costruita dopo l’11 settembre. Questo, naturalmente, non giustifica ciò che è avvenuto dopo, né tantomeno invasioni contrarie al diritto internazionale: ma raccontano, almeno in buona parte, le cause profonde della guerra in Ucraina.
Di Roberto Vivaldelli. (Inside Over)