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Le navi chiedono via email agli Houthi il lasciapassare per il Mar Rosso: risposta entro 24 ore

(Roma, 07 novembre 2026). Il Wall Street Journal rivela le email con cui le navi chiedono agli Houthi il via libera per Bab al-Mandab dichiarando di non avere legami con Usa, Regno Unito e Israele: i ribelli rispondono in 24 ore.

Nessun legame con Israele, Regno Unito e Stati Uniti. È la dichiarazione che il comandante di una nave mercantile mette per iscritto quando scrive agli Houthi per chiedere di attraversare il Mar Rosso. Lo fa via email, a un ufficio di Sanaa che risponde di norma entro 24 ore e rilascia un lasciapassare valido sette giorni. Il Wall Street Journal ha visionato gli scambi di posta fra armatori, comandanti e il «Centro di coordinamento delle operazioni umanitarie», la struttura creata dai ribelli yemeniti all’inizio del 2024 per gestire i transiti.

Il meccanismo è quello di uno sportello. La richiesta parte dal porto di carico, almeno due giorni prima dell’ingresso in acque yemenite. Il comandante indica i dati della nave e la rotta, si impegna a rispettare le regole internazionali contro gli abbordi in mare e certifica l’assenza di legami con i Paesi colpiti dal bando. In cambio ottiene un via libera che copre Mar Rosso, stretto di Bab al-Mandab, Golfo di Aden e Mare Arabico.

Le email hanno il tono di un ufficio pubblico. «Speriamo che stiate bene. Siamo lieti che abbiate compreso i criteri del bando», scrive l’ufficio houthi al comandante di un portacontainer cinese, concedendogli una settimana di transito a condizione di tenere acceso il trasponditore che trasmette identità e posizione della nave e di restare in ascolto sul canale radio internazionale di soccorso. Segue l’invito a iscriversi al servizio di avvisi via email. Il comandante ha detto al giornale che la società di gestione gli ha ordinato di scrivere «come ulteriore precauzione».

Le autorità marittime internazionali raccomandano l’opposto. La guida ufficiale è di non contattare né registrarsi presso l’ufficio di Sanaa, e molte navi non lo fanno. L’amministrazione marittima degli Stati Uniti dice alle navi con bandiera americana di ignorare email e chiamate radio houthi, spegnere il trasponditore nell’area a rischio e valutare scorte armate. Né Washington né Riad hanno commentato la pubblicazione. Gli Houthi non nascondono la procedura: è descritta nelle domande frequenti sul sito dell’ufficio, organo di un governo di fatto che nessuno riconosce.

Il blocco contro Riad

Lo sportello funziona dentro un blocco. Il 20 luglio gli Houthi hanno dichiarato un «embargo marittimo contro il nemico saudita criminale», dopo il raid del governo yemenita riconosciuto sull’aeroporto di Sanaa e i missili houthi sull’aeroporto saudita di Abha. Riad ha risposto che prenderà «tutte le misure necessarie» per proteggere le proprie navi. Bab al-Mandab, 29 chilometri nel punto più stretto fra Yemen e Gibuti, è il passaggio obbligato fra Suez e l’Oceano Indiano.

I transiti settimanali nello stretto sono scesi da 319 a 273 nel mese successivo al blocco, secondo i dati di Lloyd’s List Intelligence; il canale di Suez a settembre ha contato 1.228 passaggi, in ripresa sull’anno ma ancora il 39 per cento sotto i livelli di prima della crisi. Per l’Arabia Saudita la posta è il terminale di Yanbu, sul Mar Rosso, da cui esce oltre il 70 per cento del greggio esportato. «Il blocco houthi potrebbe mettere a rischio larga parte delle esportazioni saudite che dipendono da Bab al-Mandab», ha detto Giovanni Staunovo, analista di materie prime di UBS.

A terra la guerra, ferma da anni, è ripresa a luglio. A settembre gli Houthi hanno preso Mokha, sulla costa del Mar Rosso; da un mese hanno completato l’accerchiamento di Taiz, città del sud-ovest con 1,5 milioni di abitanti, dopo aver tagliato la strada per Aden. Cibo, carburante, medicinali e acqua non entrano, riferisce Al Jazeera dalla città, e un funzionario del governatorato parla del «peggior assedio catastrofico imposto a una città yemenita dall’inizio della guerra nel 2014». Il permesso via email arriva mentre i ribelli tengono la costa e chiudono Taiz: sulla carta nautica e su quella militare si muove la stessa mano.

Venerdì mattina tre esplosioni hanno colpito il mercato ortofrutticolo di al-Hadara, nel distretto conteso di al-Waziyah, a ovest di Taiz: almeno 30 morti secondo il ministero della Salute houthi, che accusa gli aerei della coalizione a guida saudita. Il portavoce delle forze governative attribuisce la strage a missili balistici houthi e parla di «crimine di guerra»; la coalizione non ha risposto. Chi controlla al-Waziyah, osserva l’inviato della stessa emittente a Sanaa, controlla la maggior parte della costa yemenita sul Mar Rosso.

(Notizie Geopolitiche)

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