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Trump-Zelensky : lo scontro sul destino del Donbass

(Roma, 29 Dicembre 2025). Il vertice tra Trump e Zelensky è andato secondo le previsioni: qualche significativo passo avanti su questioni che in precedenza apparivano dirimenti, nulla sul nodo cruciale, il destino del Donbass, sul quale tutto sta o cade.

Trump al solito, ha palesato ottimismo, anche se ha evitato l’enfasi dei precedenti round negoziali (ha fatto tesoro del passato). E la telefonata di due ore con Putin, che ha preceduto l’incontro con Zelensky, indica la sua determinazione a chiudere la guerra. Trump ha parlato di una conversazione produttiva con lo zar, aggiungendo che questi vuole davvero un accordo e che addirittura vorrebbe un “successo” dell’Ucraina.

Un’aggiunta significativa, vera o meno che sia: per raggiungere un accordo è necessario che non sia percepito come una vittoria della Russia. Deve in qualche modo essere rivenduto come un successo dell’Ucraina. D’altronde, la propaganda potrebbe far passare un’intesa come una prova della resilienza dell’Ucraina, capace di logorare la Russia tanto da costringerla a piegarsi.

È più o meno la sostanza dell’intervista rilasciata di Kyrylo Budanov il 27 dicembre a Suspilne. Secondo il capo dell’intelligence militare ucraina la Russia avrebbe subito danni notevoli in questo conflitto, in particolare nel settore energetico, e peraltro sarebbe stata costretta a destinare il 46% delle sue risorse complessive alle necessità belliche. Ciò l’avrebbe indotta ad adire al negoziato.

Detto questo, Budanov ammette che la Russia è troppo potente, da cui la necessità anche per Kiev di cercare a un compromesso (da notare, un passaggio dell’intervista: “Né l’Iran né la Corea del Nord hanno nulla a che fare con la produzione di droni e missili” russi, una smentita secca delle relative informazioni circolate in passato). E per arrivare a un compromesso, è “necessario” il negoziato, concetto ribadito più volte.

Resta, però, la controversia sui territori, che anche Budanov ritiene il vero nodo da sciogliere. Sul punto, nell’intervista non dà segno di cedimento: nessun territorio alla Russia.

E, però, a limare tale irriducibilità è un cenno di un articolo di Forbes del 22 dicembre che traccia un ritratto quasi agiografico del capo dell’intelligence ucraina e si conclude così: Budanov è “un uomo che ha guadagnato la sua integrità a caro prezzo, temprato nella fucina della guerra. È una merce rara, un idealista tenace e, ovviamente, un patriota. Non è disposto a fare concessioni per debolezza in nessun negoziato in cui sia in gioco il futuro del suo Paese. Ma, allo stesso tempo, qualsiasi compromesso accetti, l’opinione pubblica confiderà che abbia preso la decisione giusta per le giuste ragioni”.

Da notare che la recente sovraesposizione di Budanov (l’intervista e l’articolo di Forbes) segnala che ha un peso notevole sul processo negoziale, da cui l’importanza dei cenni citati.

Per tornare all’incontro Trump-Zelensky, significativo un articolo di Strana, media vietato in Ucraina e Russia: il “principale risultato” del vertice “è stato il fallimento del governo ucraino e del piano europeo di persuadere Trump ad accettare i 20 punti di Zelensky come nuova proposta di pace”.

“Putin l’avrebbe certamente respinto, per cui successivamente sarebbe stato possibile chiedere al presidente degli Stati Uniti nuove sanzioni e altre misure di pressione […]. A giudicare dai commenti di Trump, egli continua a insistere sulle concessioni da parte di Kiev (principalmente territoriali)”.

“Inoltre, il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov, commentando la conversazione tra Putin e Trump, ha sottolineato che entrambi i presidenti hanno concordato sul fatto che un cessate il fuoco ‘con il pretesto di un referendum’ non farebbe altro che prolungare la guerra. Ushakov ha anche ribadito l’insistenza della Russia sul ritiro delle truppe ucraine dalla regione di Donetsk […]. E Trump ha affermato che ‘un cessate il fuoco non è a tema nei negoziati sull’Ucraina perché è molto facile da violare’”.

“E, però, Zelensky, durante un briefing con Trump, ha ribadito la necessità di un referendum sulle questioni territoriali”.

Una situazione di stallo, se non fosse per due “sfumature”. “Anzitutto, a giudicare dai commenti di Trump, egli è favorevole all’approvazione della questione territoriale e di altri dettagli controversi del piano di pace non tramite referendum (che richiederebbe un cessate il fuoco al fronte, a cui la Russia si oppone, con un risultato positivo del referendum niente affatto garantito), ma tramite l’approvazione del parlamento”. Sul punto, Zelensky si “è mostrato condiscendente”, pur se a malincuore. Inoltre, Trump “si è detto pronto, se necessario, a parlare personalmente al parlamento ucraino per sostenere il piano di pace”.

“Inoltre, Zelensky non ha bisogno di un referendum o di una decisione della Rada per ordinare alle Forze Armate ucraine di ritirarsi dalla regione di Donetsk. Ad esempio, lo Stato Maggiore delle Forze Armate ha recentemente annunciato il ritiro delle truppe ucraine da Seversk”.

“La Rada non ha votato in merito né la questione è stata sottoposta a referendum. Allo stesso modo, il comando ucraino potrebbe annunciare la decisione di ritirarsi da Sloviansk, Kramatorsk, Druzhkovka e altre città del Donbass controllate dagli ucraini ‘per necessità militari’ e per ‘salvare la vita dei soldati e raggiungere posizioni difensive più favorevoli’”.

Ciò potrebbe prodursi sotto la spinta russa nelle prossime settimane (da notare che secondo Budanov, a febbraio dovrebbe aprirsi una finestra di opportunità per un’intesa). “In seguito, potrebbe essere raggiunto un accordo sul cessate il fuoco e Zelensky potrebbe indire un referendum. Questo, però, riguarderebbe non solo la questione territoriale, ma il piano di pace complessivo”.

“La scelta non sarebbe quindi ‘sostieni o meno la perdita dei territori’, ma piuttosto (in senso figurato) ‘sostieni la pace o vuoi ancora la guerra, la distruzione e le interruzioni di corrente?’. Ed è tutt’altro che certo che, a questa domanda, la maggioranza degli ucraini voti contro”.

Di Davide Malacaria – Piccolenote.it (Inside Over)

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